Roma, tanti amici per i primi 90 anni di Carlo Riccardi

Il fotografo della Dolce Vita, per lui è nata la parola “paparazzo” scritta anche in russo,  e non solo, o meglio degli ultimi 70 anni, Carlo Riccardi nativo ad Olevano Romano, il cui sindaco sta per renderlo Cittadino Onorario, insieme a tutto il...

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Il fotografo della Dolce Vita, per lui è nata la parola “paparazzo” scritta anche in russo, e non solo, o meglio degli ultimi 70 anni, Carlo Riccardi nativo ad Olevano Romano, il cui sindaco sta per renderlo Cittadino Onorario, insieme a tutto il Consiglio Comunale, ha festeggiato i suoi primi 90 anni, al Palazzo Santa Chiara nel centro di Roma, contornato da parenti e amici.

In primo luogo Luigi Abete, che lo ha ricordato nella sua azienda sulla Prenestina. Il Prof. De Mase, che ne ha fatto l’elogio del lavoro e della creatività, e tanti altri amici che hanno voluto portare la sua testimonianza a favore di questo piccolo uomo di statura, ma grande uomo di cultura fotografo, pittore e poeta. Quindi un artista a tutto tondo . Tutti hanno qualcosa da raccontare. Un aneddoto e noi raccontiamo il nostro quando una sera al “Premio Rocca D’oro”, sul barcone della Romana Nuoto ebbe ad esclamare: “Sono stato assunto in nero e licenziato in bianco”. Riccardi è il fotografo del particolare, perché le sue foto sono comunque sempre diverse, da quelle degli altri colleghi - è stato evidenziato da altre importanti testimonianze. Il figlio Maurizio, fotografo, ha annunciato che l'archivio fotografico di Carlo contiene 5 milioni di foto, un milione è stato digitalizzato

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Nato ad Olevano Romano il 3 ottobre 1926, Riccardi negli anni collabora con numerose testate, realizzando reportage in tutto il mondo e lavorando con molti personaggi della Dolce Vita. La carriera di pittore lo porta a realizzare progetti ambiziosi, come i 25 quadri che hanno come soggetto i paesaggi e le città della Polonia, in particolare Wadovice, città natale di Giovani Paolo II. Tele che furono esposte nel 1978 in una mostra intitolata “Cattedrali a Cracovia, omaggio al Papa” allestita nella chiesa romana di San Pio V e inaugurata dal Pontefice che “veniva da lontano”. Negli anni ‘80 l'artista passa alle maxi-tele: il 15 agosto del 1986 Riccardi avvolge per la prima volta l’obelisco di piazza del Popolo con la sua opera pittorica, una tela lunga 100 metri raffigurante la città di Roma e le tante scene di lavoro che si incontravano per le sue vie. Il 16 agosto scorso, a trent’anni di distanza, la storia si ripete e quella stessa piazza ospita un’altra maxi-tela di Riccardi: si intitola “Diamoci una mano”, un omaggio alla cultura come mezzo di unione tra i popoli. Oggi un collega Russo, ha promesso che porterà una tela di grandi dimensioni in Russia.

Sono i primi anni della Repubblica, il boom economico è appena esploso, il neorealismo si sta facendo strada nel cinema e le grandi produzioni hollywoodiane sbarcano attori e divi di continuo. Siamo in piena Dolce Vita e Riccardi con i suoi scatti ne è protagonista: fotografa tutti i personaggi famosi che passano per la Città eterna. Tra via Veneto, via Condotti e piazza di Spagna comincia così l’avventura del paparazzo che brama documentare un’epoca. La sua lunga carriera di fotografo lo porta poi a collezionare un’esclusiva successione papale, da Pio XII a Giovanni XXIII fino a Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Ma Riccardi coltiva anche altre passioni, ama dipingere ad esempio, e scrivere poesie. Insieme ad altri intellettuali fonda persino il movimento artistico della “Quinta Dimensione”, l’ultimo manifesto pittorico del ‘900. Ancora oggi si può contribuire ai progetti dell’omonimo istituto con una donazione (IBAN: IT 26 S 03069 03315 701000000211).

Giancarlo Flavi

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