Roma, Brexit: le gravi conseguenze per l’Italia e le verità nascoste

Numerosi sono gli svantaggi che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbero verificarsi per l’oltre mezzo milione di italiani che vivono e lavorano in Gran Bretagna.

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Numerosi sono gli svantaggi che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbero verificarsi per l’oltre mezzo milione di italiani che vivono e lavorano in Gran Bretagna. Per quanto concerne il lavoro chi già paga le tasse in Gran Bretagna da cinque anni può richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza, ma chi volesse farlo ora rischia di scontrarsi con una burocrazia molto più lunga. Inoltre, chi volesse trasferirsi nel UK, da oggi in poi, non potrà più farlo se non dimostra di aver già trovato un’occupazione prima della partenza.

Ma la più immediata conseguenza sarà quella che riguarda i controlli, i visti e le questioni burocratiche alle frontiere, necessari per spostarsi da e verso il Regno Unito. Non avendo sottoscritto gli accordi di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci, la libertà di movimento tra Londra e il resto dell’Europa era garantita solo dal suo essere membro dell’Unione. Con la vittoria del Leave, però, questa libertà di movimento subirà una brusca frenata e per poter mettere piede sul terreno britannico sarà necessario sottoporsi ai controlli alla frontiera come tutti gli altri cittadini extracomunitari. Quindi niente più precedenze e file separate durante le verifiche per l’entrata nel Paese.

Per quanto concerne lo studio le rette universitarie saranno destinate a salire notevolmente e si dovrà procedere alla riorganizzazione del Progetto Erasmus che vedrà preclusa sicuramente quell’esperienza unica offerta sino ad ora dalle Università di Londra, Oxford e Cambridge di grande prestigio e conosciute in tutto il mondo. Secondo Mario Panizza, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre “La Brexit – ha sottolineato – è un danno concreto e d’immagine per tutti gli studenti universitari d’Europa. La generazione Erasmus, nata e cresciuta in Europa, ora vedrà venir meno la sua componente inglese. Un vero peccato”.

Circa l’assistenza sanitaria è prematuro delinearne il funzionamento, ma finora era basata sulla reciprocità dei Paesi Ue. Ora c’è il rischio che un italiano che necessiti del pronto soccorso inglese non avrà più un trattamento gratuito.

Saranno infine annullati anche i sussidi di disoccupazione e la possibilità di ottenere un alloggio popolare.

Le sopra riportate conseguenze non descrivono tuttavia in modo esaustivo il cataclisma causato dal c.d. “Venerdì nero” durante il quale sono bastati pochi istanti dall'annuncio della vittoria dei «Si» per mettere in moto un processo di distruzione finanziaria globale mai visto prima d'ora. Da Tokyo a Shangai, da Francoforte a Wall Street, azioni, obbligazioni, valute, titoli di Stato, materie prime e futures sono stati travolti da un'ondata di panico senza precedenti: la sterlina, come previsto in caso di vittoria del fronte anti-Ue, è crollata ai livelli di trenta anni fa e il petrolio ha perso in pochi istanti tutto quello che aveva recuperato in tre mesi. Precipitate anche le altre Borse europee con Parigi che ha chiuso la settimana a -7,9%, Francoforte -6,7%, Madrid -12,2%.

Per effetto della Brexit Milano ha registrato il peggiore calo nella storia di Piazza Affari ed è stata il fanalino di coda delle piazze europee seguita solo dalla “maglia nera” di Atene. Anche i più esperti operatori di Borsa, dopo un rapido sforzo di memoria, hanno dovuto allargare le braccia. Non esiste nella storia recente della Piazza Affari un calo della portata di quello registrato dopo l'esito del referendum inglese:-12,48%. Un numero da brividi che non si era visto nemmeno l'11 settembre 2001, quando la Borsa di Milano aveva perso il - 7,57%. E poiché, come spesso accade, piove sul bagnato, i contraccolpi più pesanti sono stati proprio per i titoli bancari. Dopo una giornata di tracolli e di sospensioni per eccesso di ribasso, hanno chiuso con cali disastrosi, oscillanti tra il 23% e il 24%,Bper, Popolare di Milano, Unicredit, Banco Popolare e Intesa Sanpaolo. Il nostro sistema creditizio, pur essendo valutato edefinito solido da Autorità Politiche e Monetarie, tuttavia, quando le scosse sui mercati finanziari si fanno violente, sembrerebbe il primo a mostrare le corde.

E qui si scopre un altro altarino. La Borsa italiana, con sede a Milano, è una società che si occupa della regolamentazione e della gestione dei mercati, nonché dell'organizzazione e del funzionamento della borsa valori.Per ammontare capitalizzato totale la borsa valori italiana è la 14ª al mondo.Orbene, il 23 giugno 2007, la Borsa di Londra (London Stock Exchange) e la Borsa Italiana si sono fuse andando a creare il London Stock Exchange Group, l'holding che controlla il 100% di Borsa Italiana S.p.A. e il 100% di London Stock Exchange plc.

La Borsa di Milano è dunque controllata proprio dalla Borsa di Londra e appare alquanto strano che Londra, come ci si sarebbe potuti attendere, abbia perso appena il - 2,76% a fronte del citato – 12,48% di Milano. Infine,su questo legame societario pesa ora un grosso punto interrogativo, visto che l'Inghilterra non è più nell'Unione Europea:quali rapporti regoleranno d'ora in poi le due istituzioni, dal momento che cadrà persino la libertà di circolazione dei loro dipendenti tra un Paese e l'altro?

Giorgio De Rossi

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