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Roma, Al Teatro de’ Servi: con un tripudio di risate «ABBIAMO UCCISO SOFOCLE»

«Abbiamo ucciso Sofocle» non è una tragedia. Anzi, qui è la vita a riprendere il suo ruolo, quello  da protagonista, come è giusto che sia, e gioca con la dama nera, facendole capire bene chi comanda, con una risata. Scoppiettante. Divertente...

«Abbiamo ucciso Sofocle» non è una tragedia. Anzi, qui è la vita a riprendere il suo ruolo, quello da protagonista, come è giusto che sia, e gioca con la dama nera, facendole capire bene chi comanda, con una risata. Scoppiettante. Divertente.

Intelligente, è questa commedia presentata dall'Alt Academy Produzioni nel delizioso Teatro de' Servi in via del Mortaro 22. Si entra in teatro e, senza che il pubblico ne sia consapevole, lo spettacolo è già iniziato. Una mascherina computa, sorridente ed educata, accompagna ai posti gli spettatori. La mascherina in questione è Luca Ferrini, eccezionale protagonista che firma anche la regia. Il caos non è calmo, tutt'altro. Capire non è necessario, né conoscere le nozioni della Storia del Teatro Antico, il consiglio è quello di abbandonarsi al dissacrante divertimento. Si ride di cuore, garantito. «Abbiamo ucciso Sofocle» di L.N. Ironwhite, ha un cast eccezionale. Silvana Bosi, Simone Destrero, Luca Ferrini, Fabio Gagliardi, Guglielmo Lello, Sebastiano Nardone, Lucia Tamborrino e Sveva Tedeschi. E' una commedia che ironizza sul mondo attoriale. Una compagnia di attori porta in scena, in un generico teatro romano, in una sera come tante, una tragedia di Sofocle. Sul fondo il palazzo di Ceice a Trachine. Sul palco Eracle, Illo, il Re Trachis, un'ancella, una nutrice, il coro. Nei camerini un agitato regista. Ma inatteso, come un fulmine a ciel sereno, un fatale imprevisto provvederà a cambiare le dinamiche di questa disgraziata replica. Si scatenano i veri caratteri degli attori, vittime e carnefici allo stesso tempo di quella paradossale situazione, dando vita ad una commedia che, nel distruggere, battuta dopo battuta, l'antico testo sofocleo, mostra al pubblico tutto ciò che a teatro non andrebbe mostrato. Con i suoi ritmi, con le battute oblique, con l'onnipresente umorismo di situazione e con la tecnica del "teatro nel teatro", questa pièce trascina gli spettatori in un vortice di contagiosa ilarità. Funzionali le scene firmate da Barbara Ferrini che ha saputo giocare a sua volta con questo testo fiabesco e onirico. "Ivre", come il battello di Rimbaud su cui ci si aspetta saliranno da un momento all'altro tutti gli dèi dell'Olimpo. «Il teatro è un gioco di squadra» e ogni attore/personaggio con il suo più o meno apprezzabile background artistico vuole salvare lo spettacolo in corso. In sala c'è il produttore, e il treno non è detto che ripassi, e se è sì, chissà quando. Gli oggetti di scena cadono, scompaiono e appaiono. Gli attori cadono, scompaiono e appaiono, e si fanno maldestri e fuori dal coro: da Shakespeare al musical, tutto per salvare lo spettacolo. E: «Gemer è sdrucciolo», il vero attore lo sa. È teatro nel teatro quello che si mostra agli occhi del pubblico in sala. Sì, perché mentre apparentemente regna, sul palco e dietro le quinte, l'anarchia, ed è lo stesso Ferrini a dirci: «Al pubblico piace vedere una commedia che va in vacca, come si dice, una cosa distrutta. È un po' il sogno di tutti andare a vedere uno spettacolo dove gli attori sbagliano, i cantanti prendono le stecche, la scenografia si smonta», in realtà la perfezione scenica è sempre puntuale. Tanto da sembrare abbandonata al caso. Ma solo da sembrare, però. Quando uno spettacolo ha successo inevitabilmente gli sponsor fanno a gara per presenziare. Qui ha vinto per l'occasione: «Salumeria fratelli Cafulli. Una caciotta da re» con tanto di parata finale di caciotte. Che dire, un gustoso delirio. Se i presupposti di quella che si mostra essere una tragedia sono dettati dalle tese note di «Journey to the glory», che a ritmo illuminano le tre imponenti colonne, i ringraziamenti zampettano con allegria ai ritmi di «Chi Chi Chi Co Co Co». Insomma, questo spettacolo funziona? «Avoja!»

Veronica Meddi

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