Scasseddu, Mastronardi, Pizzutelli e Riggi dicono “no” al Consiglio comunale in presenza

Gli oppositori chiedono di attenersi all’ultimo Dpcm, che prevede riunioni a distanza salvo motivate ragioni. Non ritengono tale, nella prossima seduta dell'assise di Frosinone, lo scrutinio segreto per la nomina del presidente dei Revisori dei Conti

I consiglieri comunali Fabiana ScassedduMarco MastronardiStefano Pizzutelli Daniele Riggi dicono “no” al Consiglio comunale di Frosinone in presenza. Anche e soprattutto dopo l’ultimo Dpcm anti-Covid, che al comma 1 dell’articolo 1 prevede che “nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni”.  

Il quartetto di minoranza non ritiene tale quanto sarà richiesto da uno degli undici punti all’ordine del giorno nella prossima adunanza, fissata per giovedì 29 e venerdì 30 ottobre. Si parla della votazione a scrutinio segreto per la nomina del nuovo presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. Secondo il segretario generale Angelo Scimè, già intervenuto a riguardo, si tratta di una valida motivazione per non tenere il video-Consiglio. Per gli oppositori no, anzi pensano che il tutto possa essere legato a “giochi di numeri e di maggioranze”.   

D'altronde, in occasione dell’ultimo Question Time, il consigliere Mastronardi aveva già ribadito al presidente del Consiglio Adriano Piacentini la necessità di svolgere le sedute in videoconferenza a fronte dei potenziali rischi legati al Coronavirus. Ecco perché, dopo le sue interrogazioni rivolte al sindaco Nicola Ottaviani, aveva lasciato la temporanea sala consiliare, allestita nella sede della Protezione civile, per poi continuare a seguire i lavori in diretta streaming. Ora lui e gli altri tre oppositori sbottano: “Errare è umano, ma perseverare...”, a loro modo di vedere, sarebbe diabolico.  

Dai quattro consiglieri di minoranza 

“Il servizio ConsigliCloud, fornito dalla Microvision srl al Comune di Frosinone e ad altri Enti - evidenziano Scasseddu, Mastronardi, Pizzutelli e Riggi - consente lo svolgimento del consiglio comunale in modalità video conferenza e garantisce, il ‘corretto svolgimento dei consigli comunali’, dando la possibilità di espressione del voto, “sia palese che segreto” (a riprova basta visitare la pagina web www.videocongressi.it e leggere le caratteristiche del servizio Consiglicloud)”.  

“A questo punto non capiamo perché l’Amministrazione abbia deciso di non avvalersi di questo servizio, nonostante a tutti i consiglieri siano state fornite le credenziali di accesso (username e password) già dallo scorso aprile. Il servizio ci risulta essere perfettamente funzionante, ma quand’anche l’Amministrazione lo avesse ritenuto non affidabile già da allora, perché non ha provveduto a cercare soluzioni tecnologiche alternative? Se il “problema” del voto segreto, dunque, può essere superato, perché l’Amministrazione continua ad avere un atteggiamento di chiusura sul tema consiglio a distanza?”.  

“Non vogliamo affidare la risposta a ‘cattivi pensieri’ legati a ‘giochi’ di numeri e maggioranze, ma dobbiamo comunque rilevare l’infondatezza delle motivazioni che hanno determinato anche questa volta la scelta del consiglio comunale in presenza, evidenziando inoltre, che questa ostinata posizione, oltre che contraria alle attuali regole, oltre a mettere a rischio la salute di tutti i presenti, compresi i dipendenti dell’Ente, nel migliore dei casi potrebbe comunque costringere, in caso di riscontrata successiva inconsapevole positività di uno dei presenti, alla quarantena tutti i presenti, con i conseguenti disagi di natura sociale, lavorativa ed economica che un malaugurato fatto del genere comporterebbe”.  

“In conclusione, nel ricordare che le Istituzioni dovrebbero per prime dare il buon esempio, chiediamo nuovamente al Presidente del Consiglio di verificare quanto asseriamo e di provvedere tempestivamente alla riconvocazione del Consiglio Comunale in video conferenza anche perché, tra l’altro, consideriamo davvero inaccettabile il fatto che un consigliere comunale per tutelare la propria salute, quella dei propri familiari ed in generale la salute pubblica, debba rinunciare ad esercitare il proprio ruolo di rappresentanza”.  

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