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Roma, c’era una volta la “buona tavola”:ci sarà anche in futuro ?

L’Unione Europea , già dai primi mesi del 2013, è impegnata a negoziare un accordo commerciale con gli Stati Uniti, noto come “Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti” o TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)...

L'Unione Europea , già dai primi mesi del 2013, è impegnata a negoziare un accordo commerciale con gli Stati Uniti, noto come "Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti" o TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

L'obiettivo è quello di integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie che rendono difficili gli scambi economici tra USA e UE: barriere legate alle differenze esistenti nei regolamenti tecnici, nelle norme e procedure di omologazione degli standard applicati ai prodotti, alle regole sanitarie e fitosanitarie.

L'accordo è costituito da 24 capitoli suddivisi in 3 parti, i cui testi negoziali sono pubblicati in modo integrale e plurilingue sul sito della Commissione europea ed illustrano, alla data del 1° aprile 2015, i contenuti salienti del Partenariato TTIP che di seguito riportiamo per dovere di informazione e soprattutto per conoscere la posizione ufficiale delle Autorità europee. << Gli obiettivi dell'accordo sono:

Migliorare l' accesso al mercato USA

Questa prima parte del TTIP funzionerebbe allo stesso modo degli altri accordi commerciali dell'UE già in vigore. In altre parole, l'obiettivo è aiutare le imprese dell'UE - a prescindere dalle loro dimensioni o dai prodotti che vendono - a ottenere un migliore accesso ai mercati esteri extra-UE. Con il TTIP, le imprese europee potrebbero:

  • esportare di più negli USA e aggiudicarsi appalti pubblici
  • importare una maggiore quantità di beni o servizi di cui hanno bisogno per ottenere i loro prodotti finali
  • stabilire più facilmente se un prodotto è considerato "Made in Europe" (o Made in USA)
  • investire più facilmente negli USA.

Ridurre gli oneri burocratici ed i costi, ma senza abbassare la guardia In questo campo si aprono nuove prospettive per un accordo commerciale dell'UE.

Il nostro obiettivo è far sì che le autorità di regolamentazione europee ed americane collaborino più strettamente di quanto non facciano ora. Questa esigenza nasce dal fatto che, per esportare verso gli Stati Uniti, le imprese dell'UE devono adeguarsi agli standard statunitensi. Spesso tali norme garantiscono lo stesso livello di sicurezza o qualità, ma sono diverse in termini di dettagli tecnici e di procedure per verificare se le imprese rispettano i requisiti previsti. Ciò può essere troppo costoso essenzialmente per le imprese più piccole. La cooperazione in campo normativo potrebbe ridurre tali costi, mantenendo nel contempo gli elevati livelli di protezione delle persone e dell'ambiente previsti dall'UE.

Nuove norme per rendere più agevole ed equo esportare, importare ed investire

In questa parte l'obiettivo è quello di introdurre nuove norme per aiutare le imprese dell'UE a:

  • trarre il massimo vantaggio dal TTIP, soprattutto per le imprese di modeste dimensioni
  • accedere all'energia e alle materie prime di cui hanno bisogno
  • tutelare la loro proprietà intellettuale, ossia la ricerca e le idee alla base dei nuovi prodotti
  • investire con fiducia, sapendo di poter contare su un certo grado di protezione in caso di problemi
  • risparmiare tempo e denaro nello svolgimento delle pratiche burocratiche in dogana.

Vogliamo anche che questa parte dell'accordo stabilisca le misure necessarie per porre lo sviluppo sostenibile al centro del TTIP e garantire che il commercio contribuisca a tutelare i diritti dei lavoratori, l'ambiente ed un sistema tale da assicurare che la società civile possa verificare che teniamo fede agli impegni presi. Detto sistema deve comprendere:

  • gli organismi di rappresentanza delle imprese
  • i sindacati
  • le associazioni dei consumatori, i gruppi ambientalisti e altre organizzazioni non governative (ONG)
  • un meccanismo per risolvere le controversie tra i governi dell'UE e degli Stati Uniti riconosciuto da entrambi.

Attualmente l'Europa si trova a far fronte a grandi sfide:

  • rilanciare la nostra economia
  • rispondere alle situazioni di conflitto in prossimità delle nostre frontiere
  • adattarsi ad altre economie emergenti
  • mantenere la nostra influenza nel mondo.

Uno studio indipendente e i precedenti accordi commerciali dell'UE dimostrano che il TTIP porterebbe i seguenti vantaggi:

  • creazione di posti di lavoro e rilancio della crescita in tutta l'UE
  • riduzione dei prezzi per i consumatori e scelta più ampia.

Il TTIP non può tuttavia essere un accordo da accettare a qualunque prezzo. I cittadini hanno ovviamente un serie di domande e preoccupazioni riguardo ai negoziati e sta a noi comprenderle e dare una risposta. E' nostro compito garantire che i prodotti importati nell'UE rispettino i nostri standard elevati e siano tali da proteggere la salute e la sicurezza dei cittadini e dell'ambiente attraverso l'adozione di apposite normative. Nel 2013 i Governi dell'UE hanno conferito alla Commissione un mandato di negoziazione del TTIP. Ora li coinvolgiamo nei negoziati insieme al Parlamento europeo, alle imprese e ai sindacati, ai consumatori e ad altri gruppi di interesse pubblico, tra cui quello in campo sanitario e all'opinione pubblica. E quando avremo un testo definitivo, spetterà ai Governi e ai membri del Parlamento europeo decidere.>>

Quella appena delineata è pertanto la posizione ufficiale dell'Europa dalla quale siamo partiti e sulla quale sono sorte una serie di considerazioni e di problematiche che un argomento di così complessa portata inevitabilmente suscita. Il premio Nobel per l'economia, Joseph Stiglitz, ha bocciato l'eventuale accordo di libero scambio tra Ue e Usa ritenendolo iniquo. Circa i motivi per i quali l'Europa non dovrebbe sottoscriverlo, il Professore ha accusato "le grandi compagnie di entrambi i lati" di volere questo trattato perché garantirebbe loro "profitti maggiori". La contropartita sulla quale il premio Nobel invita a riflettere è quella dei costi. "I costi da pagare in termini di salute, ambiente e sicurezza dei cittadini sarebbero enormi ed i benefici vanno alle multinazionali", sostiene. Costi che a suo parere non sono neppure valutabili, perché è in atto un tentativo di "sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi". In buona sostanza Joseph Stiglitz sostiene che l'accordo comporterà una riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela dei diritti dei consumatori. In realtà la segretezza è, al momento, uno degli aspetti più ambigui: le trattative sinora si sono svolte nel più assoluto riserbo, sottraendo il procedere degli accordi ad ogni forma di dibattito pubblico: all'inizio del 2014 è stata divulgata una prima 'bozza' del trattato; essa contiene l'indicazione delle riforme delle leggi che i singoli Paesi firmatari dovranno adottare per omogeneizzare la regolamentazione di alcuni settori economici portanti ed i punti nodali restano segreti non solo alla gente comune, ma anche ai parlamentari nazionali che dovranno votarli. Il pericolo della poca trasparenza dei negoziati potrebbe quindi condurre ad una adesione quanto mai enigmatica basata sul "prendere o lasciare". Una considerazione altrettanto di rilievo sul futuro Partenariato tra gli USA e l'UE consiste nel fatto che nei 28 Paesi dell'Unione Europea il 99,8% delle imprese (23 milioni) ha meno di 249 addetti ed assorbe il 67,4% dell'occupazione. Il 91,8% di esse conta meno di 9 dipendenti, configurandosi quindi come micro imprese, percentuale che in Italia sale al 95% del totale. Da qui la necessità di rafforzare il nostro sistema imprenditoriale delle PMI attraverso la costruzione e lo sviluppo dei nuovi modelli aggregativi delle Reti di Imprese. Inoltre, per il nostro Paese, spicca la questione dell'etichettatura delle carni, problematica per la quale l'Unione Europea aveva già provato a far eliminare anche quella facoltativa. Negli Stati Uniti non è nemmeno obbligatorio riportare il trattamento con ormoni e antibiotici, tipico degli allevamenti estremamente intensivi americani. Il tutto a discapito non solo del consumatore, ma anche delle piccole imprese italiane del settore. Altro rilevante fattore di rischio è quello dei prodotti DOC, DOP e IGP. Gli Usa si oppongono alle denominazioni geografiche rivendicando la possibilità per chiunque di utilizzare nomi registrati. Il pericolo è che con l'approvazione degli accordi l'Italia non potrà più impedire che chiunque al mondo possa chiamare i propri prodotti Parma, San Daniele o Parmigiano Reggiano. Il danno di immagine sarebbe decisamente incalcolabile soprattutto in considerazione delle numerosissime ed apprezzate eccellenze del nostro agro-alimentare "Made in Italy", tutte in bella mostra nell'Expo di Milano.

Giorgio De Rossi

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