Pastena, sett’anni di solitudine : fatti pensieri ed emozioni nel governo del paese

Con Romina D’Aniello un racconto che ha mostrato anche gli aspetti reconditi dell’attività politica  che segnano profondamente il disagio e la solitudine degli amministratori che spesso trovano interelocutori sordi ai problemi della gente.

sett'anni di solitudine

Con Romina D’Aniello un racconto che ha mostrato anche gli aspetti reconditi dell’attività politica che segnano profondamente il disagio e la solitudine degli amministratori che spesso trovano interelocutori sordi ai problemi della gente.

E’ successo anche a Pastena e nonostante i disagi, i sacrifici, le mortificazioni gli uomini dello Stato sono rimasti silenziosi anche dinanzi alle morti causate da una povertà sociale che si espande e si aggrava ogni giorno che passa.

Silenzio e noncuranza allorché bisognava avere il coraggio di indagare sul traffico illecito dei rifiuti tossici, paure e omissioni quando bisognava trovare la forza per scongiurare che i soldi della camorra segnavano il destino delle nostre terre.

Domande incalzanti e risposte che provavano a spiegare la solitudine politica a cui si è condannati se si disapprova la corruzione dilagante e si combatte il sistema clientelare del voto di scambio.

Ma all’interno di questa riflessione c’è anche la consapevolezza che un paese non può essere condannato all’inerzia e al declino solo perché ha un numero esiguo di abitanti e quindi uno scarso peso nello scacchiere politico provinciale.

Questa impressione è confermata dall’atteggiamento omissivo di coloro che anziché fornire risposte sui problemi della viabilità, della sanità e della scuola che riguardano i piccoli centri, preferiscono fare i conti con gli interessi personali e consolidare il potere con le categorie e le lobbie in grado di procurare voti e denaro.

Una politica di questo genere ha causato un impoverimento dell’intera ciociaria con percentuali record di disoccupazione e soprattutto con indici di investimenti di capitali nazionali e stranieri che sono scoraggianti perché oltre alle infrastrutture bisogna potenziare la lotta alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose.

La politica è fatta di numeri ma se fa a meno delle idee rischia di trasformarsi in un club riservato ai pochi soci che decidono le sorti di molti.

La nostra provincia rappresenta questo declino storico e il nostro paese è parte integrante di una politica ladra e sciupona che ha bruciato immense risorse pubbliche per opere di dubbia utilità e di discutibile affidabilità tecnica.

Bisogna ricostruire, a partire dai giovani, una nuova strategia di sviluppo economico sapendo che è finito il tempo dell’assistenzialismo statale e dei finanziamenti a fondo perduto, bisogna ricucire lo strappo generazionale tra la vecchia nomenclatura che ha lasciato in eredità danni finanziari e vizi comportamentali e una nuova classe dirigente che ha linguaggi, attitudini e approcci diversi con il governo della cosa pubblica. In questa realtà il ruolo del sindaco è fondamentale perché rappresenta la voce della gente e il volto dello stato ed è perciò obbligato anche a tradurre in gesti concreti gli obblighi sull’accoglienza dei profughi che spesso creano tanto spavento ed esagerato clamore sociale.

Per far crescere la partecipazione e la democrazia bisogna essere una squadra che persegue l’obiettivo del bene comune e soprattutto che sia capace di dialogare con tutti e di farsi carico dei sogni e dei bisogni delle gente comune .

Dott. Arturo Gnesi

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