Roma, Zingaretti e la sfida del post-Brexit con l'Europa che non sarà più la stessa

Dopo due milioni di firme per il no a Brexit, l'Europa non sarà più la stessa. La geopolitica del continente muta profondamente ma è difficile affermare se lo scenario sarà positivo o negativo.

Luigi Gentili

Dopo due milioni di firme per il no a Brexit, l'Europa non sarà più la stessa. La geopolitica del continente muta profondamente ma è difficile affermare se lo scenario sarà positivo o negativo. Con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea si creano, come in tutte le crisi, delle opportunità e dei rischi, e sta alle politiche di governace saper cogliere le prime e allontanare i secondi. Sul fronte nazionale, con la Gran Bretagna fuori di scena potrebbe rafforzarsi il ruolo dell'Italia sullo scacchiere Europeo. L'Italia, insieme alla Germania e alla Francia potrebbe creare un nuovo asse strategico, inedito al livello storico. Ciò può condurre ad un'intesa tra i tre Paesi per affrontare le emergenze sociali che l'Europa, se non vuole disgregarsi, è chiamata ad affrontare, sia sul versante politico che su quello economico.

Sul versante locale, anche Roma e il Lazio potrebbero avere delle opportunità. Le ha sottolineate il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Con la Brexit si innesca un processo di delocalizzazione economica, e molte aziende e banche di Londra si sposteranno in altre città europee. Per Zingaretti dobbiamo essere pronti a cogliere questa occasione, facendo in modo che la Regione Lazio sia predisposta per un rilancio economico e una candidatura di qualità. Si tratta di un'intuizione importante, anche perché sono già molte le grandi aziende che hanno dichiarato pubblicamente la loro fuoriuscita da Londra. Anche Beppe Sala, il neo sindaco di Milano, ha dato la sua disponibilità nel ricercare nuove formule per favorire questa rilocazione. Ciò vorrebbe dire occupazione, lavoro e visibilità per Milano, già al top in settori come la moda e l'industria del lusso.

Roma e la Città Metropolitana sono in grado di cogliere questa sfida? Se la posta in gioco è la capacità di attrarre investimenti, la risposta è negativa. E' noto che in tutte le graduatorie più accreditate la Capitale e il suo hinterland sono tra gli ultimi posti nel ranking dell'attrattività economica. Una ragione in più per sottolineare la necessità di una politica economica radicale, in grado di ridare credito ad un tessuto economico sfibrato e degradato. Senza provvedimenti seri, si allargherà sempre più il gap tra Roma e provincia e le altre città europee come Dublino, Francoforte o Parigi. Dopo la Brexit, sono queste le città candidate a diventare le nuove mete per i manager che fuggono da Londra. La necessità più urgente, quindi, è cercare di riportare sui territori la politica innovativa intrapresa dalla Regione Lazio, affinché le aziende e le amministrazioni locali superino le resistenze e la forza di inerzia che le spinge verso l'inamovibilità.

Senza un cambiamento radicale, sarà difficile affrontare i problemi economici che la Brexit creerà in Europa. L'impatto dell'uscita inglese dall'UE avrà il suo peso, visto che la Gran Bretagna è la quinta potenza mondiale per il PIL, rappresenta il 78% degli scambi in valuta estera europea e ha in primato comunitario sia negli investimenti all'estero che nella produzione di servizi. Ci sono poi i problemi politici, con i rischi di frammentazione interna nella stessa Gran Bretagna - basti pensare ai casi dell'Irlanda e della Scozia -, ma anche al possibile contagio "disgregativo" che potrebbe manifestarsi in Catalogna e in altre regioni. La scelta di un referendum, voluto dalla destra conservatrice inglese, divisa al suo interno in due fronti opposti ma pressanti su Cameron, rischia di creare un effetto domino se al livello Europeo, ma anche sul versante locale, non si punta su una nuova re-industrializzazione e sugli investimenti nelle infrastrutture, congiuntamente alla lotta verso la burocrazia. Come ci ricorda il sociologo inglese Anthony Giddens, sono le carenze in questi settori che hanno spinto la classe medio-bassa inglese a votare Brexit.

Luigi Gentili

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