Forum di Frosinone, Verrelli punta il dito contro l'allora presidente del collegio dei revisori

Dopo la sentenza del Tar di Latina il capogruppo della Lista per Frosinone sferra l'attacco contro il consigliere d'opposizione Stefano Pizzutelli

Bufera sulla vicenda Forum di viale Europa a Frosinone. Dopo la notizia di qualche giorno fa sulla maxi multa da 15 milioni di euro per abusivismo edilizio annullata dal Tar di Latina, e la trasmissione degli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti, ecco che ora l'attenzione si sposta su dettaglio che risale al periodo in cui avvenne la transazione tra il Comune e la Forum, ovvero a chi svolgeva l'incarico di presidente del collegio dei revisori dei conti all'epoca dei fatti.

La nota del consigliere Verrelli

“Dopo la richiesta di verifica effettuata da parte del capogruppo della lista Ottaviani Gianpiero Fabrizi, in relazione a chi ricoprisse l’incarico di presidente del collegio dei revisori dei conti durante la transazione tra il Comune e la Forum - ha dichiarato il capogruppo della Lista per Frosinone, Sergio Verrelli - è venuta fuori una sorpresa davvero sconvolgente. È, infatti, proprio l’attuale consigliere comunale Stefano Pizzutelli (che, spesso, si diletta ad ingannare il tempo, ed anche i cittadini, con esposti e denunce, come nell’ultima questione sul Parco del Matusa) il soggetto che ricopriva anche l’incarico di presidente del collegio dei revisori del Comune di Frosinone quando, prima il Consiglio comunale con l’atto di indirizzo e poi la giunta, votarono quella transazione che è stata definita dal Tar di Latina, con la sentenza pubblicata qualche giorno fa, frutto di una “singolarità costituita dalla procedura transattiva intervenuta”, ritenendo di dover trasmettere gli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti, per profili di eventuale competenza, su una ipotesi di danno erariale. Cosa faceva di bello, in quel periodo, il presidente del collegio dei revisori del Comune, Stefano Pizzutelli (di nomina politica e partitica; non certo a sorteggio, come oggi) per essersi così distratto, rispetto a due atti, uno del Consiglio e l’altro della giunta, che sono stati ritenuti addirittura nulli dal Tar di Latina?

Il Comune avrebbe dovuto acquisire la struttura

Anziché prospettare una risibile sanzione pecuniaria, il Comune avrebbe dovuto, infatti, procedere ad acquisire l’intero immobile abusivo, per un valore per le casse comunali superiore ai 10 milioni di euro. Perché anche, in sede di approvazione di bilancio, il presidente del collegio dei revisori non pose la questione di quella folle transazione, in evidente danno del Comune, come una questione essenziale per la salvezza dei conti dell’Amministrazione comunale, che da lì a breve sarebbero precipitati? È la solita questione legata al vecchio modo di fare politica, per cui se in campagna viene realizzato un metro quadrato in più di pollaio, tanti soggetti pubblici gridano allo scandalo, e se un immobile, con un abuso edilizio di migliaia di metri quadri, viene costruito sull’area comunale da parte di un privato, tanti fanno finta di non accorgersene o si voltano dall’altra parte.

Ipotesi di responsabilità

Invito, a questo punto, il sindaco Nicola Ottaviani ad integrare quella che è la trasmissione degli atti alla Corte dei Conti da parte del Tar di Latina, anche con la trasmissione della composizione del collegio dei revisori dei conti dell’epoca, il cui presidente era appunto l’attuale consigliere Stefano Pizzutelli, affinché si verifichi e si accerti ogni eventuale ipotesi di responsabilità da parte di coloro che avevano il dovere di controllare la legittimità dei conti e delle attività amministrative in grado di produrre danni o benefici per le casse comunali. Verrebbe da dire, a ripensare all’operato anche di questi giorni, delle facili denunce ed esposti proposti da consigliere Stefano Pizzutelli, che ancora non si dà pace del fatto che l’amministrazione Ottaviani abbia sottratto il Matusa alla costruzione di 130.000 metri cubi di cemento, per destinarlo al nuovo parco urbano verde, ‘nisi caste, saltem caute’ che, tradotto per noi del volgo, diviene ‘se non castamente, almeno cautamente’”.

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