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Martedì, 25 Giugno 2024
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Bandiere Arancioni: cosa rappresentano e dove si trovano in Ciociaria

La bandiera arancione è un riconoscimento per la qualità turistica ambientale, assegnato dal Touring Club Italiano ai piccoli comuni dell’entroterra (senza tratti costieri marini) che si contraddistinguono per un’accoglienza di qualità e un’offerta turistica di eccellenza.

La Bandiera arancione è un riconoscimento per la qualità turistica ambientale, assegnato dal Touring Club Italiano ai piccoli comuni dell’entroterra (senza tratti costieri marini) con una soglia massima di 15.000 abitanti che si contraddistinguono per un’accoglienza di qualità e un’offerta turistica di eccellenza.

Per entrare a far parte del circuito è necessario soddisfare una serie di requisiti come avere: strutture architettoniche, naturalistiche che siano accessibili e fruibili; interesse a perseguire tematiche di sostenibilità del territorio; il centro storico ben tenuto senza essere stato compromesso da interventi vari ed eventuali che abbiano alterato la sua unicità; non bisogna avere zone troppo moderne che diano un impatto visivo negativo e che vadano a cozzare con tutto il resto. Nel complesso, la località deve comunque essere disposta ad intraprendere un progetto di miglioramento della sua destinazione nel suo insieme.

Il Touring Club, con il progetto Bandiera Arancione, vuole promuovere anche l’artigianato e la produzione locale in genere così come l’imprenditoria locale e rafforzare, quindi, l’identità territoriale.

La Bandiera Arancione è stata assegnata a 7 paesi della Provincia di Frosinone: Arpino, Atina, Castro dei Volsci, Collepardo, Picinisco, Trevi nel Lazio e S. Donato Val di Comino..

Trevi nel Lazio

Trevi nel Lazio (l’antica Treba Augusta) è situata nell’Alta Valle dell’Aniene tra altezze variabili dai 500 ai 1600 m.s.m. e gran parte del suo territorio è all’interno del Parco Naturale dei Monti Simbruini. Tutto il territorio è costituito da terreno roccioso calcareo del Cretacico con numerosi fenomeni di tipo carsico come grotte e doline.

Cosa vedere

Dell’antica Treba Augusta sono giunti fino a noi resti dei podii di alcuni templi, una cinta muraria, riutilizzata nel Medioevo, l’antico sistema fognario, diverse fondamenta di ville rustiche e l’Arco di Trevi, posto al confine fra i territori degli Equi e degli Ernici. Nel centro storico, che conserva un assetto che potrebbe definirsi romano in quanto sono riconoscibili il cardo e il decumano maggiori, da vedere la Collegiata di Santa Maria a due piani a tre navate, con torre campanaria d’epoca gotico-rinascimentale, con annessa cripta, detta anche di San Pietro, dove si venerano i resti mortali del patrono. Segnaliamo anche l’Oratorio di San Pietro Eremita e la caratteristica Piazza degli angeli. L’abitato è dominato dal Castello Caetani, probabilmente fondato intorno all’anno Mille. Nella frazione Altipiani di Arcinazzo, da visitare la chiesa di S.M. Vergine Refugium Peccatorum. In ambito naturalistico, si segnalano la cascata di Trevi e i due Cammini che attraversano il territorio, quello di San Benedetto e quello di San Pietro Eremita.

Collepardo

Collepardo si stende su uno sperone dei monti Èrnici in un territorio ricco di grotte e cavità carsiche.

Cosa vedere

E' un paese dall'aspetto tipicamente medievale: case, vicoli e piazzette raggruppati attorno al Palazzo comunale ed alla chiesa parrocchiale del SS. Salvatore. Tutto intorno un bellissimo panorama e i resti dell'antica cinta muraria con tre porte e sei torri. All'interno l'antica Rocca dei Colonna con un notevole portale del 1606. Uniche sono le sue bellezze, tra cui: le Grotte dei Bambocci, con stalagmiti a forma di volti fanciulleschi; la grandiosa voragine del Pozzo d'Antullo; la Certosa di Trisulti; il Monastero di San Domenico; il Santuario delle Cese e il Ponte dei Santi. Oltre all'aspetto storico-culturale Collepardo offre possibilità di visita dal punto di vista ambientale grazie ai numerosi percorsi escursionistici disponibili nel territorio.
Grazie all'antica tradizione di paese delle Erbe oggi Collepardo è sede di uno dei pochi orti botanci dell'Appennino, di un museo e di un corso di erboristeria.

Castro dei Volsci

Castro dei Volsci è posto nel mezzo della Valle del Sacco, a 100 Km circa da Roma. Sorge su una collina alla fine della catena dei monti Ausoni ed è una località con clima mite, circondata da molti boschi e coltivazioni di vite e ulivo.

Cosa vedere

Il centro storico medievale, raccolto e ben conservato, dal quale si può accedere valicando “Porta della Valle”, con viuzze strette e tortuose, lastricate in cotto e fiancheggiate da casette in nuda pietra, con archi e portali brugnati. Si può visitare la chiesa di S. Oliva contigua a quella che una volta era la rocca (oggi piazza) San Pietro. Salendo pochi scalini si arriva nel punto panoramico dal quale si gode una fantastica vista dei dintorni e dove si trova il monumento alla Mamma Ciociara. Lungo le vie del centro si incontra la Torre dell’orologio, oggi centro culturale polivalente, che ospita la mostra permanente dedicata all’attore Nino Manfredi (visitabile su prenotazione) nato proprio a Castro dei Volsci e a cui è dedicato un monumento nelle vicinanze di piazza IV novembre. Da vedere, poco fuori dal centro, anche la chiesa di San Nicola con affreschi del XII sec. Altra particolarità del centro storico è il circuito delle Botteghe della Regina Camilla (aperte la domenica tutto l’anno eccetto il periodo dal 6 gennaio alla prima domenica di marzo) dove artigiani e artisti espongono i propri manufatti mostrando anche i processi produttivi e le tecniche di lavorazione specifiche. Si possono trovare e ammirare suppellettili in legno e ceramica, gioielli della tradizione, ricami e merletti, uncinetto, dipinti ad acquerello ed incisioni, cucito creativo e i prodotti della tradizione gastronomica locale. A pochi km dal centro storico, da non perdere la visita al Museo civico archeologico, suddiviso in otto sezioni, con lo scopo di accogliere e rendere fruibili i numerosi reperti riportati alla luce dagli scavi condotti nell’area archeologica in località Casale di Madonna del Piano.

Arpino

Questa minuta cittadina ciociara della valle del Liri è stata patria di diversi uomini illustri. Da Cicerone a Caio Mario, da Marco Agrippa, l’architetto del Pantheon di Roma, agli artisti Giuseppe Cesari (il cosiddetto “Cavalier d’Arpino”) e Domenico Mastroianni, avo del Marcello cinematografico.

Cosa vedere

la collezione permanente della Fondazione Mastroianni comprende più di cento opere, tra quadri, bozzetti in legno, bronzi, serigrafie e pitture su juta. Arpino è cittadina di musei ed esposizioni. Diverse le raccolte del Museo della liuteria, interessante il Museo delle arti tipografiche che raccoglie arredi e attrezzature della Tipografia Editrice Fraioli, attiva dalla fine dell'Ottocento. Gli appassionati di archeologia industriale, invece, possono fare un salto al Museo dell'arte della lana.
La cittadina di oggi si scopre passeggiando senza fretta partendo dalla centrale piazza Municipio, arrivando al tranquillo quartiere di Civita Falconara, con i suoi eleganti edifici sette-ottocenteschi, raggiungendo il possente Castello quattrocentesco fondato da Ladislao di Napoli e l’adiacente chiesa, ricavata in un torrione poligonale.

Atina

Atina sorge in una posizione dominante, a ridosso del gruppo montuoso della Meta, nel cuore delle Mainarde, nell’alta valle del Melfa, la Valle di Comino. Diverse sono le opinioni sull’origine del nome, tra cui quella che la ritiene fondata da Saturno, che l’ha chiamata così dal nome del nipote Anitino.

Cosa vedere

Il Museo Archeologico di Atina e della Valle di Comino è ospitato in un elegante edificio in stile classico. Il percorso espositivo si snoda in cinque ampie sale, che accolgono materiali riferibili ad un arco cronologico compreso fra l’VIII sec. a.C. e il tardo medioevo, rinvenuti sul territorio. Il centro storico, il cui ingresso principale è rappresentato da Porta San Rocco, con la collegiata di Santa Maria Assunta, piazza Saturno e numerosi palazzi storici, tra i quali il Palazzo prepositurale e il Palazzo Cantelmo. In piazza Garibaldi, da vedere il convento di San Francesco e l’antica cisterna romana. Un mix tra natura, storia e archeologia è rappresentato dal Parco di Santo Stefano, da scoprire attraverso i numerosi sentieri archeo-naturalistici.

San Donato Val di Comino

Come in tutti i borghi medievali il centro storico si visita meglio a piedi, attraverso gli angusti e tortuosi vicoli di via Castello, gli archi e i passaggi di vicolo Marozzi e vico Torre, i sottoportici in pietra delle vie Cerasole e Belfiore.

cosa vedere

Caratteristica di molti portali sono le chiavi di volta, elementi strutturali e decorativi che indicavano la famiglia di residenza e il ceto sociale di appartenenza. Se ne ammirano di tipi diversi, frutto della maestria degli scalpellini sandonatesi che si dedicavano a questa vera e propria arte quasi gratuitamente dopo un lungo periodo di apprendistato. Ma oltre a indugiare nella parte antica del paese, a San Donato, meritano attenzione la natura e il patrimonio verde. Boschi di pini, uliveti, vallate e anfiteatri di montagne a perdita d’occhio. Oltre alla tante escursioni nel Parco nazionale, si possono proporre la passeggiata al vallone di Forca d’Acero, sui luoghi delle miniere borboniche di limonite dell’epoca di Ferdinando II, e il percorso in mountain bike alla scoperta di antichi fontanili e sorgenti di acque, ricche di gas nobili e proprietà curative.

Picinisco

Picinisco, centro appenninico, è ubicato nella Valle di Comino e nel versante laziale del Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise. Alle spalle del paese si erge l'imponente massiccio del monte Meta con i suoi 2242 metri di altitudine, a vegliare su una natura rigogliosa e a volte selvaggia, con paesaggi mozzafiato e un significativo patrimonio di biodiversità impreziosito dalla presenza di numerose sorgenti.  

cosa vedere

Il centro storico è dominato da un castello del 1054 e conserva l'impianto medioevale con le sue antiche 4 porte. Il borgo medioevale racchiude al suo interno vicoli, piccole piazze e palazzi signorili con portali e balconi in pietra di notevole valore storico-architettonico. Il cuore del paese è piazza Capocci con il suo platano centenario. La chiesa di S. Maria del 1110 è la più antica del paese, mentre quella di S. Lorenzo, patrono di Picinisco, risale al 1305. Per godere al meglio del contesto naturalistico, si possono percorrere i tanti sentieri all’interno del Parco e quelli che partono dal centro del paese, come ad esempio il sentiero della "Ragazza perduta" che dal centro raggiunge la dimora storica "Casa Lawrence", il sentiero di Ponte Lebranche che conduce al corso del fiume Melfa, il sentiero che dal lago artificiale di Grottacampanaro raggiunge la Valle di Canneto. Per i più sportivi è possibile praticare sport invernali ed estivi, fare trekking cross country e cicloescursionismo.

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