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Trisulti, Harnwell conferma ricorso in Cassazione: “Sinistra, stampa e magistratura contro scuola di Bannon”

Il presidente del Dignitatis Humanae Institute si scaglia contro la sentenza del Consiglio di Stato. Quella per cui, anche su pressione del Ministero dei beni culturali, deve andarsene dalla Certosa di Collepardo entro domani 15 maggio 2021

Benjamin Harnwell (Dignitatis Humanae Institute) - FOTO The Tablet

Il Tar aveva dato ragione al Dignitatis Humanae Institute. Il Consiglio di Stato, però, ha ribaltato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale. Ora, come preannunciato dall’agguerrito Steve Bannon, è sicuro che il DHI farà ricorso in Cassazione contro lo sfratto dalla Certosa di Trisulti. Dal monastero di Collepardo, dove i diretti interessati vorrebbero creare l'ormai stranota scuola politica di sovranismo, l’associazione presieduta da Benjamin Harnwell deve andarsene domani sabato 15 maggio 2021. Anche su pressione del Ministero dei beni culturali.

Mentre il fronte anti-DHI si interroga ormai sulla futura destinazione della Certosa, Harnwell conferma che non finisce qui: “La sinistra italiana è contraria con veemenza all'idea di una scuola gestita da Steve Bannon per difendere l'eredità giudaico-cristiana dell'Occidente che si svolga nella penisola italiana. E in Italia, la sinistra domina con i suoi uomini strategicamente posizionati in tutta la pubblica amministrazione, la stampa e, secondo molti, anche la magistratura”.

Harnwell (DHI): "La legge si interpreta per gli amici e si applica per i nemici"

A suo modo di vedere un complotto che ha portato lo scorso 15 marzo a “un annuncio shock che ha fatto notizia in tutto il mondo - dice riguardo alla sentenza del Consiglio di Stato - L'Istituto Dignitatis Humanae ha perso la sua sfida legale di alto profilo contro il Ministero dei beni culturali dell'annullamento politicamente motivato della concessione del monastero di Trisulti”.

Una sentenza che definisce “sorprendente” perché ha fatto seguito alla vittoria di sette battaglie legali su sette negli ultimi due anni. E controbatte: “Lo strumento giuridico che il ministero aveva utilizzato per annullare la concessione (l’annullamento d’ufficio, ndr) afferma chiaramente che la pubblica amministrazione, quando desidera annullare trascorsi 18 mesi dall’atto di aggiudicazione un contratto sulla base di dichiarazioni false rese durante una gara d’appalto, può farlo solo dopo aver ottenuto una sentenza passata in giudicato dal tribunale penale, che affermi il reato delle dichiarazioni fraudolenti presunte”.

Harnwell, pertanto, rivendica il fatto che la procedura legale debba ancora svolgersi e che il Ministero abbia unilateralmente annullato la concessione 28 mesi dopo l’atto di aggiudicazione, ovvero dieci mesi dopo il limite stabilito dalla legge. “La legge si interpreta per gli amici – affonda – e si applica per i nemici”, affonda sventolando un’autocertificazione in cui sarebbero confermate le condizioni necessarie per partecipare. “Può essere dichiarata falsa - sbotta - solo dal tribunale penale, non dal tribunale amministrativo, di cui il Consiglio di Stato è la massima espressione”.

Il ricorso in Cassazione: "Se conferma la sentenza, ripercussioni catastrofiche"

Il presidente del DHI, quindi, invoca il diritto di far decidere dalla corte di appello più alta in Italia: la Cassazione. E mette le mani avanti: “Se in appello la Cassazione confermasse la sentenza del Consiglio di Stato, si verificherebbero due conseguenze che trasformerebbero totalmente il panorama giurisprudenziale italiano”. Ovvero, a detta sua, che la pubblica amministrazione avrebbe d’ora in poi il potere di assumere la competenza del tribunale nel dichiarare falsa un’autocertificazione di qualsiasi cittadino. E che, di conseguenza, potrebbe annullare unilateralmente l’aggiudicazione di qualsiasi appalto pubblico. “Avrebbe chiaramente ripercussioni catastrofiche e incommensurabili - prospetta - sia per i diritti del cittadino sia per tutti gli enti”.

“Tutti, amici e oppositori insieme, riconoscono prontamente che questa disputa riguarda in realtà ‘considerazioni politiche e sociali’ come una delle precedenti sentenze, a nostro favore, è stata abbastanza sincera da affermare”, premette Harnwell prima di scagliarsi contro sinistra, stampa e magistratura. “Contro queste forze onnipresenti e onnipotenti, la mia unica protezione è la legge. Da quando è stata emessa la sentenza del Consiglio di Stato a marzo, sono stato letteralmente sommerso da migliaia di messaggi di sostegno, soprattutto da parte della popolazione locale, che ci incoraggiavano, ci imploravano di non arrenderci”.

“A nome di tutti i cittadini della repubblica italiana, sia coloro che sostengono sia che si oppongono alla mia politica personale, nonché per conto di tutte le imprese e organizzazioni che hanno vinto una gara pubblica o che hanno un'aspirazione di farlo, così come di tutti coloro il cui lavoro dipende da tali contratti, così come a nome di qualsiasi impresa straniera che desideri venire in questo paese più bello ma profondamente travagliato per portare gli investimenti tanto necessari – conclude il leader del Dignatis Humanae Institute - Ho incaricato gli avvocati della DHI di depositare formalmente il nostro appello presso la Corte di Cassazione. Continueremo a combattere, combatteremo per vincere. Sulla parete di ogni aula di tribunale in Italia, le parole "La legge è uguale per tutti" sono blasonate con orgoglio. Il mondo ora sta guardando per vedere quanto sia vero in pratica".

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