Roma, i nodi del Campidoglio e la crisi del management

di Luigi Gentili La crisi che sta subendo in questi giorni il Campidoglio lascia sconcertati. A pochi mesi dal suo insediamento, l'amministrazione del M5S evidenzia una serie di dimissioni a raffica, oltre che le polemiche sui maxistipendi.

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di Luigi Gentili

La crisi che sta subendo in questi giorni il Campidoglio lascia sconcertati. A pochi mesi dal suo insediamento, l'amministrazione del M5S evidenzia una serie di dimissioni a raffica, oltre che le polemiche sui maxistipendi. Spiccano delle cariche vacanti, in un momento in cui dovrebbero iniziare a prendere forma alcune scelte vitali per la Città. Roma rischia di sprofondare nel caos, e i servizi essenziali per la collettività si avvicinano alla paralisi, a iniziare dai rifiuti, che nelle aree lontane dal centro sono ancora visibili e i trasporti, con la carenza di mezzi in un momento in cui le scuole stanno per riaprire. Considerando che Roma è la città simbolo della capacità di governare, i penta stellati rischiano davvero di bruciarsi. Il motivo di tutto ciò? Indubbiamente pesano le intese pre-elettorali, le troppe forze politiche di natura diversa che hanno sostenuto la Raggi e che ora si trovano in disaccordo. C'è però anche un'altra ragione.

Quella che sta investendo la Capitale è indubbiamente una crisi del management politico. Essa nasce dall'impossibilità di creare un gruppo dirigente che sia politicamente "rappresentativo" ma anche professionalmente "indirizzato". Questo gruppo doveva essere individuato già da tempo, e invece tutti erano conviti che sarebbe nato spontaneamente dopo la vittoria. Un gruppo dirigente non può essere improvvisato dall'oggi al domani, necessita di una selezione ponderata che si fonda su valori e idee condivise. I veri manager, anche quelli politici, non sono mai tecnici puri: essi sono delle persone che condividono una ideologia comune. I 5S non hanno una carenza di ideologia, non sono privi di mappe culturali di riferimento come sostiene il sociologo Domenico De Masi sulle pagine del "Corriere della Sera" di oggi (04/09/2016). Il problema è semmai un'altro: all'interno del movimento penta stellato esistono due mappe culturali di riferimento contrapposte.

Le due correnti interne ai 5S di Roma si rifanno a due scuole di economia, quella della decrescita e quella keynesiana di destra. La prima, che è maggioritaria, propende per un disinvestimento produttivo e una gestione economica de-pianificata, la seconda invece vuole aumentare la spesa pubblica senza agire su quella improduttiva, facendo aumentare il debito. Questa contrapposizione può pesare sulla scelta delle nomine, rimettendo in discussione continuamente piani e programmi già deliberati. Basta pensare alla nomina del nuovo assessore al bilancio, una figura chiave per la rinegoziazione del debito, che potrebbe ricadere su una di queste correnti di idee.

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Il nome che circola più insistentemente, in questi giorni, è quello dell'economista Antonio Galloni, keynesiano di destra. Da un'intervista apparsa anch'essa sul "Corriere della Sera" di oggi (04/09/2016) afferma che sarebbe interessato alla nomina di assessore al bilancio perché condivide i principi originali del M5S, ma pone una condizione: le Olimpiadi. Per Galloni sono una priorità irrinunciabile per l'economia della Capitale. Ecco allora che di punto in bianco, l'idea centrale della Raggi, legata all'economia della decrescita e contraria agli investimenti olimpici è rimessa in discussione. Con una base manageriale instabile è impossibile governare una città complessa, e la crisi politica rischia di diventare una crisi sociale.

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