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Sabato, 18 Maggio 2024
Cultura

«THE BLACK WIDOW»: la web serie del ventiduenne Vincenzi scuote tutta la provincia di Viterbo

Il conto alla rovescia è partito. Il 27 aprile si avvicina, e il tempo non ha alcuna intenzione di fermarsi, anzi, fa la sua incontrollabile corsa sul filo di una suspense che sanguina, ancora. «The Black Widow» è il titolo della web serie ideata...

Il conto alla rovescia è partito. Il 27 aprile si avvicina, e il tempo non ha alcuna intenzione di fermarsi, anzi, fa la sua incontrollabile corsa sul filo di una suspense che sanguina, ancora. «The Black Widow» è il titolo della web serie ideata da Stefano Vincenzi e Arianna Mangiucca che, visto il successo ottenuto nella prima stagione, aprirà ancora una volta il suo sipario su quelle che sono le nostre più intime e inconfessabili paure.

Da mesi, confluiscono a Fabrica di Roma, artisti da ogni angolo della provincia di Viterbo. Molti degli attori sono di Fabrica di Roma, appunto, altri di Ronciglione, di Caprarola. Quando si accende un’idea, e l’arte chiama, non si può fare altro che assecondarla. Non resta che vedere per capire. Stefano Vincenzi, Jessica Matori e Andrea Santaquilani parlano con noi. Ascoltiamoli bene: sono loro alcune delle voci del futuro.

Stefano, da dove è nato questo tuo ‘delirio’ artistico? «Una sera di questa estate, io e una mia amica, Arianna, che interpreta Lavinia Martini, la protagonista principale della storia, eravamo al Parco dei Cedri, e per gioco ci siamo messi a parlare di questa che era solo un’idea. Sono partito dal genere enigmatico. La vedova nera è uno stalker. Il suo abito di scena l’abbiamo voluto portare all’esasperazione avvicinandolo al surreale, ma nella realtà la figura dello stalker sappiamo bene che esiste». Hai studiato precedentemente questo linguaggio filmico? «No. Non ho avuto modo di studiare, prima. Ma, appena ho iniziato le riprese, e ora ci sono dentro più che mai, mi è venuta la voglia di imparare. Voglio assolutamente studiare per riuscire a dare il meglio alle mie idee. A settembre, quando inizieranno i corsi, sarà la prima cosa che ho intenzione di fare: studiare per crescere». C’è la stesura di una sceneggiatura o vai su improvvisazione? «C’è un copione». Qual è la parte più difficile da gestire? «Sicuramente la parte organizzativa. Siamo sempre di più in questo progetto e mettere d’accordo tutti, su giorni e orari, è decisamente la cosa più difficile». Come mai non hai approcciato prima con il teatro? «Il teatro mi mette più paura. Quella teatrale è un’arte che rispetto molto, ma pur avendo fatto in passato degli spettacoli teatrali, non mi sento ancora all’altezza». Il grido che lanci in questo progetto, Stefano? «No all’omofobia! Questo è il grido del nostro coro». Andrea, chi è il tuo personaggio? «Il mio personaggio è Sebastian, un uomo senza midollo, che non prende mai iniziative, passivo, succube del suo amore». Tu sei presente sin dalla prima serie, Andrea, quali sviluppi hai notato? «Dalla prima serie a quest’ultima c’è stata una crescita importante. Tutto funziona meglio, e anche noi siamo un po’ più sicuri perché stiamo imparando, facendo. Tramite un tradimento vengono fuori tutti i segreti, uno dei miei due segreti è sulla mia sessualità; ma non posso aggiungere altro, ovviamente». Jessica, perché hai iniziato questa che per te è sicuramente una nuova avventura? «Dico subito che io non ho mai studiato recitazione. All’inizio, infatti, ero un po’ tentennante, non avevo mai recitato prima, ed era anche un periodo un po’ nero della mia vita. Alla fine ha vinto il coraggio e mi sono buttata. Stefano mi ha ingolosita dicendomi che il mio personaggio, Reine, era cattivo. Io amo i personaggi cattivi, e ho accettato. Una volta che sono dentro a un progetto mi sento di dare tutta me stessa, come posso e con la massima serietà. Anima e corpo. Devo dire che tra di noi ci sono anche dei componenti di una compagnia teatrale di Ronciglione, ‘Alta Quota’, loro sono molto bravi, e il loro contributo è davvero prezioso». Stefano, c’è un regista a cui ti ispiri? «Tim Burton. Io, con molta umiltà s’intende, ho provato a mettere un po’ di ingrediente gotico alla Burton. Il suo film che preferisco è “Alice in Wonderland”. In questa seconda stagione ho studiato moltissimo il personaggio dello Stregatto, che ho costruito però su una persona reale che parla una lingua complicata e difficile, qui interpretato per me dalla bravissima Daniela Scavolini». Stefano, che consiglio ti senti di dare ai giovani di oggi che hanno un sogno? «Se hanno un’idea devono cercare in tutti i modi di metterla in atto. Non dare troppo peso ai giudizi: né a quelli degli altri, né a quelli che noi stessi ci diamo. Bisogna provarci con i mezzi che si hanno a disposizione, anche se sono pochi, al meglio delle possibilità, sempre». Ci sarà una terza stagione di «The Black Widow»? «Sicuramente. Sì!».

Veronica Meddi

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