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Gianfranco Pizzutelli, membro del Cda dell'Asi Frosinone e leader del Polo Civico

Gianfranco Pizzutelli, membro del Cda dell'Asi Frosinone e leader del Polo Civico

Consorzio unico industriale del Lazio, Gianfranco Pizzutelli: “Una straordinaria opportunità”

Il membro del Cda dell’Asi, in quota centrodestra, boccia l’idea dei Consorzi di respiro comunale. Il sindaco di Frosinone Ottaviani, tra gli altri, la pensa già da tempo diversamente rispetto al leader del Polo Civico

Gianfranco Pizzutelli riaccende il dibattito sul Consorzio unico industriale del Lazio, la fusione di Asi Frosinone, Cosilam Lazio Meridionale, Cosind Sud Pontino e Asi Roma-Latina. Un Consorzio affidato al super-commissario ciociaro Francesco De Angelis e confermato poco più di nove mesi fa dal Tar del Lazio rigettando il ricorso, tra gli altri, del Comune capoluogo guidato dal sindaco Nicola Ottaviani.  

In contrasto con quest’ultimo, che ha già paventato "una differente formula per un nuovo ente pubblico-economico", è il pensiero dello stesso Pizzutelli, membro del Cda dell’Asi eletto in quota centrodestra nonché leader del gruppo più “potente” in seno all’amministrazione Ottaviani. Pizzutelli, infatti, boccia la costituzione di “consorzi di respiro comunale” in luogo di uno di con raggio di azione più ampio: “Il Consorzio industriale regionale unico è una straordinaria opportunità - evidenzia - Restarne fuori condannerebbe le imprese alla marginalità”. Spiega poi il perché, non prima di ricordare i “frutti” raccolti da Frosinone nella zona industriale Asi.  

Pizzutelli: “Oltre il 52% dei finanziamenti Asi al Capoluogo” 

“In questi due anni e poco più ho lavorato costantemente, unitamente al presidente (Francesco De Angelis, ndr) e all’intero cda, nell’interesse dell’intera zona industriale. Ma con un occhio particolarmente attento alle esigenze del territorio del Comune di Frosinone. Un dato su tutti: su 13 milioni di euro di finanziamenti per otto progetti, 6,7 riguardano l’area del capoluogo. Ben oltre il 52%. Parliamo di interventi che verranno realizzati nei prossimi tre anni, con il termine che è scattato dalla firma della convenzione (8 giugno 2020). Due di queste opere partiranno entro la prossima primavera”. 

Il membro del Cda Asi: “Il Consorzio unico si farà in ogni caso” 

“Il Consorzio industriale regionale unico è una straordinaria opportunità per le imprese e per il territorio. Il Consorzio unico non è un decentramento di competenze. Al contrario è un’opportunità, esattamente come la Camera di Commercio del Basso Lazio. Anche di più considerando le dimensioni regionali. Il Consorzio è destinato ad aumentare e trasformare le sue competenze. E dobbiamo costantemente tener presente che al centro dei ragionamenti devono esserci le imprese. Vorrei sottolineare due cose. La prima: chi non farà parte del Consorzio non potrà usufruire di finanziamenti e di altre straordinarie possibilità. La seconda: il Consorzio unico si farà in ogni caso, indipendentemente dalle scelte di chi pensa di restare fuori”. 

A proposito delle opportunità imprenditoriali 

“Dal punto di vista delle opportunità imprenditoriali una decisione di uscire dal Consorzio determinerebbe, per esempio, la perdita di cospicui finanziamenti europei e regionali riservati alle aziende che ricadono nelle aree industriali. Ma anche la perdita di imprescindibili destinazioni urbanistiche di aree ricomprese nel Prt sovracomunale, che ha una valenza regionale. Per non parlare della perdita di fondamentali destinazioni d’uso e dei servizi resi dalle infrastrutture consortili. Tanto per essere più chiari, mi riferisco agli acquedotti, alle fognature, alla fibra ottica. Non aderire significherebbe tagliare fuori le aziende del territorio, condannandole irrimediabilmente”.  

Riguardo alle conseguenze negative 

“Per non parlare delle penalizzazioni oggettive su tutta una serie di fronti: la ricerca di investitori nazionali ed esteri, la promozione di progetti di innovazione strategica, la riqualificazione delle aree dismesse, la logistica. Le imprese perderebbero il supporto della Regione, sarebbero tagliate fuori da progetti di cooperazione per la fornitura di servizi necessari all’insediamento, allo sviluppo, alla riqualificazione, alla riconversione di aziende. Per non parlare della diffusione di reti di telecomunicazioni e di servizi telematici. Pensiamo alle imprese che operano in zone in digital divide. C’è poi tutta la frontiera del Green e della costituzione di aree produttive ecologicamente attrezzate. Oltre alle sinergie di tipo distrettuale, agli studi e alle ricerche finalizzate all’innovazione”.  

Se il Comune di Frosinone dice di no? 

“Infine, elemento da non sottovalutare, se le imprese del territorio frusinate vengono tagliate fuori per la mancata adesione del Comune al Consorzio unico regionale, alla fine si corre perfino il rischio di una delocalizzazione. Visto che a pochi metri ci sono le aree di Ferentino e Anagni. Tanto per fare un esempio. Su argomenti come questo la politica non c’entra nulla. E men che meno c’entrano i partiti e le logiche muscolari che guardano a prospettive elettorali. Dobbiamo semplicemente operare per garantire alle nostre aziende il miglior futuro possibile. In termini di servizi e di opportunità. Il Consorzio industriale unico regionale è una enorme possibilità. Restarne fuori e intraprendere altre strade avrebbe un solo effetto: condannare le imprese del territorio alla marginalità”. 

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