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Roma, rabbia o attesa? Come cambiano le scelte elettorali

di Luigi Gentili Il sociologo ed economista Vilfredo Pareto affermava che i comportamenti umani sono guidati da passioni, cioè da azioni non logiche. Le dichiarazioni logiche, razionali, verrebbero dopo, per giustificare decisioni già prese...

di Luigi Gentili

Il sociologo ed economista Vilfredo Pareto affermava che i comportamenti umani sono guidati da passioni, cioè da azioni non logiche. Le dichiarazioni logiche, razionali, verrebbero dopo, per giustificare decisioni già prese. L'ultimo sondaggio della SWG di Trieste sembra confermare questa convinzione.

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L'umore degli italiani rispetto alla politica negli ultimi anni, dal 2013 alla primavera del 2016, è mutato. Nel nostro Paese, secondo gli spin doctor triestini, si vota sopratutto sulla base di imput emozionali, e la coppia fissa formata da "rabbia" e "disgusto" perde terreno. Quello che ora emerge è la sensazione di attesa, l'avanzata di forme di rassegnazione e di preoccupazione, ma anche di speranza.

Le ragioni di questo cambiamento sono tre. Innanzitutto il permanere di una stagnazione economica che sembra eterna, con una crescita a livello zero. Poi c'è il dibattito sul referendum Costituzionale, sempre più incentrato sulle possibilità di rinnovamento del sistema istituzionale. Infine, sembrano emergere le contraddizioni del Movimento 5Stelle alle prese con le dinamiche divisorie interne e le difficoltà di governo locale. In un contesto del genere, emergono anche i sentimenti degli italiani riguardo alle risposte che daranno alla prossima consultazione referendaria. Tra coloro che voteranno "Si" si avverte il desiderio di cambiare pagina, mostrando un atteggiamento costruttivo anche se si percepiscono dei limiti in termini di realizzazione. Tra coloro che voteranno "No", invece, prevale un atteggiamento sfiduciato e ipercritico verso il governo e verso l'Europa, le banche e gli immigrati.

Atteggiamenti positivi e negativi, non solo tra i cittadini ma anche tra i politici. Continua infatti la disputa sulla necessità di cambiare la legge elettorale all'interno della sinistra. Tra gli oppositori più ostinati c'è chi dice no all'opportunità di spostare il premio di maggioranza dal partito alla coalizione, e c'è chi invece chiede di eliminare "il doping del ballottaggio". Renzi si apre, propone un Italicum 2.0: si al premio di maggioranza, via il ballottaggio e i capilista bloccati. Nessuno potrebbe negare che questa è una svolta decisiva. Che altro chiedere? Continuare a fare polemica significherebbe davvero dare l'impressione che l'unica finalità perseguita è quella di far cadere il presidente del Consiglio. Altro che dittatura anticostituzionale! La sindrome di Pareto, ovvero l'incapacità di resistere alle proprie spinte irrazionali, sarebbero evidenti.

Sul fronte opposto, il Movimento 5Stelle insiste sul proporzionale puro. In pratica si propone un ritorno alla prima Repubblica, all'interno di un sistema parlamentare creato per sostenere governi deboli dove nessuno poteva fidarsi di nessuno. La proporzionale voleva evitare che nessuno fosse fuori dal gioco, che anche l'opposizione potesse avere capacità di pressione. Tornare alla proporzionale significa quindi creare nel parlamento sovrapposizioni e interrelazioni indebite e paralizzanti. Come sostiene il politologo Angelo Panebianco il sistema proporzionale è, in senso tecnico, un sistema conservatore, conserva ciò che c'è. Serve per dare potere ai piccoli partiti, o a quelli in declino, e accrescere le chance di ogni singolo parlamentare per essere rieletto. Ecco allora che gli interessi e i vantaggi di breve periodo prendono il sopravvento sulle visioni di lungo termine. La politica, però, dovrebbe essere l'arte del possibile non la supremazia della necessità.

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