Roma, non attrae più. La fuga dalla capitale. Canale 5 fugge

di Luigi Gentili Tre giorni di sciopero da parte dei lavoratori del centro Palatino di Canale 5. Si comincia il 25 maggio con uno stop alle notizie per 24 ore. Così si moltiplicano le indiscrezioni su un ipotetico "trasloco" del tg5 da Roma a...

di Luigi Gentili

Tre giorni di sciopero da parte dei lavoratori del centro Palatino di Canale 5. Si comincia il 25 maggio con uno stop alle notizie per 24 ore. Così si moltiplicano le indiscrezioni su un ipotetico "trasloco" del tg5 da Roma a Milano. Un grave danno al livello occupazionale e al sistema produttivo della città, che ogni giorno perde aziende e competitività. Se il tg5 dovesse abbandonare la città saremmo di fronte all'ennesimo segnale di fuga dalla capitale. L'arretratezza e il sottosviluppo di Roma spingono a disinvestire le imprese che trovano numerosi problemi strutturali: infrastrutture carenti, collegamenti inadeguati e servizi inidonei. A ciò si aggiunge la mancanza di decisioni strategiche, sia sul fronte territoriale che internazionale. Vengono meno tutte quelle condizioni di base necessarie per garantire il funzionamento di un moderno apparato produttivo.

In un momento in cui la globalizzazione economica spinge le città ad investire nel proprio futuro, Roma sforna solo segnali negativi. La struttura urbana scricchiola di fronte ai mutamenti del nuovo millennio. Se la competitività, oggi, si gioca tra sistemi metropolitani - e non più tra singoli Stati -, le ragioni per invertire il trend di decrescita sono importanti. Le città più competitive diventano globali, attraendo risorse e investimenti mentre Roma resta parziale, incapace di attrarre alcunché. Il gap con le altre città europee si fa sentire. Mentre Londra, Parigi o Stoccolma - per citare qualche esempio - confermano la loro predisposizione a posizionarsi come global city, all'avanguardia nei settori dell'economia avanzata, Roma non solo è incapace di attrarre risorse ma perde quelle che ha. Il ripercussioni sul brand e sull'immagine della città sono disastrose.

Roma è incapace di diventare una città globale. Non si investe per rimuovere le condizioni strutturali che bloccano il take off dell'economia. Cosa si intende per città globale? Ce lo spiega la sociologa Saskia Sassen. Secondo la studiosa statunitense, i centri urbani più competitivi oggi sono quelli capaci di accogliere le sedi privilegiate delle aziende del terziario avanzato, nonché i luoghi di produzione e di innovazione tecnologica. Occorre tenere in vita un network imprenditoriale di successo. E' questo ciò che garantisce un livello occupazionale di qualità ed un tasso di sviluppo aziendale innovativo. Grazie all'indotto che si crea per le piccole e medie imprese del territorio, la presenza di grandi player nel sistema economico è fondamentale. Esso garantisce altresì al sistema produttivo quella massa critica di capitali e mezzi finanziarie che a Roma scarseggiano..

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Roma va in contro tendenza. E' fuori dalla traiettoria dello sviluppo dell'economia globale. Dopo l'episodio clamoroso di Sky, i rischi di fuga dalla città di molte aziende sembra coinvolgere sempre nuove realtà: dai player privati come Trony o Videocon agli enti pubblici come l'Eni. Come denunciato recentemente dalla Cisl, la fuga riguarda anche i poli produttivi. Il settore farmaceutico, ad esempio, cambia la propria struttura trasformandosi in un polo unicamente produttivo, senza il supporto della ricerca, diventando ancora più a rischio di delocalizzazione. C'è poi anche il mondo delle professioni: numerosi sono gli studi legali internazionali che, dopo il loro approdo nella città, hanno deciso di scegliere Milano. La strada che porta a Nord, purtroppo, è sempre più transitata, e Roma rischia di diventare una grande periferia con un'economia marginalizzata.

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