Roma, la guerra del pecorino aperto tavolo agroalimentare alla Regione

Filiera del latte ovino: il tavolo agroalimentare della regione lazio rilancia la piattaforma rivendicativa presentata da coldiretti in occasione della guerra del pecorino a tutela della produzione locale

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Filiera del latte ovino: il tavolo agroalimentare della regione lazio rilancia la piattaforma rivendicativa presentata da coldiretti in occasione della guerra del pecorino a tutela della produzione locale

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“Il tavolo di filiera appena concluso in Regione Lazio ha condiviso tutti i punti salienti della nostra piattaforma rivendicativa. L’appoggio istituzionale rafforza la nostra battaglia sindacale a tutela degli allevatori e dei produttori di pecorino di Roma e del Lazio”. Lo dichiara Aldo Mattia, direttore regionale della Coldiretti, presente al tavolo agroalimentare convocato dall’assessore all’agricoltura Carlo Hausmann per regolamentare la filiera del latte ovino laziale, consolidarla sul territorio e conferirle autonomia e indipendenza, economica e produttiva, da quella sarda. Il vertice si è concluso con la proposta di indicare obbligatoriamente in etichetta la provenienza territoriale del rinomato formaggio per garantirne la riconoscibilità sui mercati e con la richiesta di istituire nella Capitale una sede distaccata del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano Dop (la sola oggi esistente si trova in Sardegna). Non solo. Il tavolo agroalimentare sollecita il Ministero delle Politiche Agricole a riconoscere la nuova Dop del Cacio Romano e ad applicare, dal primo gennaio 2017, la normativa già autorizzata dalla Ue che introduce l’obbligatorietà di indicare in etichetta l’origine del latte a lunga conservazione e la provenienza di quello impiegato per produrre formaggi e altri derivati. “La Regione Lazio – aggiunge Mattia – conferma la validità delle ragioni che ci hanno spinto a scendere in piazza per quella che consideriamo, tuttavia, soltanto la prima delle forme di mobilitazione che siamo pronti a ripetere per ottenere le certezze normative che mettano pastori e trasformatori romani e laziali nelle condizioni di poter adeguatamente valorizzare la propria produzione. Sia chiaro che la nostra non è una guerra tra poveri, non una battaglia del Lazio contro la Sardegna, ma anzi una rivendicazione finalizzata ad esaltare e tutelare il valore di entrambe le produzioni territoriali”.

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