Roma, i "limiti" dell'anti-decisionalità

di Luigi Gentili La stasi decisionale è uno dei pericoli maggiori che influisce sull'equilibrio politico ed economico di una collettività. A partire da Roma, che fatica a trovare un assessore al bilancio, le crisi oggi sembrano  tramutarsi in...

di Luigi Gentili

La stasi decisionale è uno dei pericoli maggiori che influisce sull'equilibrio politico ed economico di una collettività. A partire da Roma, che fatica a trovare un assessore al bilancio, le crisi oggi sembrano tramutarsi in stagnazioni croniche. Roma non può attendere, le scadenze sono vicine: occorre affrontare il secondo assestamento di bilancio comunale e il documento contabile di previsione per il 2017. Si tratta di "decisioni" da prendere, e in fretta, perché occorre chiarire quali saranno le risorse per il trasporto pubblico e lo smaltimento dei rifiuti, ma anche le scelte da effettuare riguardo le cessioni delle farmacie comunali e della Compagnia assicurativa del Campidoglio, il riassetto delle partecipate, l'emergenza abitativa e gli interventi sul patrimonio immobiliare del Comune.

Decidere, oggi, sembra difficile, perché le forze e le controforze dell'innovazione sembrano paralizzarsi a vicenda, e il cambiamento è frenato. Questo processo è evidente anche al livello Nazionale, dove una Riforma costituzionale ogni giorno trova impedimenti e ostacoli non di primaria importanza. Ora è la riforma elettorale che deve cambiare, e il presidente del Consiglio Matteo Renzi afferma di essere pronto al dialogo. Le alternative? Il Bersanellum ha il difetto di non definire chi vince, con il rischio di formare governi di coalizione che si estendono ai soliti gruppi di destra. Il Provincellum, d'altro canto, con l'introduzione di collegi uninominali - su base molto ristretta - eliminerebbe le preferenze. In un momento in cui la Riforma costituzionale può veramente dare una svolta politica al nostro paese, si rischia una paralisi nel gestire in modo unitario una campagna elettorale difficile e dall'esito incerto. Non se ne può parlare dopo? Quello che occorre, ora, è una legge che assicuri la governabilità, e questo e garantito dal premio di maggioranza e dal ballottaggio, il resto può essere rivisto dopo il Referendum.

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Come se non bastasse, la paralisi decisionale sembra emergere anche sul fronte europeo. Da un lato la Germania, inflessibile sul fronte dell'austerity, dall'altra l'Italia e la Francia che chiedono maggiore flessibilità. Come si fa ad ostacolare gli investimenti produttivi in un momento in cui l'Europa stenta a riprendersi dalla crisi? Il fronte anti austerità comprende anche Paesi come la Grecia, il Portogallo, Cipro, Malta e la Spagna, eppure il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble sembra mostrare un'ostinazione che vanta a nome dell'Europa intera. Il ministro critica due socialisti come Hollande e Renzi, ma le sue posizioni non sono condizionate forse da problemi interni alla Germania? Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan vede infatti nella fermezza della Merkel un attacco agli alleati socialdemocratici del governo di Berlino, che nelle prossime elezioni torneranno all'opposizione. Così, per motivi interni a Stati esteri, le "decisioni" a favore di una legge di stabilità espansiva, indispensabili, rischiano di impantanarsi in un'altro delle tante paludi.

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