Subiaco, falso regionale sul mantenimento dei letti di terapia intensiva

Non solo una, ma per ben 3 volte la Regione ha scritto, in atti ufficiali, d’aver assicurato a Subiaco il “mantenimento dei letti di terapia intensiva”, chiusi invece nel maggio 2015.

Subiaco Ospedale

Non solo una, ma per ben 3 volte la Regione ha scritto, in atti ufficiali, d’aver assicurato a Subiaco il “mantenimento dei letti di terapia intensiva”, chiusi invece nel maggio 2015. Il presidente Zingaretti, invece di inveire contro il cronista de “Il Tempo”, che al pari della nostra associazione il 17 maggio chiedeva conto di quanto dichiarato dalla Regione al Ministero della Saluteil 4/5, dovrebbe essere chiamato a fornire spiegazioni anche su altri 2 precedenti decreti, nei quali, infatti, abbiamo scoperto solo ora che sono contenute le stesse affermazioni non corrispondenti al vero. L’associazione chiederà alle autorità competenti di accertare i motivi che hanno portato la Regione a scrivere il falso nei seguenti atti:

  • Allegato 1.R del “Documento Programmatico del Servizio Sanitario Regionale 2016 – 2018”, a pagina 101 è scritto che “Il PO di Subiaco si configura come Presidio Ospedaliero in zona particolarmente disagiata, status che comporta il mantenimento delle funzioni di Pronto Soccorso e dei letti di terapia intensiva” (04/05/2017);
  • Identica affermazione è contenuta a Pagina 95 del Decreto del Commissario ad Acta n.U00190 del 26 Maggio 2016 - Piano Decennale in Materia di Edilizia Sanitaria;
  • Indicazione ribadita, poi, a pagina 101 del Decreto del Commissario ad Acta n.U00314 del 12 ottobre 2016(Rettifica del DCA U00190 del 26/05/2016).Approvazione del Programma Regionale di Investimenti in Edilizia Sanitaria, Terza Fase Importo complessivo pari a € 264.441.089”.

Ma, contrariamente a quanto decretato per ben 3 volte, il dichiarato “mantenimento dei letti di terapia intensiva” non è stato assicurato. Regione ed Asl, infatti, nel maggio 2015 hanno chiuso i 4 posti letto del Reparto di Terapia Intensiva, riaperti in seguito all’ospedale di Colleferro, dove sono stati acquistati quasi tutti macchinari nuovi, con una spesa di un milione di euro. Uno smantellamento effettuato nonostante la carenza riconosciuta dalla stessa Regione (“Nella macroarea 1 del Lazio risulta il minor numero di posti letto: complessivi 86 per un milione e mezzo di residenti”). Una carenza poi ribadita dall’Asl Rm 5 (“Le due Rianimazioni riescono con difficoltà a servire gli Ospedali dove sono collocate fisicamente e certo non riescono a soddisfare le esigenze dell’intero territorio”). Ora la Regione adempia a quanto scritto sul “mantenimento dei letti di terapia intensiva” e provveda al loro ripristino immediato presso l’Ospedale.

E anchei Comuni della Valle dell’Aniene si uniscano a questa richiesta, invece di cercare di giustificare i falsi e le scurrilità di Zingaretti, come ha incredibilmente tentato di fare il gruppo consiliare del sindaco di Subiaco che, in una nota diramata dopo l’inaugurazione del 17, ha denunciato le “provocazioni fatte da alcuni presenti sia durante che al termine degli interventi. Provocazioni ormai vecchie e ancora legate a informazioni sorpassate”. Tutt’altro:le nostre informazioni non solo sono attuali, ma contenute in ben 3 atti ufficiali vigenti, che peraltro gli amministratori del comprensorio sarebbero tenuti a conoscere.

“Sorpassate” sono, invece, le date che proprio il Comune di Subiaco, in un comunicato dell’aprile 2016, indicò nel cronoprogramma dei cantieri dell’ospedale, a partire dalla Chirurgia, inaugurata con soli 3 chirurghi in organicoil 17/05/2017 (avrebbe dovuto aprire “il 20 agosto 2016”). Così come “sorpassate” sono le date delle “assunzioni di 2 medici per Lungodegenza; 1 chirurgo; 1 medico d'urgenza per il PS e 5 anestesisti” (14 mesi dopo ancora non arrivano). O l’“Intervento sul Pronto Soccorso e Area dell'emergenza a partire dal 1 ottobre 2016 con la realizzazione di 2 posti di sala rossa per l'attività di rianimazione”(8 mesi dopo ancora non parte).O “l'attivazione della elisuperficie entro il 31 dicembre 2015”che, 1 anno e mezzo dopo quel termine perentorio decretato dalla Regione, ancora non c’è(il Comune di Subiaco il 15/10/2015 scrisse che erain “fase concreta propedeutica alla realizzazione”).Tutto questo in un ospedale nel quale il Decreto 368 del 2014 ha ridotto del 47% i posti letto per acuti, passati dagli originari 76 a 40. Ma, tra i 40 letti, quelli ordinari sono soltanto 30, quindi più che dimezzati (-55%) rispetto ai 62 di cui l’ospedale ha usufruito fino ai tagli inferti a partire dal Febbraio 2015 con la chiusura di Psichiatria (12 posti letto in meno), proseguiti poi con l’espianto della Terapia Intensiva (-4 posti) e l’amputazione parziale di Chirurgia (-8 posti: da 18 a 10) e Medicina (-12 posti: da 32 a 20). Nel 2015, stando ai calcoli della stessa Asl Rm 5, l’Ospedale di Subiaco ha effettuato 1087 ricoveri ordinari, riuscendo a coprire solo il “29,7% della domanda” espressa dai residenti nei 21 Comuni del Distretto G4. Per i quali vi sono solo “1,19 posti letto disponibili ogni mille residenti”, mentre la media complessiva dell’intera Asl Rm 5 scende ulteriormente a 0,84 posti letto ogni mille residenti, dunque pari a solo un quarto rispetto al parametro previsto dagli standard regionali, secondo i quali dovrebbero esserci 3,3 posti letto ogni mille residenti. Ed è per questo motivo che aumentano i nostri viaggi della speranza in cerca di un posto: la “mobilità passiva” è arrivata al 71,1% dei ricoveri effettuati dai residenti dell’Asl, in aumento rispetto al 2014 (69,6%). Mobilità che “sale al 75,8% (74,5% nel 2014) se calcolata come tariffato”. Quindi i tre quarti dei rimborsi erogati dalla Regione per i ricoveri dei residenti dell’Asl Rm 5 sono incassati da altre aziende. Come accade per le attività ambulatoriali (visite specialistiche ed esami diagnostici), ridotte al minimo e rese inaccessibili da sempre più lunghe ed inaccettabili liste d’attesa.

Quello di Subiaco è l’unico presidio della provincia romana ad essere statodeclassato da “ospedale sede di Pronto Soccorso” a “Presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata”. La perdita di questa classificazione riguardava inizialmente anche altri 2 ospedali (Monterotondo e Bracciano), ai quali però, con successivi decreti, è stata subito riassegnata. Nel maggio 2015, la Regione ha anche ripristinatoa Bracciano “57 posti letto di cui 25 ordinari di area chirurgica indistinta, 2 di terapia intensiva post-chirurgica, nonché n. 4 posti tecnici di Osservazione Breve Intensiva (OBI)”. Anche perché il Comune di Bracciano aveva presentato ricorso al Tar contro i decreti del 2014 e i giudici amministrativi nell’aprile 2015 avevano “ritenuto la sussistenza di gravi motivi di danno connessi alla attuazione dei decreti di riorganizzazione della struttura ospedaliera di cui all’odierno ricorso”, concedendo la sospensiva. Prima della sentenza, però, la Regione ha proposto il nuovo decreto in cambio del ritiro del ricorso, lasciando una disparità di trattamento fra gli ospedali di Bracciano e Subiaco contro cui nessuno ha protestato.

L’Associazione chiede alla Regione pari dignità ed eguale trattamento per l’ “Angelucci” di Subiaco e il “Padre Pio” di Bracciano, sollecitando al Commissario ad Actal’adozione di un nuovo Decreto, analogo al n. U00197 del 21 maggio 2015, che disponga una equivalente “Rimodulazione offerta ospedaliera della ASL Roma 5. Modifica del DCA n. U00412/2014, in un Polo Ospedaliero Unificato Tivoli-Subiaco, confermando per Tivoli la funzione di Ospedale sede di Dea I Livello ed assegnando all’ospedale di Subiaco, a seguito dell’incremento dei posti letto di area chirurgica, la funzione di Ospedale sede di Pronto Soccorso”.Ossia l’assegnazione all’Ospedale di Subiaco della stessa dotazione concessa a quello di Bracciano dal Decreto U00197 del 21 maggio 2015: 57 posti letto, di cui 25 ordinari di area chirurgica-ortopedica, 2 di terapia intensiva post-chirurgica, n. 4 posti tecnici di Osservazione Breve Intensiva OBI, con la conseguente riacquisizione della classificazione di “ospedale sede di Pronto Soccorso”.

I “Programmi Operativi 2016-18” indicano che “Le sedi definitive delle REMS trovano allocazione nella ASL FR (Ceccano, 40 p.l.), ASL RM5 (Ospedale Angelucci di Subiaco – 40 p.l.) e ASL Rieti (11 p.l.)” con la seguente “Tempistica: Luglio 2017”. L’associazione chiede alla Regione i motivi di questa disparità (a Subiaco e Ceccano ben 2 moduli da 40 letti e a Rieti neanche uno intero da 20). In aperto contrasto, peraltro, con la “2° Relazione Semestrale sulle attività svolte dal Commissario delGoverno per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”, Franco Corleone, contrario alla“presenza di due moduli da 20 posti: il Commissario ha fatto presente i suoi dubbi su questa soluzione, dal punto di vista edilizio e del modello terapeutico che prefigura poiché, tendenzialmente, la sua preferenza è per una scelta verso modelli di strutture di accoglienza più piccole”. La Rems di Subiaco è l’unica realizzata all’interno di un ospedale, in contrasto con la relazione del commissario (“le REMS dovranno essere architettonicamente e strutturalmente adeguate alla loro funzione e natura che è quella di una comunità e nemmeno lontanamente di un ospedale o di un carcere”). Il commissario ha anche aggiunto: “La capitale produce sicuramente un numero elevato di presenze di pazienti e stupisce notare che a Roma non sia prevista neppure una REMS”. Nel 1° decreto del 2013 erano, in realtà, previste 2 Rems a Roma, poi però sostituite nel 2° decreto (che confermò solo Subiaco), col quale si aumentarono sia le strutture (da 3 a 5, di cui 2 provvisorie) che i costi (da 17 milioni e 705 mila a 20 milioni e 831 mila).

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L’associazione “Antonio Lollobrigida” chiede al Ministero di riesaminare il progetto della Rems di Subiaco e, conseguentemente, chiede alla Regione di bloccare la realizzazione del secondo modulo Rems per restituire gli spazi sottratti finora ai servizi sanitari per acuti dell’Ospedale “Angelucci” di Subiaco.

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