Roma, inaugurata la mostra delle opere d’arte recuperate dal comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale

Questa mattina, a Roma, in Piazza Risorgimento, presso il Museo Storico dell’Arma, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, ha inaugurato una mostra di opere pittoriche e archeologiche recentemente recuperate, in Italia...

Lettera di Colombo-1

Questa mattina, a Roma, in Piazza Risorgimento, presso il Museo Storico dell’Arma, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, ha inaugurato una mostra di opere pittoriche e archeologiche recentemente recuperate, in Italia e all’estero, dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Sino al 3 luglio e gratuitamente sarà possibile ammirare alcune pregevoli opere già presentate alla stampa, ed altre numerose inedite. Si tratta di:

Cratere a campana lucano a figure rosse

Nel 2014, la foto dell’importante cratere lucano, unitamente ad altri beni culturali, fu inviata dall’Homeland Security Investigations (HSI) di New York al Reparto Operativo del TPC, nell’ambito della consolidata e proficua collaborazione investigativa in materia di beni culturali che lega l’Italia agli U.S.A.

Grazie agli accertamenti condotti dalla Sezione Elaborazione Dati del TPC, veniva individuato il bene tra quelli raffigurati nell’archivio di un importante dealer svizzero, scavati clandestinamente nell’Italia meridionale.

Le autorità giudiziarie statunitensi procedevano, a New York, alla confisca amministrativa del bene e alla restituzione al TPC.

Cratere attico a campana a figure rosse e Skyphos attico a figure rosse

Nel 2014, l’HSI di New York richiedeva al TPC di eseguire accertamenti sull’importazione, negli USA, di 4 beni archeologici che si trovavano in vendita presso un’importante casa d’aste newyorchese.

Le verifiche, effettuate nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal TPC, permettevano di individuare i due reperti tra quelli dell’archivio di un ricettatore italiano, scavati clandestinamente nell’Italia del sud.

Dalle indagini emergeva che quest’ultimo li aveva illecitamente acquisiti, in Italia, da un trafficante di origine pugliese.

Grazie ai riscontri investigativi e al rinvenimento delle foto riproducenti i beni appena scavati e dopo il restauro, sono state confutate le informazioni in possesso della casa d’aste e i documenti prodotti dalla stessa che miravano ad attestare la legittima proprietà dei beni. Gli stessi, così, venivano confiscati e restituiti al patrimonio culturale nazionale.

Cratere attico a volute a figure rosse

Il cratere di Methyse è uno dei reperti provento del traffico illecito di beni culturali dall’Italia alla Svizzera.

Le indagini hanno accertato che il bene fu venduto, nel 1983, al Minneapolis Institute of Arts (Minnesota – USA), da un dealer italiano per il tramite di una sua società di comodo ginevrina.

Il direttore del museo statunitense, avendo appreso dalla stampa dell’esistenza di indagini su un cratere presente nelle proprie collezioni, promuoveva un accordo per la restituzione del bene, nel caso in cui ne fosse stata provata l’illecita provenienza.

Le attività investigative del TPC consentivano di accertare che il cratere proveniva dall’area archeologica di Rutigliano (BA), ove era stato scavato illecitamente negli anni ’70.

Tali risultati venivano comunicati all’Homeland Security Investigations che agevolava la stesura dell’accordo in forza al quale il museo consegnava spontaneamente il bene all’Italia.

Pelike apula a figure rosse e Coppia di Oinochoai trobilati nello stile di Gnathia

Nel 2014, la Sezione Elaborazione Dati del TPC individuava due straordinari reperti che, oltre ad essere pubblicati in un catalogo di una casa d’aste di New York, si trovavano anche censiti nell’archivio di un trafficante d’arte italiano operante in Svizzera.

Gli accertamenti, condotti dal Reparto Operativo TPC, consentivano di stabilire che i beni erano riconducibili a scavi clandestini avvenuti negli anni ’80 in Puglia e che erano stati esportati illegalmente.

La falsità delle attestazioni di provenienza fornite dal proprietario dei beni e pubblicate nel catalogo d’asta emergeva in tutta evidenza e consentiva all’HSI di sequestrare i reperti e di restituirli all’Italia.

Capitello romanico trasformato in acquasantiera

Fino al 1935, il capitello romanico aveva custodito, sotto l’altare centrale, le ceneri di San Flaviano, martire venerato nell’omonima Basilica di Montefiascone (Viterbo).

Riutilizzato come acquasantiera, era stato posizionato all’ingresso della navata centrale della Basilica, fino al furto avvenuto nel 2006.

L’opera, oggetto di ricettazione da parte di un collezionista svizzero, è stata sequestrata, a Campione d’Italia, ad un antiquario di Ginevra, che l’aveva acquistata in buona fede.

Il capitello, che rappresenta una delle massime espressioni dell’arte medioevale dell’Italia centrale, è composto da nove figure in altorilievo, inginocchiate ed oranti.

Anfora chiota

Fa parte di un eccezionale recupero di reperti archeologici, provenienti da scavi perpetrati in Etruria Meridionale, Sicilia, Puglia, Campania e Calabria.

Nel monitoraggio del mercato teso al recupero di reperti archeologici esportati illecitamente, si contestualizzavano numerosi indizi che convergevano sulla possibilità che, all’interno dei caveau del Porto Franco di Ginevra, potessero essere celati i beni oggetto di ricerche. Attraverso l’esame di documentazione sequestrata ad un trafficante italiano si individuava, in Svizzera, una società che, per conto di due noti trafficanti inglesi, aveva la disponibilità di alcuni magazzini all’interno del Porto Franco di Ginevra.

Attraverso l’incrocio delle risultanze informative, venivano individuati i magazzini in cui erano custodite numerose opere. Le perquisizioni consentivano il rinvenimento di 45 casse contenenti reperti archeologici sprovvisti di documentazione giustificativa. Veniva emesso un provvedimento di confisca dei beni che venivano rimpatriati nel 2015.

Statua di offerente maschile

Nel 2003 veniva sequestrata la foto della scultura ad un tombarolo operante nell’area del lago di Bolsena ed inserita, fra le opere d’arte da ricercare, nella banca dati del TPC.

A seguito della segnalazione di una società antiquaria svizzera, a cui l’opera era stata data in conto vendita da un mercante statunitense, recentemente se ne concordava la restituzione.

L’opera, studiata da importanti etruscologi per la sua unicità, è stata riconosciuta come scavata clandestinamente da un ambiente votivo in località “Lagaccione” (un cratere adiacente al lago di Bolsena), all’interno dell’area archeologica di Bisenzio, situata nel Comune di Capodimonte (VT).

Museruola di cavallo da parata

Nel 2015, a Travagliato (BS), nell’ambito di un controllo preventivo presso una mostra di settore, veniva individuata una museruola traforata in bronzo proveniente, verosimilmente, dalla Magna Grecia.

Il reperto era inserito nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti del TPC, quale provento di scavi clandestini condotti, negli anni 1977-78, in località Capo Colonna (KR), nei pressi del locale Santuario.

Si procedeva, pertanto, al sequestro del bene presso la sede espositiva, poi risultato nella disponibilità di un cittadino italiano, residente in Svizzera.

Dipinto attribuito ad Antonio Canal detto Canaletto “Chiesa di San Pietro di Castello”

L’indagine scaturisce dalla denuncia presentata da un imprenditore milanese per una truffa operata a suo carico, da alcuni soggetti, spacciatisi come commercianti d’arte.

Il querelante, in precedenza, aveva consegnato, per la vendita, alcuni dipinti di sua proprietà a sedicenti commercianti d’arte che, nonostante le sue richieste, non li avevano più restituiti.

A seguito delle attività investigative condotte nel 2015 a Firenze, l’opera veniva individuata e sequestrata presso la stazione ferroviaria del capoluogo toscano, evitando che fosse esportata all’estero per la sua commercializzazione presso una casa d’aste del Principato di Monaco.

Le indagini permettevano di sgominare un sodalizio criminoso dedito alla truffa, alla ricettazione ed alla esportazione illecita di opere d’arte, deferendo all’autorità giudiziaria quattro persone operanti fra Sanremo, Milano e Pordenone.

Dipinto attribuito a Guido Reni “Madonna in adorazione e Bambino dormiente”

All’interno del caveau di un importante Istituto di Credito, i Carabinieri del Reparto Operativo del TPC sequestravano il dipinto (XVII sec.), attribuito a Guido Reni.

L’indagine è scaturita da una denuncia, per appropriazione indebita, presentata dal proprietario che aveva consegnato l’opera nel 1992 al predetto Istituto, allo scopo di ottenere un fido bancario.

Nel corso degli anni, la Banca si era rifiutata di restituire il dipinto trasferendolo, senza consenso dell’avente diritto, presso la sede di Roma e intestando il titolo alla figlia del proprietario, a sua volta debitrice nei confronti dell’istituto stesso.

Victorio Macho: “Madre di Victorio Macho”, “Ritratto di uomo”, “Monumento a San Giovanni della Croce”

Il 20 maggio 2016, a Roma, all’interno di un casolare di campagna, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma e del Reparto Operativo del TPC, hanno recuperato le opere dell’artista spagnolo Victorio Macho, oggetto di furto dal furgone che le aveva trasportate dalla Spagna.

I disegni e le sculture erano destinate ad una mostra organizzata dall’Istituto Cervantes, allestita nella galleria di Piazza Navona, per celebrare il cinquantennale della morte dell’artista.

Le indagini si sono concentrate negli ambienti legati alla ricettazione di settore, insistenti nel territorio della Capitale.

Affreschi “Cristo Benedicente” e “Agnello”

Accertamenti eseguiti dalla Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti del Comando CC TPC, sul conto di un’importante casa d’aste statunitense, permettevano di individuare un affresco raffigurante Cristo Benedicente, asportato il 6.11.1978 in una chiesa rupestre, ubicata a Guidonia Montecelio (RM).

Nel 2015, a seguito delle indagini svolte con la collaborazione delle Autorità USA, è stato possibile rimpatriare l’affresco, dopo il precedente recupero di altro analogo affresco, raffigurante l’Agnello, oggetto del medesimo furto. Sequestrato in Svizzera e confiscato tra i beni di un importante trafficante del settore antiquario.

Scultura in pietra calcarea di Palmira

Le indagini, indirizzate a contrastare episodi di riciclaggio di denaro da parte di alcuni imprenditori piemontesi verso Paesi dell’area orientale, hanno fatto emergere che uno degli indagati era in possesso di numerosi beni d’arte e archeologici.

Nel corso di una perquisizione, veniva rinvenuta la rara edicola funeraria siriana, tipica dell’area archeologica di Palmira, raffigurante tre personaggi (il capostipite ed i suoi figli) effigiati nel loro tradizionale monumento funerario.

Gli accertamenti successivi hanno evidenziato la mancanza di documentazioni comprovante la legittima provenienza e detenzione del bene.

Lettera di Colombo

Nel 2012, in seguito alla denuncia per il furto di alcuni volumi antichi di notevole interesse storico-archivistico, il TPC iniziò le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma.

Nel corso delle attività, il Reparto Operativo TPC sequestrava l’esemplare falso della lettera di Colombo datata 1493, relativa all’annuncio della scoperta del Nuovo Mondo ai grandi della Terra.

L’attività investigativa è stata frutto della conoscenza dei meccanismi illeciti nel traffico di beni librari acquisita dal TPC, nonché della analisi di molteplici dati investigativi emersi.

In seguito a specifiche richieste avanzate dal TPC, l’Homeland Security Investigation inviava una nota relativa alla presunta presenza, in territorio statunitense, di edizioni della lettera di Colombo, datata 1493, ritenute false.

Dal medesimo filone investigativo, inoltre, emergeva che un’ulteriore versione della Lettera di Colombo, datata 1493 e custodita presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze, era un falso realizzato attraverso riproduzioni fotografiche moderne, stampate su carta antica, ma non corretta per quelle edizioni.

In seguito alle ulteriori indagini svolte in relazione all’accertamento dell’autenticità della Lettera di Colombo custodita presso la Biblioteca fiorentina, anche quest’ultimo documento veniva sottoposto a sequestro.

Gli accertamenti tecnici, condotti dal RACIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche), accertavano la falsità delle due lettere sequestrate.

Ulteriori elementi venivano forniti dagli studi dell’autorevole esperto, Prof. NEEDHAM Paul, curatore della Sezione libri antichi e manoscritti della Biblioteca dell’Università di Princeton (USA),

Gli Stati Uniti d’America, sulla base dei numerosi elementi investigativi forniti dal TPC, nel 2016 restituivano all’Italia lo straordinario documento “Epistola…. de Insulis Indie…. nuper inventis…” relativa all’annuncio della scoperta del Nuovo Mondo ai Reali di Spagna, stampata a Roma da Stephan Plannck nel 1493.

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