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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Il Castello dei Conti di Ceccano: arte e storia in un solo maniero

Storia e curiosità del Castello che domina la città che negli p stato fortezza medievale, carcere e museo a cielo aperto

Ceccano è l'antica Fabrateria Vetus, città volsca, già esistente nel 330 a.C., situata lungo le rive del fiume Sacco denominato dai Romani Trerus o Tolerus

In posizione di dominio sulla città si erge maestoso il Castello dei Conti che vanta origini antichissime ed una storia avvincente. Nato attorno al XI-XII secolo come sede della potente famiglia dei Conti de Ceccano, dopo loro scomparsa verso la metà del XV secolo, divenne proprietà di altre famiglie nobili, tra cui i Caetani ed i Colonna. Con quest'ultima famiglia venne convertito progressivamente in carcere, aperto fino al 1973. Conserva numerosi elementi della fortezza medievale e testimonianze del periodo del carcere.

La storia

L’edificio nacque da una torre d’avvistamento (sec VIII) realizzata sull’area dell’acropoli preromana di Fabrateria Vetus (nome della città fino al VII sec). Nel Medioevo si ingrandì divenendo una rocca bivalente, centro strategico dei conti de Ceccano, nobili d’origine sassone (come affermato dallo storico Ferdinand Gregorovius e confermato da una bolla papale di Gregorio IX) giunti in Italia con gli eserciti longobardi del Re Astolfo. La potente famiglia si estinse restando senza eredi diretti (metà XV sec) e dopo brevi periodi di dominio di Caetani e Borgia, rocca e i territori della contea passarono ai prìncipi Colonna di Roma. Il castello subì in quegli anni i primi rimaneggiamenti e da fortezza medievale divenne un luogo di segregazione e pena. Vennero aggiunti altri edifici per adeguarlo alla nuova funzione di prigione creando gli ambienti del tribunale, un’infermeria, una cappella e ballatoi esterni per collegare le due ali del carcere (maschile e femminile). Nel 1816, i Colonna rinunciarono ai diritti feudali sulla città ed i loro beni, castello compreso, passarono a Filippo Berardi. Tra le varie opere di rinnovamento a cui il Marchese diede impulso in città, ci fu anche quella del castello, che nonostante fosse una prigione, venne abbellito con l’aggiunta di finestre a trifora e la merlatura sul tetto e sulla torre. Il carcere chiuse solo nel 1973 e dopo anni di abbandono, la fortezza venne acquistata dalla Municipalità a fine anni ’90 e restaurata secondo le forme originarie di rocca fortificata.

La visita al Castello

 La visita del castello inizia dal vicolo in curva presso l’entrata. A sinistra si trova una parete a base scarpata, un tempo sovrastata da un camminamento di ronda. Il portale ogivale del XII sec con una croce templare potenziata incisa sul lato sinistro è uno degli elementi che compongono la torretta a difesa dell’accesso alla fortezza medievale, detta rivellino. Nel primo piano c’erano dei meccanismi per il sollevamento di una grata, come testimoniano i fori in alto all’interno del portale. Nella parte superiore della torretta due mensole, testimoniano l’esistenza di una piombatoia, (piattaforma con fessura, dalla quale erano scagliati sul nemico che assediava l’ingresso, pietre, materiali ardenti o altri proiettili). Salendo la scala si giunge nei pressi di un’iscrizione che ricorda il pellegrinaggio di Donna Egidia, sposa di Landolfo I de Ceccano a Santiago de Compostela; tra le prime donne d’Europa a intraprendere “il cammino”, partì nel 1190 per chiedere la guarigione da un male che l’affliggeva. Tornò curata l’anno seguente dal lungo viaggio come riportato dagli Annales Ceccanenses, cronache che descrivono gli affari della famiglia e dei loro possedimenti nonché unica cronaca laica medievale del Lazio oggi conosciuta. Figlio di Egidia, Giovanni I, fu nominato cavaliere da Enrico VI di Svevia (padre di Federico II) e giurò fedeltà nel 1200 a Papa Innocenzo III; fu un gran condottiero sotto il quale la contea conobbe la massima espansione (oltre quindici castelli). Altri nomi importanti della famiglia furono: Giordano, abate di Fossanova e Nunzio Apostolico di Innocenzo III in Francia e Germania; Stefano, cardinale, tra i fondatori dell’Abbazia di San Galgano a Siena; Annibaldo IV, cardinale, teologo e professore alla Sorbona di Parigi, amico degli artisti Giotto e Petrarca, nel periodo del Papato Avignonese, aprì il Giubileo del 1350 per conto di Clemente VI; ad Avignone, si trova ancora l’edificio che fu la sua residenza, la Médiathèque Ceccano.

Si prosegue la visita verso il cortile basso, antica corte d’onore dove trascorreva il tempo dei nobili tra impeti bellicosi e pause d’ozio nell’attesa del domani. Qui si trovano gli edifici residenziali della fortezza medievale, a destra la Turris Picta, così chiamata perché un tempo completamente affrescata ed il Palatium, nella cui facciata ci sono una merlatura ghibellina, testimonianza dell’altezza originaria dell’edificio e delle preferenze politiche dei conti ed un rosone gotico ottagonale, identico a quelli di S. Maria Maggiore di Ferentino, dell’Abbazia di Fossanova e del palazzo comunale di Priverno. Sulla destra, vicino ai resti di una chiesa gotica, si apre un possente bastione dal quale ammirare il paesaggio verso l’Abbazia di Montecassino (Sud-Est). Si prosegue verso il cortile alto, antica piazza d’armi e luogo della vita soldatesca dominato dal mastio, struttura più antica del castello. A sinistra si trovano gli edifici costruiti all’epoca del carcere che ospitavano l’infermeria, una cappella ed un edificio a due piani (tribunale).

L’interno

Salendo la scala si accede agli ambienti interni. La prima sala voltata è il piano terra del mastio; a sinistra ci sono i resti dei canali di scolo in terracotta che convogliavano le acque piovane nella cisterna sottostante. A destra dell’entrata, un graffito col nome di un detenuto (1899) è una crudele testimonianza della prigionia. Nel salone principale del Palatium si ammirano due pitture realizzate dai detenuti a fine ‘800 su alcune più antiche sottostanti; in fondo una Madonna del Rosario di Pompei ed in alto sul pilastro centrale una Crocifissione. Proseguendo a sinistra si giunge in una saletta al primo piano della Turris Picta abbellita da una porzione di un calendario iconografico (XIII sec), nascosto per secoli sotto strati di intonaco applicato quando la stanza divenne cella. Questo tipo di affresco, presente principalmente in luoghi religiosi, nel Medioevo era un mezzo col quale la Chiesa voleva affermare il primato sull’organizzazione del tempo e della società.

Il panorama dalla torre

Terminatala visita agli ambienti interni, da non perdere il meraviglioso panorama dalla torre e dal camminamento. Da qui si possono vedere nelle giornate terse, oltre ai vicini luoghi del circondario, anche quelli lontani diversi chilometri come Montecassino, monte Cairo, il monte Asprano, Rocca d'Arce, Arpino, Veroli, Vico nel Lazio, Fumone, Ferentino, Anagni, Castel S. Pietro Romano; insomma da qui si ha un panorama a 360° sulla Ciociaria e ci si può rendere conto come metà della potenza dei conti de Ceccano era dovuta forse dalla posizione strategica e dominante della loro rocca.

Per prenotare una visita del castello contattare l'associazione Cultores Artium al numero di telefono 371/1419131, via mail all'indirizzo cultores.artium@gmail.com, oppure via facebook tramite la pagina ufficiale Castello dei conti de Ceccano.

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