Impianto a biogas, Massimiliano Tagliaferri lo vorrebbe al posto dell’ex discarica di via Le Lame

L’assessore all’Ambiente se la prende con la Regione Lazio, che si occupa della procedura di valutazione dell’impatto ambientale, e propone un sito alternativo per il biodigestore frusinate che la Maestrale srl vuole realizzare in via Antonello da Messina

Il futuribile impianto a biogas di Frosinone

Tra i vari “no” categorici al futuribile impianto a biogas di Frosinone, in primis quello dei Medici di famiglia per l’ambiente – che lo scorso 7 novembre hanno presentato osservazioni relative alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) – e a ruota quelli dei gruppi consiliari di opposizione Frosinone Indipendente (Scasseddu, Mastronardi e Riggi) e Frosinone in Comune (Stefano Pizzutelli), spunta il “nì” dell’assessore all’Ambiente Massimiliano Tagliaferri.   

Per il biodigestore anaerobico per il trattamento dei rifiuti organici, che la società Maestrale intende realizzare nel sito della Turriziani Petroli di via Antonello da Messina, lo stesso Tagliaferri propone un’alternativa: l’ex discarica di via Le Lame, “quell’ecomostro - dichiara - che proprio la Regione e i privati hanno contribuito ad edificare”.  

Di fatto, però, la Regione Lazio si occupa delle procedure di Via relative ai progetti presentati dai privati. Tenendo in considerazione i pareri dei Comuni e di tutti gli altri enti interessati, valuta se un’opera possa avere effetti negativi su ambiente, salute e benessere. In caso contrario e fino a prova contraria, la autorizza nel luogo indicato.  L’assessore Tagliaferri, invece, ritiene che alla Regione spetti l’ultima parola sulla localizzazione.  

Partendo da questo assunto, pertanto, il delegato della Giunta Ottaviani si scaglia contro la stessa e chiede di utilizzare anche i fondi destinati alla bonifica dell’ex discarica, ricadente nel Sito di interesse nazionale della Valle del Sacco, al fine di concretizzare la sua controproposta.  

La premessa dell’assessore all’ambiente Tagliaferri 

“Le più recenti tecnologie possono sempre costituire una innovazione nell’ambiente - premette il delegato all’ambiente - purché migliorino la qualità dell’aria e del contesto urbano. Ecco perché è necessario contemperare le esigenze dell’investimento da parte del privato con quelli che sono i bisogni della collettività, trasformando i problemi in effettive risorse”. 

La controproposta: biodigestore al posto dell’ex discarica  

“Allora si potrebbe ipotizzare che, anziché aggravare la situazione della qualità dell’aria e degli odori nella zona attorno al casello autostradale, da ritenersi a tutti gli effetti come densamente antropizzata e abitata, si potrebbe utilizzare la proposta del biodigestore da parte degli stessi privati per localizzarla nella zona industriale, dove insiste quello scempio artificiale costituito dalla discarica di via Le Lame”.  

Tagliaferri: “Alla Regione spetta l’ultima parola sulla localizzazione” 

“Sarebbe, quello, un bel segnale da parte della Regione che, per la prima volta, dopo aver favorito il deposito di migliaia di metri cubi di rifiuti provenienti da mezza Italia nella discarica di via Le Lame, riuscirebbe, da una parte, ad avviare la bonifica con il landfill mining, magari anche parziale e, dall’altra, a garantire un circuito virtuoso dello smaltimento. Se poi la Regione, a cui spetta l’ultima parola sulla localizzazione del biodigestore, vuole invece indirizzarsi per realizzare l’impianto su un’area di grande pregio sotto il punto di vista abitativo e dei servizi, quale quello dell’ingresso della città, allora ha capito davvero male”. 

Tagliaferri: “Utilizzare anche i finanziamenti per la bonifica” 

“L’ipotesi che metterebbe assieme differenti esigenze, sia pubbliche che private, potrebbe essere proprio quella della discarica di via Le Lame utilizzando, anche, i finanziamenti provenienti dalla perimetrazione e bonifica del Sin, in cui risulta inserita a pieno titolo proprio la nostra discarica. Se il Comune di Frosinone produce appena 4.000 tonnellate all’anno, circa, di rifiuti organici e qualcuno ha intenzione di portarne addirittura 50.000, allora il territorio deve ricevere un ristoro tangibile, anche per eventuali quantità più importanti, per riequilibrare l'investimento, che non può certo essere quello di qualche pompaggio nelle nostre caldaie di biogas, ma deve coincidere con l’eliminazione di quell’ecomostro che, a via Le Lame, proprio la Regione e i privati hanno contribuito ad edificare”. 

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