Subiaco, inaugurato reparto di chirurgia tra inadempienze e risposte scurrili di Zingaretti

Lettera aperta a zingaretti sull'inaugurazione del reparto di Chirurgia all'ospedale di Subiaco. Il presidente dell'associazione, " Antonio Lollobrigida" Giovanni Ricci, ha consegnato una lettera aperta nella quale si chiede un incontro al...

Lettera aperta a zingaretti sull'inaugurazione del reparto di Chirurgia all'ospedale di Subiaco.

Il presidente dell'associazione, " Antonio Lollobrigida" Giovanni Ricci, ha consegnato una lettera aperta nella quale si chiede un incontro al presidente della Regione, evidenziando tutte le criticità relative alle carenze di posti letto, di servizi e di personale del nosocomio.

Nella lettera aperta sono riportate anche le inadempienze ed i ritardi accumulati rispetto ai cronoprogrammi ufficiali, oltre alla sottolineatura di un'affermazione non corrispondente al vero contenuta nell’Allegato 1.R del “Documento Programmatico sugli Investimenti straordinari per l’ammodernamento strutturale, tecnologico ed organizzativo del Servizio Sanitario Regionale 2016 – 2018”, presentato dalla Regione al Ministero della Salute per la Conferenza Stato-Regioni il 04/05/2017. Dove, a pagina 101, è infatti scritto che “Il PO di Subiaco si configura come Presidio Ospedaliero in zona particolarmente disagiata, status che comporta il mantenimento delle funzioni di Pronto Soccorso e dei letti di terapia intensiva”. Ma, contrariamente a quanto affermato, il dichiarato “mantenimento dei letti di terapia intensiva” non è stato finora assicurato. Perché Regione ed Asl, nel maggio 2015, hanno chiuso i 4 posti letto del Reparto di Terapia Intensiva.

Una contraddizione ripresa da un cronista presente in sala, che ha posto una domanda per chiedere spiegazioni in merito al presidente Zingaretti, il quale ha però risposto in modo scurrile, con espressioni come "sono 10 anni che rompete i c......i, ve rode il culo che le cose stanno andando bene, non rompete il c...o".

Si stigmatizza con sdegno questo modo volgare di rispondere ad una domanda, venendo meno ad un precipuo dovere di un presidente della Regione.

Il presidente

Giovanni Ricci

ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEL MALATO E DELLA SALUTE “ANTONIO LOLLOBRIGIDA” LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO, NICOLA ZINGARETTI. CHIRURGIA: NASCE CON 9 MESI DI RITARDO E CON CARENZE DI PERSONALE:-

La nuova Chirurgia inaugurata il 17/05/2017 nasce dopo un travaglio di ben 9 mesi.Ritardi di 270 giorni sul cronoprogramma annunciato nell’aprile 2016 da Regione ed Asl, che prevedeva “l’apertura al Secondo piano di 10 posti letto di chirurgia e 10 posti letto di daysurgery entro il 20 agosto 2016”. Ma i lavori sono iniziati solo il 25 ottobre scorso, dimezzando i posti letto (da 10 a 5),traslocati nel reparto di Lungodegenza. La durata dei lavori annunciata dall’Asl era di“circa 70 giorni”: ne sono passati ben 200. E in questi 200 giorni gli interventi programmabili sono stati di fatto sospesi con 2 reparti dimezzati: Chirurgia e Lungodegenza (5+5). Il reparto è stato rinnovato, però dopo che la Regione ha dimezzato i posti letto ordinari (da 18 a 10). E dimezzato risulta anche l’organico medico, con soli 3 chirurghi a disposizione,e conaltrettante carenzetra gli infermieri.

ORGANICO SGUARNITO 14 MESI DOPO L’ANNUNCIO DELLE ASSUNZIONI- Il cronoprogramma prevedeva anche l’assunzione di“2 medici di medicina interna per Lungodegenza – Area Medica; 1 chirurgo per la Chirurgia generale; 1 medico d'urgenza per il Pronto Soccorso e 5 anestesisti per rafforzare l'attività chirurgica e l'emergenza urgenza”. Ma, 14 mesi dopo l’annuncio, nessun nuovo medico è ancora arrivato all’ospedale. Attualmente c’è in servizio un solo anestesista h24: come fa a garantire contemporaneamente l’attività di emergenza-urgenza in Pronto Soccorso e quella anestesiologica in sala operatoria?

PRONTO SOCCORSO: CANTIERE IN RITARDO DI 7 MESI:- Il cronoprogramma prevedeva anche un “Intervento sul Pronto Soccorso e Area dell'emergenza a partire dal 1 ottobre 2016 con la realizzazione di 2 posti di sala rossa per l'attività di rianimazione”. Ma il cantiere, 7 mesi dopo, ancora non parte e i pazienti in attesa di un posto letto finisconoparcheggiati sulle lettighe lungo i corridoidel P.S. sovraffollato per interi giorni.

ELISUPERFICIE:IN RITARDO DI 17 MESI- Il Decreto 368prevedeva,"Entro il 31 dicembre 2015, l'attivazione delle nuove elisuperfici di Subiaco e Monterotondo". Ma, 17 mesi dopo quel termine perentorio indicato dalla stessa Regione, ancora non “decolla” neanche il progetto, che da ultimo era stato indicato in “fase concreta propedeutica alla realizzazione” in un comunicato stampa del Comune di Subiaco del 15/10/2015.

IL FALSO DELLA REGIONE SUL “MANTENIMENTO DEI LETTI DI TERAPIA INTENSIVA” - Nell’Allegato 1.R del “Documento Programmatico sugli Investimenti straordinari per l’ammodernamento strutturale, tecnologico ed organizzativo del Servizio Sanitario Regionale 2016 – 2018”, presentato dalla Regione al Ministero della Saluteper la Conferenza Stato-Regioni il 04/05/2017, a pagina 101 è scritto che “Il PO di Subiaco si configura come Presidio Ospedaliero in zona particolarmente disagiata, status che comporta il mantenimento delle funzioni di Pronto Soccorso e dei letti di terapia intensiva, a cui si affiancheranno, oltre ai due moduli di Rems per i pazienti di sesso maschile, anche 10 posti letto dedicati alla lungodegenza”. Ma, contrariamente a quanto affermato, il dichiarato “mantenimento dei letti di terapia intensiva” non è stato assicurato. Regione ed Asl, infatti, nel maggio 2015 hanno chiuso i 4 posti letto del Reparto di Terapia Intensiva, riaperti in seguito all’ospedale di Colleferro, dove sono stati acquistati quasi tutti macchinari nuovi, con una spesa di un milione di euro. Uno smantellamento effettuato nonostante la carenza riconosciuta dalla stessa Regione (“Nella macroarea 1 del Lazio risulta il minor numero di posti letto: complessivi 86 per un milione e mezzo di residenti”). Una carenza poi ribadita dall’Asl Rm 5 nel suo Rapporto annuale (“Le due Rianimazioni riescono con difficoltà a servire gli Ospedali dove sono collocate fisicamente e certo non riescono a soddisfare le esigenze dell’intero territorio”).Ora la Regione adempiaa quanto comunicato al Ministero sul “mantenimento dei letti di terapia intensiva” e provvedaal loro ripristino immediato presso l’Ospedale di Subiaco.

ORTOPEDIA “AMPUTATA” - L’ex reparto di Ortopedia, nel 2012 accorpato alla Chirurgia, è stato “amputato” insieme alla Sala Gessinel giugno scorso nonostante la “Città Metropolitana di Roma Capitale” nel 2015abbiariconosciuto “Monte Livata quale Montagna di Roma Capitale”. Nella quale la Regione nel 2013 ha investito 2,5 milioni di euro per il rilancio dell’unica stazione sciistica della provincia, che ha poi lasciato senza Ortopedia.

LUNGODEGENZA, MA NON PER MALATI ACUTI – Nel Distretto“la popolazione residente è prevalentemente anziana: il 22,7% degli abitanti ha un'età superiore ai 65 anni, andando oltre la media regionale e nazionale per le aree interne di 18,7% e 21,12%”, ha scritto il Governo. Mai 10 letti della nuova Lungodegenzanon possono essere utilizzati né per i malati acuti, né per decongestionare il P.S. perchéla Lungodegenza è riservata solo ai degenti “non acuti”, dunque non per quelli in attesa di ricovero nel Pronto Soccorso sovraffollato

POSTI LETTO PER ACUTI -47%– Il Decreto 368 del 2014 ha ridotto del 47% i posti letto per acuti, passati dagli originari 76 a 40. Ma, tra i 40 letti, quelli ordinari sono soltanto 30, quindi più che dimezzati (-55%) rispetto ai 62 di cui l’ospedale ha usufruito fino ai tagli inferti a partire dal Febbraio 2015 con la chiusura di Psichiatria (12 posti letto in meno), proseguiti poi con l’espianto della Terapia Intensiva (4 posti letto in meno) e l’amputazione parziale di Chirurgia (8 posti letto in meno: da 18 a 10) e Medicina (12 posti letto in meno: da 32 a 20). Nel 2015, stando ai calcoli della stessa Asl Rm 5, l’Ospedale di Subiaco ha effettuato 1087 ricoveri ordinari, riuscendo a coprire solo il “29,7% della domanda” espressa dai 40 mila residenti nei 21 Comuni del Distretto G4. Per i quali vi sono solo “1,19 posti letto disponibili ogni mille residenti”, mentre la media complessiva dell’intera Asl Rm 5 scende ulteriormente a 0,84 posti letto ogni mille residenti, dunque pari a solo un quarto rispetto al parametro previsto dagli standard regionali, secondo i quali dovrebbero esserci 3,3 posti letto ogni mille residenti.

MOBILITA’ PASSIVA: 71,1% – Anche per questa carenza di letti (la più grave nel Lazio) aumentano i viaggi della speranza in cerca di un posto. Una “mobilità passiva” arrivata al 71,1% dei ricoveri effettuati dai residenti dell’Asl, in aumento rispetto al 2014 (69,6%). Mobilità che “sale al 75,8% (74,5% nel 2014) se calcolata come tariffato”. Quindi i tre quarti dei rimborsi erogati dalla Regione per i ricoveri dei residenti Asl Rm 5 sono incassati da altre aziende, anche private o fuori Regione. Come accade per le attività ambulatoriali (visite specialistiche ed esami diagnostici), ridotte al minimo e rese inaccessibili da sempre più lunghe liste d’attesa.

L’UNICO “PRESIDIO DI ZONA DISAGIATA” DELLA PROVINCIA– Quello di Subiaco è l’unico presidio della provincia ad essere statodeclassato da “ospedale sede di Pronto Soccorso” a “Presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata”. La perdita di questa classificazione riguardava inizialmente anche altri 2 ospedali (Monterotondo e Bracciano), ai quali però, con successivi decreti, è stata subito riassegnata. Nel maggio 2015, la Regione ha anche ripristinatoa Bracciano “57 posti letto di cui 25 ordinari di area chirurgica indistinta, 2 di terapia intensiva post-chirurgica, nonché n. 4 posti tecnici di Osservazione Breve Intensiva (OBI)”. Anche perché il Comune di Bracciano aveva presentato ricorso al Tar contro i decreti del 2014 e i giudici amministrativi nell’aprile 2015 avevano “ritenuto la sussistenza di gravi motivi di danno connessi alla attuazione dei decreti di riorganizzazione della struttura ospedaliera di cui all’odierno ricorso”, concedendo la sospensiva. Prima della sentenza, però, la Regione ha proposto il nuovo decreto in cambio del ritiro del ricorso, lasciando una disparità di trattamento fra Bracciano e Subiaco.L’Associazione chiede alla Regione pari dignità ed eguale trattamento per l’ “Angelucci” di Subiaco e il “Padre Pio” di Bracciano, sollecitando al Commissario ad Actal’adozione di un nuovo Decreto, analogo al n. U00197 del 21 maggio 2015, che disponga una equivalente “Rimodulazione offerta ospedaliera della ASL Roma 5. Modifica del DCA n. U00412/2014, in un Polo Ospedaliero Unificato Tivoli-Subiaco, confermando per Tivoli la funzione di Ospedale sede di Dea I Livello ed assegnando all’ospedale di Subiaco, a seguito dell’incremento dei posti letto di area chirurgica, la funzione di Ospedale sede di Pronto Soccorso”.Ossia l’assegnazione all’Ospedale di Subiaco della stessa dotazione concessa a quello di Bracciano dal Decreto U00197 del 21 maggio 2015: 57 posti letto, di cui 25 ordinari di area chirurgica-ortopedica, 2 di terapia intensiva post-chirurgica, n. 4 posti tecnici di Osservazione Breve Intensiva OBI, con la conseguente riacquisizione della classificazione di “ospedale sede di Pronto Soccorso”.

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REMS: BLOCCARE IL 2° MODULO - I “Programmi Operativi 2016-18” indicano che “Le sedi definitive delle REMS trovano allocazione nella ASL FR (Ceccano, 40 p.l.), ASL RM5 (Ospedale Angelucci di Subiaco – 40 p.l.) e ASL Rieti (11 p.l.)” con la seguente “Tempistica: Luglio 2017”. L’associazione chiede alla Regione i motivi di questa disparità (a Subiaco e Ceccano ben 2 moduli da 40 letti e a Rieti neanche uno intero da 20). In aperto contrasto, peraltro, con la “2° Relazione Semestrale sulle attività svolte dal Commissario delGoverno per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”, Franco Corleone, contrario alla“presenza di due moduli da 20 posti: il Commissario ha fatto presente i suoi dubbi su questa soluzione, dal punto di vista edilizio e del modello terapeutico che prefigura poiché, tendenzialmente, la sua preferenza è per una scelta verso modelli di strutture di accoglienza più piccole”. La Rems di Subiaco è l’unica realizzata all’interno di un ospedale, in contrasto con la relazione del commissario (“le REMS dovranno essere architettonicamente e strutturalmente adeguate alla loro funzione e natura che è quella di una comunità e nemmeno lontanamente di un ospedale o di un carcere”). Il commissario ha aggiunto: “La capitale produce sicuramente un numero elevato di presenze di pazienti e stupisce notare che a Roma non sia prevista neppure una REMS”. Nel 1° decreto del 2013 erano previste 2 Rems a Roma, poi sostituite nel 2° decreto (che confermò solo Subiaco), col quale si aumentarono sia le strutture che i costi (da 17 milioni e 705 mila a 20 milioni e 831 mila). L’associazione chiede di riesaminare il progetto della Rems di Subiaco e, conseguentemente, chiede alla Regione di bloccare la realizzazione del secondo modulo Rems per restituire gli spazi sottratti ai servizi sanitari per acuti dell’Ospedale di Subiaco.

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