Roma, il Natale e la sobrietà del ceto medio

di Luigi Gentili Roma è una città che perde colpi, lentamente. Le sue periferie, il degrado urbano, i mezzi pubblici che non passano, le tasse tra le più alte d'Italia testimoniano l'inedia di una politica che ha perduto la capacità di decidere...

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di Luigi Gentili

Roma è una città che perde colpi, lentamente. Le sue periferie, il degrado urbano, i mezzi pubblici che non passano, le tasse tra le più alte d'Italia testimoniano l'inedia di una politica che ha perduto la capacità di decidere - e quando lo fa sbaglia -.

A Roma ci sono quasi tre milioni di abitanti che hanno bisogno di servizi e di interventi ad hoc, ma tutto sembra indifferente alle esigenze della collettività. L'ultimo bilancio capitolino è un chiaro esempio di questa assenza di prospettiva, specialmente quando scompaiono gli investimenti produttivi e quando la cultura e il sociale subiscono dei tagli gravosi. Perché succede questo?

La politica più fragile è quella sostenuta dal populismo. Quest'ultimo, quando trionfa, da subito segni di ingovernabilità, portando alla ribalta le persone sbagliate nei posti sbagliati. Forse però occorre chiedersi anche perché questo fenomeno trionfa. Il populismo si espande perché si basa sullo scontento generale, e vede nell'impoverimento del ceto medio l'humus che lo alimenta. Trent'anni fa Roma aveva una classe operaia, composta in prevalenza da edili e in misura minore dagli addetti delle industrie. Questi erano presenti sulla Tiburtina, sulla Tuscolana o nella zona di Pomezia. Negli anni ottanta entra in crisi l'operaio di massa e il ceto medio impiegatizio lo sostituisce. Avviene allora la sostituzione della produzione con il consumo, oggi intaccato dalla recessione economica.

Assistiamo alla crisi dell'impiegato di massa. Da una società che ha una forma ellittica (una grossa pancia centrale e due poli schiacciati verso l'alto e verso il basso) si passa a una condizione a grande U (con un centro smilzito e due estremità più grandi). Si riduce il "ceto medio", o si è ricchi o si è poveri. Questo fenomeno si manifesta in tutte le società occidentalizzate ma a Roma è particolarmente evidente. Da ciò viene fuori un bacino di elettori facilmente strumentalizzabile dalla retorica del nulla, che condanna lo status quo per poi rivelarsi, nella prova dei fatti, un meccanismo incapace di governare. Chi si fa strada con i rancori della gente, senza programmi e gruppi dirigenti validi, non può affrontare i problemi economici che oggi sono un'emergenza.

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E' importante ripartire dall'economia, quindi, attraverso il sostegno a politiche anti-cicliche. Le dispute del potere offuscano le priorità da affrontare. Roma è in balia di una giunta capitolina che non si sa se durerà, e nel frattempo il Natale appare all'insegna del deficit. Secondo gli ultimi dati delle maggiori organizzazioni dei commercianti romani, i consumi crollano con punte che arrivano al 40% rispetto allo scorso anno. I settori più colpiti sono l'abbigliamento, l'elettronica e la profumeria. Anche gli alimentari sono in crisi. La scelta capitolina di bloccare il traffico dentro Roma ha dato poi il colpo di grazia al crollo, considerando che il periodo di Natale per i negozianti rappresenta tra il 50 e il 70% del fatturato annuo. Non si poteva aspettare dopo le feste? Il pericolo è che spesso le decisioni sbagliate, se sommate a quelle non prese, creano dei danni esponenziali, e Roma non può permetterseli.

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