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Francesco De Angelis (Pensare democratico, al centro), con i sodali Mauro Buschini e Sara Battisti, e a dx Antonio Pompeo (Base riformista)

Francesco De Angelis (Pensare democratico, al centro), con i sodali Mauro Buschini e Sara Battisti, e a dx Antonio Pompeo (Base riformista)

Pd, dimissioni di Zingaretti: la scontata solidarietà di De Angelis e l’eloquente silenzio di Pompeo

In provincia di Frosinone l’uno è leader della corrente maggioritaria Pensare democratico, a sostegno del segretario uscente. L’altro, il presidente della Provincia di Frosinone, a capo della minoritaria e dissidente Base riformista, diversamente renziana

In provincia di Frosinone le dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del Pd non avranno effetti immediati: Pensare democratico, che lo sostiene, resta la corrente maggioritaria e Base riformista, diversamente renziana e dissidente, quella minoritaria. Da qui, da un lato, la scontata solidarietà di Francesco De Angelis e, dall’altro, l’eloquente silenzio di Antonio Pompeo. Tutto secondo copione, compreso un rinnovato gelo tra le parti. 

La scontata solidarietà di Pensare democratico

In Ciociaria la corrente dell’area socialdemocratica, votata al progressismo, è guidata dal leader Francesco De Angelis. E due suoi massimi esponenti, Mauro Buschini e Sara Battisti, fanno parte della maggioranza che guida la Regione Lazio governata da Zingaretti. Scontata la loro solidarietà nei confronti del segretario-presidente dopo che ha annunciato il suo passo indietro su Facebook con parole affidate alla storia: “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid”. Oggi ha assicurato che rinnoverà la tessera del Pd e “non è un tema di ripensamento che non c’è e non ci sarà”.

“Gli dico di non mollare - ha dichiarato nell’immediato De Angelis - È un momento delicato e l’Italia ha bisogno di persone come lui”. Buschini e Battisti, all’unisono, auspicano che “l’assemblea nazionale (del 13 e 14 marzo, ndr) respinga le dimissioni”. Il primo vuole che “si discuta di come far ripartire il Paese, di come accelerare sulle vaccinazioni, di come superare la pandemia e non di posizionamenti”. Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera regionale: “Le correnti del Pd che non hanno ben chiaro l’impegno che ci aspetta, la smettano di minare il lavoro che si sta facendo”. Ovvio il riferimento anche e soprattutto a Base riformista.

L’eloquente silenzio di Base riformista (e Italia viva)

Il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo, territorialmente a capo della corrente minoritaria, non ha comprensibilmente proferito alcuna parola. A livello nazionale l’ultimatum dell’intera area liberale, comprendente anche l’area che fa riferimento agli ex renziani Lorenzo Guerini e Luca Lotti, del Partito democratico era stato chiaro: voleva una gestione collegiale o sarebbe uscita fuori dalla segreteria di Zingaretti. Alla fine, nell'occhio del ciclone, è stato lui a lasciarla. 

L’ingresso del Movimento 5 Stelle nella Giunta regionale, mentre si ritiene che nel Governo Draghi il Pd venga sopraffatto dalla Lega, non ha fatto che inasprire gli animi. D’altronde non è che i Cinque Stelle, per usare un eufemismo, vadano a genio ai diversamente renziani: neanche a Pompeo, come alla fidata consigliera provinciale e comunale di Frosinone Alessandra Sardellitti. Tantomeno all’altro consigliere provinciale Germano Caperna, che è co-coordinatore provinciale di Italia viva assieme a Valentina Calcagni. Sperano tutti, specie gli esponenti del partito di Renzi, che il nuovo segretario del Pd sia il gradito presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Anche perché nel 2013 l’area liberale diventò maggioritaria e venne eletto segretario Matteo Renzi. Nel 2019 su sopraffatta dall’area socialdemocratica e iniziò l’era di Zingaretti. Ora, accordi tra correnti permettendo, non è escluso un nuovo ribaltone. Anche in provincia di Frosinone, in tal caso, i pesi specifici di Pensare democratico e Base riformista potrebbero davvero cominciare a cambiare.

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