Ceccano, Caligiore: “Acea? Annoso problema per la provincia di Frosinone”

Il ricandidato ex Sindaco, capofila dei 33 Primi Cittadini che votarono la risoluzione del contratto col gestore idrico poi annullata dal Tar, attende l'esito del ricorso al Consiglio di Stato con un nuovo obiettivo: la tariffa unica regionale

Il ricandidato ex Sindaco di Ceccano Roberto Caligiore

“A fronte della nuova situazione che ci troviamo a vivere e in seguito alla grave emergenza sanitaria che ha duramente colpito il nostro fragile tessuto economico e le nostre famiglie, mi trovo costretto, ancora una volta, a portare all’attenzione l’annoso problema che Acea rappresenta per questa provincia”. Così l’ex Sindaco di Ceccano Roberto Caligiore, in trepidante attesa dell’esito del ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del 27 dicembre 2017 con cui il Tar del Lazio - Sezione di Latina annullò gli effetti della delibera di risoluzione contrattuale con il gestore idrico dell’ambito territoriale Ato 5. 

“Acea è ancora sul nostro territorio - lamenta lo stesso Caligiore - non certo grazie ai 33 sindaci che il 13 dicembre 2016 votarono la risoluzione contrattuale, ma piuttosto grazie a quei sindaci che votarono per farla rimanere”. Un messaggio che l’allora Primo Cittadino capofila, ricandidatosi in vista delle Elezioni Amministrative 2020, lancia verso una cittadinanza ceccanese divisa tra chi gli attribuisce i meriti della “battaglia”, per ora persa, contro la multiservizi romana e chi gli “sventola” criticamente il manifesto “Caligiore, insieme ad altri 32 Sindaci, caccia Acea” affisso a suo tempo in città.

Confidando nella sua rielezione, Marco Corsi ed Emanuela Piroli permettendo, il già Sindaco di centrodestra crede che “se da una parte bisogna continuare a insistere per la risoluzione del contratto, dall’altra è necessario muovere i primi passi verso un nuovo obiettivo: la tariffa unica per tutta la Regione Lazio, che garantirebbe un abbattimento cospicuo della tariffa e della conseguente bolletta per i cittadini della nostra provincia. Invito tutti i comuni (86, ndr) e i comitati a fare squadra - propone in conclusione - muovendosi politicamente anche trasversalmente, per un discorso di equità e giustizia sociale”.

Gli allora favorevoli, contrari e assenti, prima della sentenza pro Acea

Questi i 32 Comuni che, oltre a Ceccano, furono favorevoli tre anni e mezzo fa alla risoluzione: Alatri, Alvito, Arnara, Boville, Casalvieri, Cassino, Castro dei Volsci, Cervaro, Coreno Ausonio, Fiuggi, Frosinone, Guarcino, Monte San Giovanni Campano, Paliano, Picinisco, Pico, Pofi, Pontecorvo, Ripi, Rocca d’Arce, Roccasecca, San Donato Val di Comino, Sant’Elia Fiumerapido, San Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico, San Vittore del Lazio, Serrone, Settefrati, Sora, Strangolagalli, Torre Cajetani e Vallerotonda.

Questi, poi, i 16 Comuni che furono contrari: Anagni, Belmonte Castello, Ceprano, Esperia, Ferentino, Fontana Liri, Fontechiari, Fumone, Isola Liri, Patrica, Piglio, Posta Fibreno, Sgurgola, Terelle, Veroli e Vico nel Lazio. Si assenteranno, invece, in 37: Acquafondata, Acuto, Aquino, Arce, Arpino, Atina, Ausonia, Broccostella, Campodimele, Campoli Appennino, Casalattico, Castelliri, Castelnuovo Parano, Castrocielo, Colfelice, Colle San Magno, Collepardo, Falvaterra, Gallinaro, Morolo, Pastena, Pescosolido, Piedimonte San Germano, Pignataro Interamna, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Apollinare, San Biagio Saracinisco, Santopadre, Supino, Torrice, Trivigliano, Vallemaio, Vicalvi, Villa Latina, Villa Santa Lucia e Viticuso.

In attesa della pronuncia della Consulta, la ribattezzata “Cacciata di Acea” deliberata da 33 dei 49 Sindaci presenti, ovvero da 288.260 dei 397.858 cittadini rappresentati durante la votazione, è stata vanificata dalla sentenza emessa due anni e mezzo or sono dal Tar di Latina: “Il provvedimento risolutivo - recita la stessa - risulta dunque contraddittorio in raffronto agli esiti istruttori e del tutto immotivato in ordine al contrario avviso. Esso, dunque, è viziato da eccesso di potere per contraddittorietà, nonché insufficiente istruttoria e motivazione".

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"E in quanto tale - si legge ancora - vizia il provvedimento sanzionatorio che dà spessore ad addebiti ritenuti in sede istruttoria giustificati o marginali. Appare, altresì, fondato il motivo con il quale è contestata la genericità della motivazione in ordine al criterio di determinazione delle penali, il cui procedimento istruttorio, inoltre, non risulta assistito da contraddittorio con il gestore”. Per queste motivazioni il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato ragione ad Acea, condannando altresì la controparte al pagamento delle spese processuali, ma non al maxi-risarcimento di 20 milioni di euro.  

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