Roma, alla valmontonese Antonia Paparelli il Premio Impronta

C’era molta Valmontone, martedì mattina nella sede della Regione Lazio, alla cerimonia per il ‘Premio Coni Lazio 2014’, i riconoscimenti assegnati ad atleti, tecnici, dirigenti e società sportive che si sono distinti durante l’anno per risultati...

Premiazioni coni

C’era molta Valmontone, martedì mattina nella sede della Regione Lazio, alla cerimonia per il ‘Premio Coni Lazio 2014’, i riconoscimenti assegnati ad atleti, tecnici, dirigenti e società sportive che si sono distinti durante l’anno per risultati, promozione e impegno sociale. Particolarmente qualificante il Premio Impronta consegnato alla

valmontonese Antonia Paparelli “per il contributo fornito alla valorizzazione e alla formazione dello sport femminile”. Toccante, e sempre attuale, il ricordo di Vincenzo Paparelli, il tifoso della Lazio originario di Valmontone ucciso in curva Nord nel 1979 da un razzo partito dalla curva opposta.

IL PROFILO DEI DUE PERSONAGGI

Antonia Paparelli (ginnastica)

Presidente Onorario del Comitato Lazio della FGI e componente della Giunta del CONI Lazio in quota FSN, la prof.ssa Antonia Paparelli ha legato il suo nome alla ginnastica della nostra regione. Tra i suoi meriti, quello di aver lanciato durante il suo mandato da consigliere federale, responsabile della sezione Ritmica, Elisa Santoni e Elisa Blanchi, che debuttarono in azzurro ai campionati europei juniores di Budapest nel 1999. Le due ginnaste in seguito avrebbero formato, sotto la guida di Emanuela Maccarani, la spina dorsale della Nazionale più vincente nella storia di questa disciplina, quella che riuscì a imporre la sua visione nuova alle blasonate scuole dell’Est, costrette per la prima volta a rincorrere. La Paparelli ha ricoperto il ruolo di Presidente regionale della Federginnastica dal 2000 al 2008; quindi quello di vice presidente dal 2008 al 2012, anno in cui è entrata nel Consiglio federale. Da infaticabile organizzatrice di eventi, per ben 11 anni è stata alla guida della Gymnaestrada di Fiuggi, evento nazionale che ha portato nella città delle Terme decine di migliaia di appassionati della “ginnastica per tutti”. “Donna di Sport” per la Regione nell’anno 2007, ha ricevuto dall’assessorato preposto una targa per il contributo fornito alla valorizzazione e alla formazione dello sport femminile. Nel 2012 il Comitato Lazio del CONI la premia con una medaglia d’argento. Ma la passione per la ginnastica scorre nelle vene di tutta la famiglia. Infatti sua figlia, Cristina Casentini, è la direttrice tecnica nazionale dell’aerobica e la presidente della Commissione tecnica per l’aerobica della UEG.

Vincenzo Paparelli

“L’ultima domenica”, spettacolo teatrale per la regia di Geppi Di Stasio e Andrea Pintucci, racconta la storia di una famiglia normale, dove un padre, cinquantenne, sebbene tifoso, non è mai andato allo stadio. Il suo rifiuto nasce da un evento tragico, risalente a quarant’anni prima, quando suo padre, uscito per recarsi a un derby, non fece più ritorno a casa. E’ fin troppo facile riconoscere in quest’uomo maturo, che ama il calcio ma odia ogni sua rappresentazione più estrema e violenta, la figura di Gabriele Paparelli, che questa sconvolgente esperienza l’ha vissuta davvero. Una storia terribile che Gabriele ha provato a esorcizzare a trent’anni di distanza, affidando la sua memoria e quella di sua madre Vanda, che quel giorno terribile era insieme al marito, alle pagine di un libro. “Cuore tifoso”, uscito nel 2009 per Sovera Editore, ripercorre d’un fiato quella domenica di follia; la prima volta di un morto allo stadio, suo papà Vincenzo. Da allora niente è stato più uguale per Gabriele e la sua famiglia, ma molto è cambiato anche nel mondo del calcio, che all’improvviso aveva scoperto la sua anima nera. Gabriele Paparelli in tutti questi anni ha vissuto e combattuto contro il lato più oscuro del gioco più bello del mondo, cercando di capire, impegnandosi in ogni modo, arrivando a cancellare di persona dai muri della capitale, frasi scritte con la vernice dell’odio e rivivendo più volte quel dolore sordo in occasione di altre morti evitabili: Antonio De Falchi, Gabriele Sandri, Ciro Esposito. Ma questa è la sua battaglia, e non si tira indietro.

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