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Roma, un saggio sulla Sardegna e l'antiromanzo di M. Blindflowers: intervista

Roma, un saggio sulla Sardegna e l'antiromanzo di M. Blindflowers: intervista

Roma, un saggio sulla Sardegna e l'antiromanzo di M. Blindflowers: intervista

Due nuovi libri contemporaneamente per Mary Blindflowers (o M.A. Pinna, nata in Sardegna, per diversi anni poi a Roma dove si è affermata come scrittrice e blogger (Destrutturalismo) e diverse opere all'attivo, tra poesia, testi teatrali, romanzi...

Due nuovi libri contemporaneamente per Mary Blindflowers (o M.A. Pinna, nata in Sardegna, per diversi anni poi a Roma dove si è affermata come scrittrice e blogger (Destrutturalismo) e diverse opere all'attivo, tra poesia, testi teatrali, romanzi sperimentali, saggi, tra essi il potente e eccellente Picacismo Simboiico. Ora, trasferitasi a Londra, ha comunque pubblicato in Italia: 1. I chnussa, il piede di Dio. Storia, miti, usi, superstizioni e criminalità in Sardegna (Yume edizioni), saggio, e Il Filo Conduttore - Anti Romanzo - (Matisklo edizioni)

D-Mary, sempre prolifica, due nuovi lavori, complementari, tra le tue cifre, una letteraria, l'altra storico-folklorica... un approfondimento? R - Ichnussa è nato qualche anno fa, per caso. Un noto criminologo , all'epoca del Master in criminologia, commissionò a me e ad altri studenti, l'esecuzione di un lavoro a più voci riguardante le Regioni italiane, per un progetto che, a suo dire, sarebbe stato poi pubblicato con una altrettanto nota casa editrice specializzata. Io dovevo fare la parte riguardante la Sardegna. Così iniziai ad informarmi e scrissi un centinaio di pagine su folklore e criminalità in Sardegna. Le mandai al professore, il quale, mi rispose che avrebbe provveduto a metterci il suo nome sopra per poi citarmi come collaboratrice. Io andai da un avvocato, gli feci scrivere una lettera in cui lo diffidavo dal dare alle stampe il mio elaborato. La sua dignità accademica si senti offesa. Rispose piuttosto rudemente, sempre tramite avvocato, dicendo che, il mio lavoro non gli interessava affatto, che non gli era mai interessato. Ovviamente questo soltanto dopo che l'avevo diffidato. Prima invece gli interessava... Mi sembrava un peccato, dopo tutto il lavoro fatto, abbandonare l'elaborato, e così decisi di continuare a scrivere un vero e proprio saggio sull'argomento. In questo modo è nato il saggio Ichnussa. Ho mandato il lavoro a diversi editori, , in valutazione. Poco tempo dopo, ho visto l'e-book di Ichnussa in vendita in vari siti on line, senza autorizzazione, senza contratto e senza che ne sapessi niente. Altra denuncia per violazione del Copyright. La vendita è stata bloccata, infatti se cercate su web la pubblicità dell'e-book c'è, ma non si può comprare. Quest'anno sono riuscita a pubblicare Ichnussa su cartaceo con Yume edizioni, con regolare contratto. Si tratta di un saggio di folklore in cui ho cercato di inserire notazioni curiose e vicende poco conosciute. La prefazione è di Gianluca Toro. Il filo conduttore, antiromanzo, è il mio primo e-book. Non amo molto il digitale, preferisco di gran lunga il cartaceo, infatti finora ho sempre pubblicato su carta, però in questo caso ho voluto fare uno strappo alla regola, dopo aver letto alcuni lavori pubblicati dalla Matisklo edizioni, in sintonia con il mio modo di percepire la sperimentalità letteraria. E in fondo, il filo conduttore è un semplice esperimento, che ho fatto tempo fa, a metà strada tra surrealismo, ironiche definizioni e metateatro, un giallo non giallo, un romanzo che sfugge alle regole convenzionali della letteratura. L'idea mi è venuta dopo una conversazione con un vecchio trombone di scrittore sardo affermato, che pubblica con una grossa casa editrice romanzi più o meno tutti uguali, il quale mi disse che, siccome non rispetto le fondamentali regole della letteratura italiana, tipo metafore, lirismo, figure retoriche e compagnia bella, non sarei mai riuscita a pubblicare niente, perché nessun editore italiano avrebbe mai investito per dare alle stampe testi che sfuggono ai canoni. Poi continuò dicendo che mi avrebbe insegnato lui a scrivere per poter pubblicare, che mi avrebbe detto come fare, etc, etc. La sicumera del personaggio mi ha ispirato un dialogo surreale tra Tidelfo, scrittore fallito, il protagonista del filo conduttore, e la sua stessa storia. Così è nato l'antiromanzo, in cui preciso fin dalle prime battute che le regole sono nate per non essere rispettate. Questo significa essere creativi. Se tutti avessero sempre seguito le regole, avremmo produzioni piatte ed identiche. Se l'esperimento sia riuscito o no lo lascerei giudicare ai lettori. Io però ci ho provato e in barba ai vecchi tromboni, sono anche riuscito a pubblicarlo.

D- Mary, l'antiromanzo...nessuna involuzione, ci pare, fin dal titolo, la parola sperimentale non stop e un titolo già programmatico anche s-convenzionale: altrove elogio perenne all'era senza fili, tu rilanci un filo logico del senso?

R - Come anticipato nella risposta precedente, l'antiromanzo è un semplice esperimento nato per reazione. Naturalmente l'esperimento, la cui causa apparente è la reazione di fronte alle sentenze definitive di chi pensa di sapere tutto, in realtà ha radici lontane nell'idea che la letteratura italiana, al di là degli pseudo romanticismi oggi assai in voga, possa ancora osare, andare al di là della parola scritta, utilizzando quest'ultima soltanto per dare un senso più alto e una polisemanticità simbolica che oggi viene poco utilizzata, perché il mercato richiede la banalizzazione dei significati. Il lettore quando legge un vocabolo che incarna un simbolo, pensa immediatamente, per naturale associazione di idee, a qualcos'altro. La banalizzazione della scrittura, invece, presuppone, attraverso eccessivi lirismi e concessioni ad un finto prolisso romanticismo, che il lettore legga esattamente quello che c'è scritto, senza ulteriore riflessione. Cerco sempre di evitare questo quando scrivo. I dialoghi devono trasportare, in un gioco di continui rimandi, e se il personaggio dice: "sto andando a casa", questa sua azione, nel contesto della conversazione, può significare molte cose, e non semplicemente l'azione di andare a casa.

D- Mary, il canto a Ichnussa, tuo DNA originario, ancora un semi-mistero l'isola nella sua memetica? R -Ichnussa prende l'avvio proprio dalla leggenda sulla nascita dell'Isola, fino ad inquadrare aspetti peculiari: nascita, fidanzamento, matrimonio, morte, riti magici, tradizioni culinarie, abbigliamento, per poi fare un breve escursus nell'ambito della criminalità, con riferimento alla mentalità immobilista dei piccoli centri in uno dei quali ho vissuto per tanto tempo. C'è anche un accenno in prefazione ad un progetto di biblioteca multimediale che, a suo tempo, avevo elaborato, poi naufragato a causa del campanilismo del sindaco dell'epoca.

D- Mary, da Roma a Londra, un italiana in Britannia, pure la tua parola da sempre molto britsh literary, secondo noi echi del famoso vorticismo, magari al femminile, esatto?

R - Non so se la mia scrittura abbia un poco di energia magnetica da vorticismo, che dire..., lo spero, ma di certo non spetta a me dirlo. La scrittura non è soltanto un modo di esprimersi, è anche trasmissione energetica attraverso nuove evoluzioni, è simbolo, ricerca continua mai appagata che deve essere presente sia in chi legge sia in chi scrive. Per questo quando qualcuno mi parla di regole, sorrido. Chi segue pedissequamente le regole, raramente si sforza di cercare nuove connessioni, dato che ritiene tutto già scritto, già pronto. Ma è difficile in Italia spezzare la crosta di perbenismo borghese che confonde certo superficiale pattume pseudoromantico campeggiante nelle vetrine delle librerie, con il tentativo di dare profondità alla scrittura.

Spero sempre che i miei lettori non mi leggano passivamente ma pensino mentre lo fanno e anche dopo che hanno chiuso il libro. Questo è lo scopo.

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