Regione, riforma welfare del lazio: cosa prevede la nuova legge

Dalle finalità ai destinatari, dalle prestazioni essenziali alla gestione associata. Le parole chiave della normativa: omogeneità e integrazione. I fondi dei comuni sui piani distrettuali

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Dalle finalità ai destinatari, dalle prestazioni essenziali alla gestione associata. Le parole chiave della normativa: omogeneità e integrazione. I fondi dei comuni sui piani distrettuali

La legge che riforma i servizi sociali del Lazio appena approvata dal Consiglio regionale è articolata in dieci capi. Dopo aver indicato le finalità, l’oggetto e le definizioni, la normativa individua i soggetti verso i quali la Regione, in via prioritaria, attua le politiche sociali integrate. Fissate le tipologie di prestazioni essenziali, si introduce poi il concetto di gestione associata dei servizi sociali, si potenziano organismi e uffici dei distretti socio-assistenziali. Strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio del Lazio sarà il Piano sociale regionale. Nasce il Sistema informativo dei servizi sociali della Regione (Siss). Comuni associati e Asl saranno obbligati ad adottare una specifica convenzione per l’integrazione socio-sanitaria. Prevista una serie di strumenti per garantire la qualità degli interventi e dei servizi. È promossa non solo l’integrazione tra i servizi, tra i Comuni, ma pure quella tra gli interventi sociali e quelli sanitari a livello di programmazione, organizzazione, erogazione e finanziamento.

La finalità della riforma dei servizi sociali

L’obiettivo che la Regione Lazio persegue è garantire i diritti di cittadinanza sociale, promuovere la dignità della persona, sia come singola, sia inserita nella famiglia, nella comunità e nelle formazioni sociali in cui essa si realizza, promuovendone l’autonomia di vita e l’inclusione sociale.

I destinatari delle politiche sociali “integrate”

La proposta di legge, nel capo secondo, individua i soggetti verso i quali la Regione, in via prioritaria, attua le politiche sociali integrate: famiglia (compresi i nuclei monoparentali) e minori, persone con disabilità, disagio psichico, affetti da Alzheimer, anziani, immigrati e minoranze, persone vittime di violenza e donne incinte o madri in situazione di disagio sociale, persone sottoposte a provvedimenti penali, persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici giudiziari, persone senza dimora, persone con dipendenze, persone svantaggiate con necessità di alloggio o di inserimento lavorativo, tra cui i padri separati o divorziati. Sempre in tema di lavoro, il testo incentiva quello a distanza per agevolare l’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro con gli impegni di cura familiare.

Verso l’omogeneità dei servizi nei diversi territori del Lazio

Il testo, nel capo terzo, fissa anche le tipologie di prestazioni essenziali da assicurare in modo uniforme a livello di distretto socio-assistenziale, senza differenze tra comuni grandi e piccoli o tra diversi territori della Regione. Si tratta del recepimento di uno dei punti decisivi della legge 328/2000, ovvero i livelli essenziali di prestazione sociale, e l’inizio del superamento di una delle disfunzioni storiche del sistema di welfare regionale, ovvero una forte disomogeneità nell’erogazione dei servizi nei diversi territori della nostra regione. Introdotto, con emendamento approvato in aula, il riconoscimento e il supporto della figura del caregiver familiare, ossia la persona che volontariamente si prende cura di una persona non autosufficiente.

La gestione associata dei servizi sociali

Il capo quarto introduce il concetto di gestione associata dei servizi sociali, per migliorare la qualità degli interventi e della spesa. La nuova legge prevedrà la possibilità di mantenere a livello comunale soltanto quei servizi che hanno non rilevanza sanitaria e che comportano una modesta complessità gestionale. Tutti gli altri interventi dovranno essere gestiti invece a livello associato. La riforma ribalterà radicalmente anche i meccanismi finanziari della spesa sociale. Finora i comuni utilizzavano le risorse dei propri bilanci esclusivamente per i servizi da essi stessi singolarmente erogati ai loro cittadini, mentre i piani sociali di zona distrettuali venivano finanziati quasi interamente dalla Regione per fornire soltanto servizi integrativi all’offerta comunale. Con il trasferimento delle funzioni saranno potenziati i livelli organizzativi di cui al capo quinto, ovvero gli organismi e gli uffici dei distretti socio-assistenziali, attraverso il distacco del personale degli uffici dei singoli comuni dedicati ai servizi sociali.

Piano sociale regionale e sistema informativo dei servizi sociali

Il capo sesto disciplina il Piano sociale regionale, che sarà lo strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio. Per la stesura del Piano è previsto esplicitamente il coinvolgimento degli organismi del Terzo settore, delle organizzazioni sindacali e delle Asl. La Regione avrà l’obbligo di verificare la coerenza dei piani sociali di zona con il Piano regionale e il loro stato di attuazione. Nasce poi il Sistema informativo dei servizi sociali della Regione (Siss) che organizza, anche in collaborazione con l’Osservatorio permanente sulle famiglie, i vari flussi informativi provenienti da tutti i soggetti coinvolti dalla nuova legge, con una impostazione di tipo “open data”.

Convenzioni tipo tra comuni associati e Asl

Comuni associati e Asl, come specificato dall’articolato del capo settimo della proposta di legge, saranno obbligati ad adottare una specifica convenzione per l’integrazione socio-sanitaria, secondo uno schema-tipo che sarà approvato dalla Giunta regionale. Il raggiungimento degli obiettivi di integrazione sarà un elemento fondamentale per la valutazione sia per i responsabili dei piani sociali di zona, sia per i direttori dei distretti sanitari. Inoltre la legge stabilisce il potenziamento della Conferenza locale per la sanità (che riunisce i sindaci dei comuni di ciascuna Asl), che verrà trasformata nella Conferenza locale sociale e sanitaria. E soprattutto viene normata con precisione la presa in carico integrata della persona attraverso i Punti unici di accesso alle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie, e viene adottato il modello di integrazione basato sul budget di salute.

Osservatorio regionale, carta dei diritti e anagrafe dei servizi sociali

Al capo ottavo la legge prevede una serie di strumenti per garantire la qualità degli interventi e dei servizi: la nascita dell’Osservatorio regionale delle politiche sociali; l’adozione da parte dei comuni di una carta dei diritti di cittadinanza sociale; l’attuazione di processi di valutazione da parte dei cittadini e delle associazioni di tutela degli utenti; l’anagrafe elettronica dei servizi sociali. L’affidamento dei servizi dovrà avvenire sulla base della qualità oltre che del prezzo.

Integrazione tra interventi sociali e sanitari

“Integrazione” è una delle parole-chiave della proposta di legge in esame ed è espressamente disciplinata dagli articoli del capo nono. Non solo integrazione tra i servizi, tra i Comuni, ma tra gli interventi sociali e quelli sanitari a livello di programmazione, organizzazione, erogazione e finanziamento. È la fine di quello scollamento tra sistema sociale e sanitario che, a detta dei proponenti, tanto danno ha prodotto sia in termini di qualità degli interventi, sia in termini di speco di risorse.

Piani di zona distrettuali: finanziati dai comuni e integrati della Regione

I Comuni dovranno inoltre destinare la maggior parte delle loro risorse al finanziamento dei piani di zona distrettuali e la Regione interverrà con fondi integrativi per riequilibrare e garantire servizi uniformi su tutto il territorio. La nuova legge sarà finanziata, per l’anno in corso, attingendo ai capitoli di spesa già iscritti nelle disponibilità del 2016 dell'assessorato alle Politiche sociali, per circa 150 milioni di euro, di cui 80 derivanti da assegnazioni statali, 25 da risorse comunitarie.

Gli ultimi articoli, contenuti nel capo dieci, contengono le disposizioni finali, la clausola valutativa e l’abrogazione della precedente legge che regolamentava i servizi sociali regionali, la legge n. 38 del 1996.

LAZIO, CONSIGLIO APPROVA RIFORMA DEI SERVIZI SOCIALI

Abrogata la precedente norma del 1996: si passa ad un welfare “plurale” Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Daniele Leodori, ha approvato la proposta di legge n. 88 del 2013 che riforma i servizi sociali, finora regolati da una norma del 1996. Al termine di due giorni consecutivi di lavori d’Aula, hanno votato a favore del provvedimento 28 consiglieri. Sette i contrari, sei gli astenuti. Obiettivo della riforma è definire un modello di welfare regionale più aperto alla partecipazione dei soggetti pubblici e privati che operano nel sociale; più efficiente ed efficace sotto il profilo della programmazione, dell'organizzazione e della gestione dei servizi; più attento ai bisogni delle persone più deboli e fragili sia dal punto di vista sociale che sanitario. Il Lazio potrà così contare su un welfare "plurale", con un sistema allargato di governo basato sulla gestione dei servizi da parte dei comuni in forma associata. Terzo settore, associazionismo, cooperazione e impresa sociale saranno chiamati ad una partecipazione sistematica alla definizione degli interventi per promuovere la progettualità e l'innovazione sociale. Strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio del Lazio sarà il Piano sociale regionale. Nascerà inoltre il Sistema informativo dei servizi sociali della Regione (Siss). Prevista, poi, una serie di strumenti per garantire la qualità degli interventi e dei servizi. La nuova legge viene finanziata, per l’anno in corso, attingendo ai capitoli di spesa già iscritti nelle disponibilità del 2016 dell'assessorato alle Politiche sociali, per circa 150 milioni di euro, di cui 80 derivanti da assegnazioni statali, 25 da risorse comunitarie. Il testo, di iniziativa di Giunta e composto inizialmente da 71 articoli, si ispira ai principi della legge quadro nazionale 328/2000. Circa 170 (sui 764 inizialmente depositati) gli emendamenti approvati nel corso dell’esame della proposta. Due, invece, gli articoli aggiuntivi che hanno ricevuto il via libera dell’Aula. L’articolo 6 bis, proposto da Forza Italia, riconosce una serie di diritti degli utenti: una compiuta informazione sulla disponibilità delle prestazioni socioassistenziali e sulle modalità di erogazione; la riservatezza e il segreto professionale degli operatori; la partecipazione alla scelta delle prestazioni. L’articolo 9 bis, presentato del Movimento 5 stelle, disciplina le politiche in favore di bambini e adolescenti per la prevenzione e il trattamento del disagio psicopatologico. L’ultimo articolo ad essere esaminato, dopo essere stato accantonato, ha riguardato l’integrazione e l’inclusione sociale delle persone immigrate, inclusi Rom, Sinti e Camminanti. Una misura aspramente contestata dall’opposizione di centrodestra, che a più riprese aveva invece tentato di introdurre dei meccanismi premianti a vantaggio di residenti comunitari, specie nel caso di scarsità di risorse disponibili. BUSCHINI: “APPROVATA PROPOSTA DI LEGGE DI RIFORMA DEL WELFARE, ORA POLITICHE SOCIALI PIÙ VICINE AI CITTADINI” “Fornire risposte maggiormente efficaci ai bisogni dei cittadini garantendo una migliore programmazione delle politiche sociali, più vicine ai territori e rispondenti in misura maggiore alle esigenze degli utenti finali: disabili, anziani, minori, vittime di violenza, madri in situazione di disagio, persone svantaggiate. Questi gli obiettivi della proposta di legge per il ‘Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio’, appena approvata dal consiglio regionale. Il testo proposto dalla giunta, che riformerà l’intera rete dei servizi sociali regionali recependo le indicazioni della legge 328, colma un ritardo di 20 anni da parte della Regione Lazio e accoglie le richieste provenienti da tutte le parti sociali che hanno collaborato alla stesura della Pl e che attendevano, con forte interesse, questo provvedimento da parte del Consiglio regionale. Terzo settore, associazionismo, cooperazione e impresa sociale saranno protagonisti nella programmazione degli interventi, per un miglioramento della qualità degli stessi e per un utilizzo delle risorse calibrato su quelle che sono le necessità degli utenti. Un grazie all’Assessore al ramo Rita Visini, alle Commissioni preposte e al Consiglio regionale per l’approvazione di un testo, migliore rispetto a quello iniziale grazie alle proposte emendative, e per una legge tanto attesa e fondamentale per il Lazio”. Lo dichiara in una nota l’Assessore Regionale Mauro Buschini. La Nota di Simone Lupi (PD) “Con l’approvazione questa notte della riforma del welfare il Consiglio regionale ha raggiunto un importante obiettivo del mandato che i cittadini hanno dato alla Giunta Zingaretti, con un provvedimento che era lungamente atteso dal terzo settore e dalle istituzioni che si occupano di chi è più in difficoltà!” Così in una nota Simone Lupi, Presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale del Lazio. “Con la legge si mette a sistema l’azione di razionalizzazione che in questi anni si è portata avanti e si attua pienamente la legislazione nazionale, che dal 2000 non era ancora stata recepita dalle amministrazioni precedenti! In particolare si interviene per quanto riguarda l’integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari a carattere sociale, coordinando fortemente l’azione dei comuni e quella delle asl – illustra Lupi – Si rafforza, inoltre, l’azione di programmazione della Regione con il Piano Sociale Regionale e la definizione dei livelli minimi di erogazione dei servizi ed i criteri per gli stessi e la partecipazione dei cittadini e dei soggetti del terzo settore”. “Voglio poi sottolineare l’inserimento tra i servizi previsti quelli destinati alle donne vittime di violenza in linea con la legge del 2014 di cui sono stato promotore, quelli contro l’abuso dei minori e l’infibulazione, così come il rilancio dei consultori e l’innovativo sostegno a co-housing, auto-mutuo-aiuto e associazionismo familiare– continua Simone Lupi – Infine, apprezzo particolarmente la definizione in maniera chiara del sistema di governance dei Piani di zona, che vede i comuni protagonisti, attraverso la gestione associata dei servizi, e rafforza la partecipazione da parte dei soggetti del terzo settore”.

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