Roma, come si scrive il nuovo cinema italiano

Parlano gli sceneggiatori di Lo chiamavano Jeeg Robot e Non essere cattivo i due film più nominati ai David di Donatello 

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Parlano gli sceneggiatori di Lo chiamavano Jeeg Robot e Non essere cattivo i due film più nominati ai David di Donatello

Con sedici candidature a testa, Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot sono i protagonisti dell'edizione 2016 dei David. Due film diversi ma che dialogano tra loro: per la presenza di Luca Marinelli in entrambe le pellicole, per l’ambientazione periferico-romana, per i temi. Francesca Serafini e Roberto Marchionni aka Menotti, rispettivamente tra gli sceneggiatori del film d'addio di Claudio Caligari e del lungometraggio d'esordio di Gabriele Mainetti, ne parlano in un’intervista a due per Vivaverdi, house organ rinnovato della Società Italiana degli Autori ed Editori, on line da oggi, 18 aprile, giornata che vedrà la premiazione dei David di Donatello.

Affinità & divergenze

Serafini: «C'è senz'altro una parentela tra i due film, ma le affinità sono molte meno di quanto si è detto. Va bene, c'è un contesto – la periferia romana – che accomuna i titoli, ma viene affrontato in modi molto diversi e a partire da presupposti parecchio differenti. Capisco che la presenza in entrambi i film di un attore gigantesco come Luca Marinelli è in grado da sola di fagocitare tutto!».

Brutti, sporchi e cattivi

Menotti: «Un riferimento per noi è stato Sergio Leone e tutta la tradizione spaghetti western. Oggi come allora, il processo è quello che ti porta a far diventare i protagonisti sempre un po' più sporchi, sempre un po' più brutti, sempre un po' più cattivi di quelli che nascono dall'altra parte dell'Oceano».

La lingua

Serafini: «Il film è ambientato nel 1995: avevamo un problema di verosimiglianza rispetto a una lingua del passato prossimo: espressioni che adesso diamo per scontate all'epoca non si usavano. C'è poi la ricerca più importante, l’“operazione di scritto-parlato”. I dialoghi tu li senti e ti sembrano verosimili, ma ci sono momenti in cui gli attori dicono cose “fuori dal personaggio”, e in questo sono stati bravissimi, sostenendo e rimasticando battute molto “scritte” (e quindi artefatte) fino a farle passare come cose assolutamente spontanee».

Menotti: «C'erano tutte queste discussioni sul fatto che Santamaria ha un accento di Roma Nord, e questo non poteva funzionare perché serviva un accento di Roma Sud. Confronti che per me erano surreali, invece questo è stato un dettaglio importantissimo per rendere credibile non solo il linguaggio dei protagonisti, ma tutto il film».

Ispirazioni

Menotti: «Un'influenza importante per Jeeg è stato Ranxerox, il fumetto di Tamburini e Liberatore che negli anni ‘80 veniva pubblicato su Frigidaire. Con loro ho scoperto che i fumetti potevano parlare di qualsiasi cosa, e non per forza di paperini o cowboy. Un'altra fonte è Léon di Luc Besson».

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Serafini: Uno dei protagonisti di Non essere cattivo si chiama Vittorio, un riferimento pasoliniano al Vittorio di Accattone, come Cesare rimanda al Cesare di Amore tossico, ma per Caligari l'eredità più importante restava forse quella di Martin Scorsese».

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