Alatri, la Santoro replica alle associazioni: "non produrremo energia ma pellet"

Un fraintendimento perché si parla di tritature e non di un impianto per le biomasse

L’assessore all’ambiente Alessia Santoro interviene sul problema sollevato dall’Associazione dei medici di famiglia, relativamente alle polveri sottili connesse alle autorizzazioni richieste nella zona ASI del Comune di Alatri.

Spiega l’assessore Santoro: “Credo che si tratti di un clamoroso fraintendimento! L’associazione parla di contraddizione in essere tra una politica di prevenzione dalle polveri sottili, come richiesta dal Piano di risanamento della qualità dell’aria, e le autorizzazioni per gli impianti di, cito testualmente, “biomasse inceneritori ed altra impiantistica industriale produttrice di tali prodotti tossici”.  

Senza entrare nel dettaglio e nella polemica relativa alle possibili autorizzazioni per l’impiantistica industriale in generale, che sembra i medici non approvino, ma che rimane prevista nella Zona ASI del nostro Comune e che, se sviluppata nel rispetto di tutte le normative sulla tutela dell’ambiente e della salute, porterebbe crescita e sviluppo del territorio, l’impianto finito sotto la lente….semplicemente non è un impianto a biomassa! 

Non dobbiamo produrre energia ma  tritature per biomasse 

Per impianto a biomassa si intende un impianto che “Brucia” le biomasse per produrre energia e calore, questo è un impianto che tritura le biomasse legnose vergini non trattate provenienti da giardini, parchi pubblici, sfalci da raccolta differenziata e le comprime fino a ricavarne un chippato (pellet), si tratta di un biotrituratore! Oltretutto l’impianto è destinato a produrre il cosiddetto “chippato fresco” cioè caratterizzato da un contenuto idrico elevato, pari al 50-60% in peso, che naturalmente limita la polverosità delle lavorazioni.

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 Come assessore all’ambiente – insiste Alessia Santoro - sono tranquilla relativamente a questo processo autorizzativo, l’impianto in questione produrrà il pellet che, una volta essiccato, comunemente le persone utilizzano nelle proprie stufe, dove il processo di combustione genera, da un lato il calore necessario al riscaldamento domestico e dall’altro le fatidiche polveri sottili, fini ed ultrafini che siamo chiamati a contenere. Purtroppo sappiamo – conclude la dottoressa Alessia Santoro -  lo dicono numerose ricerche scientifiche,  che l’utilizzo di biomasse in casa (camini e stufe) abbassa notevolmente la qualità dell’aria che respiriamo, ma nessuno si pone il problema di come limitarne le conseguenze sulla salute, per quanto mi rendo conto che il problema è molto complesso da affrontare soprattutto perché estremamente diffuso. Di contro, non condivido una politica di chiusura totale rispetto allo sviluppo industriale”.
 

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