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Lazio zona rossa, Ciacciarelli fa eco a D’Amato e rilancia: “Dati vecchi di 14 giorni, impugni il provvedimento”

Il consigliere regionale della Lega, a fronte del datato Rt pari a 1.3, pressa l’assessore alla Sanità affinché faccia ricorso: “Decisione scellerata che penalizzerà ancor di più centri estetici, parrucchieri, ristorazione, bar e strutture sportive”

Il consigliere regionale della Lega Pasquale Ciacciarelli, originario della provincia di Frosinone, chiede con forza all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato di impugnare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che ha reso tutto il Lazio, dopo la Ciociaria, zona rossa.

D’Amato: “Valore che guardia indietro di 14 giorni, situazione in miglioramento”

Nelle scorse ore anche lo stesso D’Amato aveva lamentato come l’indice di contagiosità Rt pari a 1.3 "è un valore che guarda indietro di 14 giorni – ha dichiarato l’assessore nel corso di un intervista a La Repubblica - Gli indicatori che guardano avanti, come l'incidenza dei positivi sulla popolazione e i tassi di occupazione dei posti letto, sono buoni a Roma e nel resto delle nostre province".

Stando all’ultimo report settimanale dell’Istituto superiore di sanità (1-7 marzo 2021), infatti, il Lazio ha un Rt pari a 1.18, quindi al di sotto dell’1.25 che fa scattare la colorazione più restrittiva, e un’incidenza del virus pari a 173 contagi ogni 100 mila abitanti, inferiore al limite di 250. D’Amato, preannunciando un miglioramento della situazione, ha fortemente criticato altresì il criterio dell’Rt. Di contro, però, l'Iss che parla di un netto peggioramento a livello nazionale che spingerà tutta Italia, tranne la bianca Sardegna, in zona rossa. 

Ciacciarelli: “Decisione scellerata, D’Amato deve impugnare il provvedimento”

Sulla stessa lunghezza d’onda l’esponente del Carroccio Ciacciarelli, che però rilancia: “È assurdo far passare il Lazio da giallo a rosso, senza neanche passare per l'arancione, con il numero di contagi ampiamente sotto la soglia limite. In pratica si chiude per dati vecchi di 14 giorni, soltanto facendo riferimento al parametro Rt. È una decisone scellerata che penalizzerà ancor di più attività come centri estetici, parrucchieri, ristorazione, bar e strutture sportive. L'assessore regionale alla Sanità D'Amato deve impugnare il provvedimento".”  

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