Roma, l'estate della Brexit: "restano" le incertezze

di Luigi Gentili Ieri, nell'incontro tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la neo premier britannica Theresa May, è emersa la volontà di collaborazione tra Italia e Regno Unito. Londra vuole mantenere ottime relazioni con il nostro...

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di Luigi Gentili

Ieri, nell'incontro tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la neo premier britannica Theresa May, è emersa la volontà di collaborazione tra Italia e Regno Unito. Londra vuole mantenere ottime relazioni con il nostro Paese. L'Italia, afferma la May, è l'ottava nazione per interscambio commerciale con la Gran Bretagna, producendo un giro di affari di 24 miliardi di euro. Anche se ancora non è stato definito come verrà strutturata la libera circolazione di beni e servizi con la Ue, la May rassicura tuttavia che gli italiani residenti nell'isola britannica avranno garantiti i loro diritti. La neo premier ribadisce, però, che l'uscita della Gran Bretagna dovrà avvenire lentamente, senza fretta, sperando che questa strategia, già accolta con simpatia dalla Merkel, abbia anche l'appoggio di Renzi.

Uscire lentamente, ok. Però con l'insicurezza dei mercati come la mettiamo? Certamente un distacco graduale fa comodo alla Gran Bretagna, che vedrebbe attenuare molti dei suoi rischi finanziari, ma per l'Italia la situazione è differente. Senza un quadro certo e definito il nostro Paese potrebbe avere dei danni. Primo tra tutti il problema delle banche italiane, le cui sofferenze dei crediti sembrano peggiorate a seguito della Brexit. L'impatto del voto inglese ha creato un rischio economico non indifferente, specialmente per il sistema bancario italiano . Tra le banche europee, quelle italiane detengono quasi la metà del totale dei crediti deteriorati. La profittabilità delle banche italiane è poi tra le peggiori in Europa, soffocate anche da un eccesso di personale e da troppe filiali. Inoltre, a differenza di altri Paesi come Germania, Spagna e Regno Unito, le banche italiane non hanno avuto aiuti statali prima che le nuove regole europee entrassero in vigore. A queste difficoltà si aggiunge una crescita economica fiacca e tassi di interesse bassi o addirittura negativi. Dopo Brexit le azioni delle banche europee sono crollate, con quelle italiane particolarmente colpite.

A settembre il governo rivedrà al ribasso le previsioni di crescita del Pil, inchiodate al +1,2% per il 2016 e +1,4% per il 2017. L'agenzia Fitch ha già ridotto l'incremento atteso del Pil allo 0,8% quest'anno e all'1% il prossimo. Tutto questo per l'incertezza. Quest'ultima è l'ostacolo più deleterio per l'economia, specialmente quando questa è fragile. Ad alimentare l'incertezza, al livello generale, non ci sono solo la Brexit e le sofferenze bancarie. C'è anche il nodo del Referendum costituzionale. Non solo per il fatto che impossibile sapere se vincerà il "Si" o il "No". Il problema è che si sta alimentando una disputa senza fine su possibili modifiche della proposta referendaria. Non parliamo poi della legge elettorale, un problema che dovrebbe essere affrontato dopo il referendum e non prima. Ogni giorno esce una nuova idea, il Mattarellum 2.0 (per eliminare il ballottaggio), il Provincellum (per valorizzare i collegi uninominali) e via dicendo. Il problema oggi è dare sicurezza, e questo si verifica solo se si concentrano tutte le energie sulla vittoria del Si, il resto viene dopo.

E' per questo motivo che occorre superare i pericoli di una politica frenata, ostacolata da mille dispute su propositi diversi, spesso indecifrati dalle persone. La politica procede per passi successivi, uno alla volta, mentre qui c'è il rischio di pestarsi i piedi. Poi però si cade. Le ultime elezioni amministrative hanno evidenziato la necessità che per fare politica occorre determinatezza, puntando su problemi reali, vissuti dalle persone. Occorrono idee chiare e coerenti che, una volta stabilite, possano essere comunicate con determinazione. Solo così si possono governare le nostre città. Si, perché il confronto tra nazioni oggi si gioca fra aree urbane circoscritte. Roma e Londra sono l'emblema della nostra rappresentatività. Mentre Roma, che rappresenta la nostra nazione, è soprafatta dal debito, dall'immondizia e dalle buche Londra si ristruttura ex novo e cambia gli schemi dell'Unione Europea. Siamo pronti ad accogliere la sfida?

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