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Roma, intervista a Vasco Rialzo, tra Playboy e il romanzo sequenziale

D- Vasco, alcune produzioni rilevanti nel panorama letterario contemporaneo, uno zoom e quale secondo te il più significativo dei tuoi lavori? R - Tre domande in una, un bell'inizio, furbastro. Alla prima rispondo con un elenco di autori che...

D- Vasco, alcune produzioni rilevanti nel panorama letterario contemporaneo, uno zoom e quale secondo te il più significativo dei tuoi lavori?

R - Tre domande in una, un bell'inizio, furbastro. Alla prima rispondo con un elenco di autori che considero rilevanti, come li definisci tu. Per me innanzi tutto e, con personale presunzione, per la letteratura di tutti.

E non necessariamente contemporanea. Charles Bukowski, Bret Easton Ellis, Nic Kelman, Irvine Welsh, Donald Ray Pollock, Philip Roth, Louis-Ferdinand Céline, Danny King, Hallgrímur Helgason, Eric Bogosian, Michel Houellebecq, Matias Faldbakken, Jerzy Kosinski, Cormac McCarthy. Tra gli italiani, penso a Giuseppe Caliceti e Isabella Santacroce. Il resto è noia, quasi sempre.

Lo zoom lo faccio su Donald Ray Pollock. E sul suo crudele e durissimo Knockemstiff. Un maestro nella rappresentazione letteraria della bruttezza umana, della sua cattiveria e malvagità, del cinismo più profondo. Un autore stupendo, che scrive divinamente. Una persona educata e gentile, di un'umiltà straordinaria.

Tra i miei scritti, quello a cui sono più affezionato è Chilliens (donne), da poco ripubblicato in una nuova veste impreziosita da una foto di Alexander Tikhomirov. È un libro difettoso, imperfetto, maniacale, decisamente eccessivo. Perciò mi piace tanto. È nato e cresciuto libero e selvaggio, senza ciucci, coccole e preghiere tra i coglioni.

D- Rialzo, romanzo techno nello specifico: una radiografia letteraria della generazione elettronica?

R - Non so. Lo dovresti chiedere a chi lo ha letto se è una radiografia letteraria, non a chi lo ha scritto. Certo è che la componente musicale non manca, anzi è onnipresente e adesa a tutto. E rimbomba nella narrazione come un tuono profondo, con i suoi battiti potenti e techno, appunto. Perché la musica elettronica "hard" fa parte della mia vita. L'ho ascoltata, amata, inseguita, mixata, desiderata in tanti momenti importanti, segnati dalla sua inesauribile energia. Perciò, insieme a un'irrinunciabile dose di sesso liberatorio, l'ho resa protagonista di questo libro. E per riuscirci bene, per darle il giusto spessore e far sì che fosse autentica, ho attinto all'esperienza musicale di un famoso deejay, Luca Antolini. Solo così è stato possibile impregnare il romanzo di quei battiti, bum bum bum, tra hardstyle musicale e sessuale, che hanno incuriosito addirittura Playboy, che tre anni fa ne ha pubblicato una recensione intitolata "Il rialzo di Vasco". Ne vado orgoglioso. E morirò più felice e soddisfatto, per questo.

D- Vasco Rialzo, tra le news il people web già parla di un romanzo sequenziale a più voci. Qualche in-discrezione?

R - Mah, il nostro progetto è semplice. Ed è di questo che si parla, in effetti, della sua struttura essenziale. Due manciate di autori, a ciascuno spetta un capitolo, da scrivere in sequenza rispetto ai precedenti. Fine. La storia prenderà forma e acquisterà identità strada facendo. Senza incontri preparatori, una vera condivisione, i noiosi e consueti scambi di pompini. Ognuno fa quel cazzo che vuole, nel rispetto degli altri. Un mondo perfetto? Un'idea strampalata? Una svolta inattesa? Boh. Siamo fiduciosi però che verrà fuori un lavoro bello, nuovo, interessante, davvero. A me tocca il primo capitolo. Lo sto scrivendo. Un duro compito. Affidarlo a me è una vera pazzia, ma tant'è. Come in-discrezione, posso dire che c'è un maschio sfigato, una femmina tosta, tanta pioggia, una bottiglia di vodka, delle sigarette. Mi fermo qui, dai. Ah, ho usato spesso la prima persona plurale perché questo progetto è stato ideato dall'amica scrittrice Daniela Rispoli e dal sottoscritto. Perciò dico noi. E non io, da solo. Meglio due folli che one, no?

D- Vasco, romanzo sequenziale a parte, a cosa stai lavorando?

R - Lavorare è una brutta parola. Non t'azzardare mai più. Preferisco non fare niente, di base. Penso molto, troppo. E sto cercando di finire dei racconti. Voglio arrivare a trenta, non so perché. Me ne mancano cinque, no quattro, boh, non ricordo. Mi piacciono perché i personaggi sono anonimi. E non sono ambientati da nessuna parte, sono senza luoghi. Bello. Credo, almeno. Forse lo pubblico come al solito. Con una casa editrice, secondo tradizione. Forse no, invece, perché vorrei provare anche nuove modalità, come CreateSpace di Amazon. Infastidendo così i salottini letterari e tutti i benpensanti che non mi sopportano. Deciderò poi. Sto anche cercando di convincere un'amica a tradurre in spagnolo un mio libro. Uno di quelli sconci, che mi piacerebbe presentare a Barcellona, Madrid, Saragozza, dove ho delle altre amiche che potrebbero aiutarmi a organizzare delle feste. Che discorso del cazzo, eh? Non ha un gran senso. Va be'. Forse anche le guide su Bologna e Barcellona verranno tradotte in spagnolo. E forse anche in inglese. E chissà se quest'anno tornerò sul ring del Boxeo literario, nessuno può saperlo, però ne avrei voglia, è sempre una bella roba. Insomma, sto facendo tante cose, direi troppe, ma senza nessuna certezza, comunque. È la mia vita. Voglio controllare tutto, non ci riesco, mi viene l'ansia e, solo allora, me ne frego. Nei secoli dei secoli. Amen.

*Intervista a cura di Roby Guerra



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Vasco Rialzo vascorialzo.blogspot.com www.facebook.com/vasco.rialzo Boxeo literario www.boxeoliterario.com Adéu recensito su Playboy www.pendragon.it/images/upload/recensioni2012/RialzoPlayboy01082012.jpg

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