Roma, LAFFER: chi era costui ? La mortificante lezione fiscale subita dall’Italia durante una cena all’Expo di Milano !

IL Primo Ministro israeliano, Benjamin Nethnyahu, in occasione di una sua recente visita all’Expo di Milano, durante la cena offerta in suo onore, ha spiegato la politica che l’Italia dovrebbe seguire per superare lo scoglio di una tassazione che...

Curva

IL Primo Ministro israeliano, Benjamin Nethnyahu, in occasione di una sua recente visita all’Expo di Milano, durante la cena offerta in suo onore, ha spiegato la politica che l’Italia dovrebbe seguire per superare lo scoglio di una tassazione che ha ormai raggiunto livelli insostenibili. Infatti, allorché i due Commissari presenti, rispettivamente, Giuseppe Sala per l’Espozione milanese e l’imprenditrice Diana Bracco per il Padiglione Italia, hanno riferito all’illustre ospite che il nostro Paese ha raggiunto e spesso superato una tassazione del 50% lo stesso Primo Ministro di Israele ha rapidamente disegnato dietro al Menù, tra lo stupore generale, la cosiddetta “Curva di Laffer”: grafico che, con una tipica forma ad U rovesciata, mette in relazione le aliquote di imposta (sull’ asse delle ascisse) con l’ammontare delle entrate fiscali (sull’asse delle ordinate). Essa è stata rappresentata per la prima volta nel 1974, durante una cena, dall’economista americano Arthur Laffer e successivamente impiegata per convincere l’allora candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette. Il concetto era comunque già noto dal mondo arabo fin dal Medioevo, allorchè il Tunisino Ibn Khaldun (1332 – 1406), nel suo Trattato di teoria politica ed economica “Prolegomena”dimostrò, tra l’altro, che alzare le tasse oltre una certa soglia avrebbe potuto causare un calo del gettito fiscale.

Il principio alla base della Curva di Laffer è che quando le imposte sono pari al 100 % per cento o allo zero per cento il gettito che ottiene lo Stato è lo stesso: ossia zero. Tra questi due livelli di imposizione fiscale esiste una “curva”, appunto, che sale raggiungendo un livello di tassazione ottimale e comincia a scendere mano a mano che pagare le tasse diviene sempre meno conveniente. Quello che la “Curva di Laffer” non dice, però, è quale sia il livello di tassazione ottimale, che dipende da molteplici variabili probabilmente impossibili da calcolare.

Alcune settimane or sono chi scrive pubblicava, su questo stesso quotidiano, un articolo nel quale si evidenziava come il Governo Renzi avesse già dovuto introdurre nella Legge di Stabilità 2015 le c.d. “clausole di salvaguardia”, ovvero una specie di ciambella di salvataggio imposta da Bruxelles per blindare gli impegni presi dall’Italia in caso di mancato raggiungimento dell’obbligo costituzionale del “Pareggio di Bilancio” entro il 2017 ! Clausole che prevedono, tra l’altro, un ulteriore aggravio fiscale con l’aumento dell’ aliquota IVA ordinaria (dall’attuale 22% fino a raggiungere il 25,5% dal 1° gennaio 2018), dell’aliquota IVA ridotta (dall’attuale 10% fino al 13% a decorrere dal 1° gennaio 2017) e delle accise sulla benzina.

Orbene, considerato che un ulteriore aggravio della tassazione condurrebbe, proprio sulla base della predetta “Curva di Laffer”, verso una presumibile riduzione delle entrate, per effetto anche di un forte aumento dell’evasione, una consistente fetta di risparmio che il Governo si propone di ottenere per il prossimo anno potrebbe derivare anche dall’eliminazione delle numerosissime agevolazioni fiscali, spesso concesse nel tempo con criteri di natura diversa da quelli dell’efficienza. Tuttavia, la eventuale riduzione delle agevolazioni fiscali, peraltro di non semplice attuazione dal punto di vista normativo, non comporterebbe certamente un abbassamento del livello di fiscalità quanto, al contrario, un ulteriore innalzamento della pressione fiscale medesima. Quindi il vero rimedio rimarrebbe quello di un taglio radicale della spesa pubblica.

Ma qui il nodo ritorna politico dal momento che il Piano dell’ex Commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, prevedeva, già nel 2012, delle circa 8.000 società partecipate dalle Amministrazione locali, con mezzo milione di dipendenti, la riduzione a solo 1.000 aziende.

Sono trascorsi tre anni ed il nuovo Consigliere economico di Palazzo Chigi e Commissario per la Spending Review, Yoram Gutgeld, nato a Tel Aviv 55 anni or sono, ripropone l’obiettivo di ridurre le società municipalizzate da ottomila a mille. In un recentissimo incontro tra il Presidente del Consiglio, il Ministro dell'Economia Padoan ed i tecnici della Ragioneria Generale dello Stato Franco e Mazzotta, sono stati tirati fuori i primi numeri per arrivare a raggiungere l’obiettivo di ottenere un risparmio preventivato con un taglio di spesa sull’ordine dei 10 miliardi di euro.

Ci sembrerebbe di assistere alla proiezione di un film che abbiamo già visto dal titolo: “Il cane si morde la coda”. Comunque, in attesa di conoscere i provvedimenti che verranno inseriti nella Legge di stabilità 2016, ci auguriamo vivamente che all’Italia non vengano più impartite altre lezioni di “buona politica fiscale”, peraltro servite a cena.

Dr. Giorgio De Rossi

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