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La tradizione aquinate delle "fave dei morti"

Una manifestazione che quest'anno è stata rimandata a causa della pandemia in cui l'associazione "La torre" riprende una usanza antica e unica nel suo genere

L'ass. "La Torre" di Aquino ogni anno rinnova il tradizionale appuntamento della rievocazione della distribuzione delle "fave dei morti" che si svolge il 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei nostri cari defunti, in P.zza S.Tommaso. Quest'anno a causa della pandemia, ovviamente, è tutto rinviato. Le fave dei morti rappresentano un'antica tradizione che affonda le radici nel passato,agli inizi del '900, quando la famiglia Pelagalli, per mero atto di generosità verso i poveri o per un ex voto, distribuiva la mattina del 2 novembre, fave cotte accompagnate da una fetta di pane rosso. La manifestazione unica nel suo genere nella nostra regione e' stata ripresa dall'Ass. Culturale "La Torre" per far rivivere le anticne tradizioni di una volta e tramandarle alle future generazioni perché esse rappresentano l'identità culturale di un comunità e ne rafforzano il senso di appartenenza.

La tradizione

Gli studi condotti avvalorati dalle esperienze di antropologi autorevoli suggerisconoche il "popolo" e la "gente povera", destinatari della pietanza antropologicamente rappresentano "le figure" più vicine ai defunti. La tradizione ha orgini molto antiche risalenti almeno a due secoli fa quando la famiglia Pelagalli faceva preparare nella notte tra il 1 ed il 2 novembre, una minestra a base di fave. Ad Aquino si usavano le favette piccole, una pianta che cresce proprio in questa area, e la minestra veniva offerta l’indomani gratuitamente alla popolazione. La fava di Aquino ha una sua particolarità dovuta anche al tipo di suolo e ora viene ripiantata dagli agricoltori locali. La preparazione era lenta e laboriosa e avveniva al piano terra di un palazzo in via Giovenale. Allora, le donne si adoperavano per tutte le fasi della preparazione della minestra, mentre gli uomini erano addetti al fuoco poiché la cottura avveniva lentamente in grandi caldaie alimentate con il fuoco della legna. La mattina del 2 novembre già nelle ore del primo mattino, grandi file di persone di varia età si assiepavano, davanti al cancello del palazzo. Ciascuna di loro aveva un contenitore di terraglia o di altro materiale del tempo, per assaporare la minestra. Quel giorno era una festa per tanti poiché erano i tempi della miseria e il sapore di quella minestra serviva a rallegrare l’anima e lo stomaco. Era, inoltre, un momento importante per la comunità che si raccoglieva. Per le persone riunite in quel luogo, il mangiare insieme quel piatto era l’occasione per un racconto e una condivisione di storie.

L’usanza si è mantenuta per tanti e tanti anni e ancora le persone anziane di oggi ne raccontano con sorrisi e gioia. In realtà il rito riprende uno più antico dovuto ad un voto della famiglia in ricordo di coloro che non ci sono più.

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