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Roma, abbiamo ancora tre mesi di tempo per convertire le vecchie lire in euro

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 26 del c.d. “Decreto Salva Italia”, emanato dal Governo Monti a fine 2011, con il quale si anticipava al 27 dicembre dello stesso anno il termine di prescrizione delle banconote, dei...

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 26 del c.d. “Decreto Salva Italia”, emanato dal Governo Monti a fine 2011, con il quale si anticipava al 27 dicembre dello stesso anno il termine di prescrizione delle banconote, dei biglietti e delle monete in lire ancora in circolazione, originariamente fissato dalla Legge Finanziaria 2003, al 28 febbraio 2012. Il pronunciamento di incostituzionalità della Corte, pertanto, nel rendere nuovamente attuabile la conversione “lira-euro” consente, a tutti quelli che hanno ancora delle lire in casa e per il tempo residuo di circa tre mesi a partire da oggi, di poter effettuare il cambio delle lire presso tutte le filiali dalla Banca d’Italia.

La questione della legittimità costituzionale del provvedimento era stata sollevata dal Tribunale di Milano, a seguito di un ricorso avanzato da un gruppo di risparmiatori contro la Banca d’Italia, per non essere riusciti ad ottenere il cambio di una somma di circa 27.500 euro.

Secondo i giudici del Palazzo della Consulta “la norma violerebbe, in primo luogo, gli artt. 3 e 97 della Costituzione, per contrasto con il principio di affidamento e di certezza del diritto, perché avrebbe disposto una vera e propria estinzione, «con decorrenza immediata», del diritto di convertire in euro le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione, anticipando di poco meno di tre mesi la scadenza del termine di prescrizione originariamente fissata al 28 febbraio 2012. Ne conseguirebbe l’evidente frustrazione del credito vantato dai possessori di lire nei confronti della Banca d’Italia.

La sentenza della Corte Costituzionale è stata dunque motivata con il fatto che, essendo trascorsi 9 anni e 9 mesi dalla pubblicazione della legge che stabiliva in 10 anni il limite di tempo entro il quale effettuare il cambio delle lire, i risparmiatori fossero legittimati a pensare di avere ancora tre mesi di tempo. “Non è dubitabile – si legge ancora nella sentenza – che il quadro normativo preesistente alla disposizione denunciata di incostituzionalità fosse tale da far sorgere nei possessori di banconote in lire la ragionevole fiducia nel mantenimento del termine fino alla sua prevista scadenza decennale”. E “il fatto che, al momento dell’entrata in vigore della disposizione censurata, fossero già trascorsi nove anni e nove mesi circa dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che, confidando nella perdurante pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione in euro delle banconote in lire possedute. Il lungo tempo trascorso senza alcuna modifica dell’assetto normativo regolatore del rapporto rende anzi ancora più evidente il carattere certamente consolidato della posizione giuridica dei possessori di banconote in lire e della loro legittima aspettativa a convertirle in euro entro il termine che sarebbe venuto a scadenza il 28 febbraio 2012 e tanto più censurabile l’improvviso intervento del legislatore su di esso.”

Stando ai calcoli della stessa Banca d’Italia, nel Paese ci sono ancora fra gli 1,5 ed i 2 miliardi di vecchie lire da convertire in euro.

Giorgio De Rossi

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