Martedì, 23 Luglio 2024
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La Ciociaria e le sue balie

Le giovani donne ciociare di famiglie umili molto spesso nella prima metà del ‘900 era assunta come balia di note famiglie per lo più romane

Tra la fine dell''800 e la prima metà del '900 molte giovani donne ciociare, per lo più di famiglie contadine o comunque di umili origini, andavano a fare le "balie", cioè ad allattare i figli di famiglie altolocate, a Roma o in altre città d'Italia. Questo fenomeno era denominato "baliatico". Le balie, erano considerate una vera e propria risorsa ciociaria ed erano provenienti dai paesi intorno a Frosinone, come Veroli, Ferentino, Pastena, Alatri e tanti altri. Le donne che avevano partorito o che erano prossime al parto potevano così trovare occupazione con molta più facilità. Il loro latte infatti era apprezzato perché era il frutto di una sana alimentazione, di persone abituate a vivere all’aria aperta e in campagna lontano dalle grandi città. Le donne delle campagne ciociare, abituate alla dura fatica dei campi, erano generalmente di sana e robusta costituzione; tali dovevano restare, per non rischiare di contagiare il lattante e si cercava di non farle allontanare anche per questo. Ovviamente era concesso alla balia di poter allattare anche il suo figlio naturale, permettendo che il bambino di cui si curava e il figlio naturale potessero essere “fratelli di latte”. Le donne scelte come balie vivevano lontane dalla loro famiglia e spesso erano costrette a pagare qualcuno che si prendesse cura dei loro figli o della loro famiglia.

Il sensale

Non solo. Erano anche sottoposte a rigidi esami clinici per la verifica del loro stato di salute. Le visite mediche vedevano come protagonista una figura molto diffusa nel frusinate, non solo per le balie: il “sensale”. Il sensale non era l’uomo che nelle campagne contrattava bestiame da macellare, ma in questo caso una donna, che poteva essere anche una levatrice

Lo ‘stipendio’ delle balie

Le balie certamente guadagnavano molto di più rispetto anche a molti uomini. In realtà lo stipendio non comprendeva solo una somma in denaro, che era comunque riservata per la famiglia. Le balie erano talmente benvolute da giovare di una grande gratitudine della famiglia presso cui lavoravano. Le balie ciociare avevano anche la possibilità d’aumentare i loro introiti. Il compenso raddoppiava, con l’allattamento del secondo bimbo, poiché aumentava considerevolmente la portata lattea; inoltre la balia era considerata ormai esperta veterana nella cura dei bambini. Raramente queste donne potevano visitare la famiglia, poiché non si voleva rischiare che restassero incinte del marito. Tuttavia quando tornavano, ben vestite, con scarpe da città, ben diverse dalle belle ciocie, antiche, ma rurali, con nuovi coralli, suscitavano ammirazione. 

Il sistema del “tocco” e dello “schizzo”

Alcune famiglie scrupolose se non si fidavano degli esami clinici condotti dalla “sensale”, o delle analisi utilizzavano il metodo  del “tocco”, un metodo poco ortodosso; constava nel far accomodare aspiranti balie su delle sedie e la madre del neonato palpava le mammelle delle candidate selezionandole in base al tatto, alla sua sensazione soggettiva. . In alternativa c’era  la prova dello schizzo! Da sedute le donne si premevano un seno e quella che schizzando aveva il getto più potente veniva scelta

Le balie famose

Ci furono grandi personalità nella storia italiana e non che si affidarono per la cura dei propri figli alle balie ciociare. Ricordiamo a Collepardo Giovanna Cibba (1906-1982) che fece da balia al Principe Antonello Ruffo di Calabria (1930-2017) e a sua sorella, poi divenuta la Regina del Belgio Paola di Liegi (1937). Da non dimenticare anche, sempre a Collepardo, Vincenza D'Amico (1910-1984) che fece da balia ad Elettra Marconi, figlia del grande scienziato Guglielmo Ed ancora  Celeste Carinci, che allattò Milo, il figlio di Gina Lollobrigida, o Loreta e Carolina Cerelli; sorelle di Veroli che allattarono Ira Fustemberg e lavorarono da Susanna Agnelli. Molto nota è anche Vincenzina Stirpe, tra le balie ciociare più celebri, che allattò la principessa Mafalda di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele III, e della regina Elena di Montenegro. La diffusione del latte in polvere ha lentamente fatto sparire la pratica del baliatico, che tuttavia resta nella storia.

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