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Roma, un ricordo di David Bowie, di Luigi Sgroi

*di Luigi Sgroi - (Milano, 1961) laurea in lettere e filosofia sezione comunicazione Università Bologna, del Movimento Nuova Oggettività (Roma, a c. di S. Giovannini) e della Scuola romana di filosofia politica (a cura di G. Sessa). Scrive sulla...

*di Luigi Sgroi - (Milano, 1961) laurea in lettere e filosofia sezione comunicazione Università Bologna, del Movimento Nuova Oggettività (Roma, a c. di S. Giovannini) e della Scuola romana di filosofia politica (a cura di G. Sessa). Scrive sulla rivista di Milano BvS (Biblioteca di Via del Senato).

Scrive sulla rivista di Milano BvS (Biblioteca di Via del Senato) e su PoliticaMente (vedi sito Helipolis edizioni). Curatore del Movimento stesso Nuova Oggettività per il Nord Italia ( e segretario) È tra gli autori del Libro Manifesto Per una Nuova Oggettività (Libro Manifesto)" (AA.VV., Heliopolis, 2011) e ha pubblicato in AA.VV. Al di là della destra e della sinistra...(La Carmelina, 2013, Fe-Rm) e AA.VV. La Grande Guerra futurista... (La Carmelina, ebook 2014, Fe-Rm), da cui è tratto il tributo a David Bowie.

LUIGI SGROI David Bowie e il futurist-rock

L'itinerario poetico e musicale di David Bowie costituisce un caso abbastanza singolare nel panorama della musica pop degli anni settanta.

Nato musicalmente sulla scia dei grandi beat e post-beat e prima ancora di Elvis, Bowie viene presto affascinato non tanto da un nuovo modo di comporre musica, quanto da un nuovo modo di concepire il compositore e l'artista stesso.

Già dai primi anni settanta è alle prese con un particolare modo di concepire l'artista che lo rende simile ai cultori de : "l'art pour l'art" e che lo inserisce in un nuovo linguaggio espressivo che vede l'artista e il suo essere opera d'arte in sé, della stessa importanza della sua produzione musicale stessa.

In questo senso Bowie, da "Space oddity" in avanti si pone come un vero esempio di precursore dei tempi; un precursore però , si badi bene, che non ha mai necessariamente trovato ispirazione artistica nella corsa in avanti, corsa superficiale affetta da "modernismo" e fuga contro il tempo; l'intuizione anticipatrice di Bowie ha riguardato anche il passato: con Bowie il passato è stato reso attuale, "futurizzato". Sono frequenti i momenti in cui è andato a ripercorrere o a "collezionare" segni, mitemi musicali, suoni, che sembravano dimenticati.

Bowie, definito artista "camaleontico", non ha solo definito e raccontato se stesso; Bowie ha raccontato il suo tempo: il tempo che seguiva il '68 con tutte le sue conseguenze incerte, i suoi contrasti e le sue allucinazioni, il tempo dell'oblio dall' impegno politico in senso stretto, quando ha inaugurato la stagione "soul" nel '75 con "Young americans"(che avrebbe aperto la strada al celeberrimo "Saturday night fever"), il tempo decadentista e nichilista di "Low" in cui migliaia di giovani, soprattutto della cosiddetta buona borghesia, si sono riconosciuti.

Bowie ha fatto e scritto di tutto ed è stato di tutti, ma è rimasto libero e in qualche modo lontano da tutti. Amico, collaboratore, strumentista, autore di musiche per altri artisti, non si è mai arroccato su modelli o mode precostituite. Bowie si è sempre rinnovato e per farlo ha sempre dovuto demolirsi. Qui sta il suo futurismo: in quel non essere di nessuno, nemmeno di se stesso. Fino alla prossima identificazione.

In quel voler maneggiare il mondo con quelle semplici note ora dolci, melodiose e nostalgiche, ora aspre, corrosive, apocalittiche ha mostrato la migliore parte di sé e in questo è stato esempio per le crescenti generazioni musicali che, come una nuova ondata, si riversavano sulla scena musicale.

Certo, bisogna dire che Bowie non ha mai voluto futuristicamente "cambiare il mondo" e certe ispirazioni trasognate di una nuova società basata su presupposti irenici, ( quindi contrari al Futurismo ) si sono fermate a pochissimi esempi come in "Cygnet committee", o in età artistica matura come dimostrano alcuni testi o alcune interviste.

Forse quella sua fisionomia androgina e vagamente nostalgica lo hanno reso perennemente in contraddizione con sé stesso e quindi incapace di essere leader di gruppo, artista di massa.

Bowie resta ancora oggi un modello di artista difficilmente imitabile.

Il suo testamento vive e vivrà ancora nelle note e nel cuore di chi lo ha apprezzato e chissà che non riusciremo, in un futuro non troppo lontano, a stupirci ancora di lui e del suo genio senza tempo.

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