Cassino, Dragonetti chiede le dimissioni di D'Alessandro dopo la sentenza del Tar sull'Acea

"Ora che la farsa è finita chi mente pubblicamente non può confrontarsi con la parte onesta dell'elettorato"

La sentenza del Tar di Latina riguardo la vicenda Acea, emessa dopo il ricorso presentato dai sindaci della provincia di Frosinone, che pretendevano la risoluzione del contratto, altro non è che una sentenza già annunciata e che sta provoncando, sin dalla giornata di ieri molte reazioni nei vari comuni delle provincia ciociara dal nord al Sud.

Le leggi indossate come le casacche

"Quello che hanno sostenuto i giudici del tribunale amministrativo - spiega in una nota Niki Dragonetti Coordinatore Provinciale Popolari per L'Italia -  altro non è che Legge. Altro non è quello che il sottoscritto andava ripetendo da due anni. Perché le Leggi non possono essere interpretate a seconda di come spira il vento popolare, non possono essere indossate come le casacche. Le Leggi vanno comprese e rispettate. Buttare fumo negli occhi degli elettori, come hanno fatto in questi due anni il sindaco di Cassino, Carlo Maria D'Alessandro (in una nota di ieri ha annunciato che il comune continuerà la battaglia ndr) e i componenti della 'corte dei Miracoli', è da vigliacchi.

Le menzogne di D'Alessandro

"Un'offesa all'intelligenza di chi, invano, ha tentato di far capire loro che a pagare lo scotto delle loro menzogne sarebbero stati i cittadini. Hanno voluto continuare imperterriti nella loro farsa, tipicamente abbruzzesiana, che ha solo portato a quanto accaduto oggi a Latina. L'ex sindaco Petrarcone e noi che lo abbiamo sostenuto, siamo stati ritenuti dei venditori di fumo, dei visionari. Additati come quelli che avrebbero avuto chissà quali profitti da Acea".

La richiesta delle dimissioni

"Per non aver presentato il famoso ricorso al Consiglio di Stato. Un ricorso che sarebbe costato migliaia di euro e che avrebbe ulteriormente messo in difficoltà le casse comunali. Quel ricorso era perdente in partenza. Noi lo abbiamo detto. Mentre quelli delle Contrade tappezzavano i muri della città con inni alla bravura di D'Alessandro &Co per averci 'liberato' da Acea, noi pensavamo a quanto scotto avrebbero pagato ancora i cittadini. Ora che la farsa è finita io chiedo al sindaco le immediate dimissioni. Perché chi mente pubblicamente non può confrontarsi con la parte onesta dell'elettorato".

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