Domenica, 21 Luglio 2024
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Erbe spontanee: ecco quelle che crescono in Ciociaria

Il territorio non solo è ricco di erbe spontanee e medicinali ma vanta anche una storica tradizione al riguardo

Nelle campagne del Lazio crescono spontaneamente centinaia di erbe commestibili anche se spesso sono considerate, dalla maggioranza, quasi erbacce o erbe infestanti. Molte erbe selvatiche hanno invece proprietà benefiche per la salute, essendo ricche di sostanze importanti per il nostro corpo e sono parte integrante di molti piatti della tradizione culinaria laziale e possono arricchire di sapori piatti di cucina contemporanea! Tra le erbe spontanee, vi sono piante officinali e piante aromatiche, utilizzate fin dall’antichità per curare alcuni tipi di malessere, per integrare l’alimentazione con sostanze nutrienti, e per insaporire i piatti tipici della cultura gastronomica popolare. Alcuni tipi di erbe selvatiche crescono solo in determinate zone, ma, in generale, le erbe più comuni si trovano in diversi tipi di habitat naturale.

La cicoria selvatica

Una delle erbe spontanee più comuni è la cicoria per le numerose varietà di specie che crescono un po’ ovunque. Il suo nome scientifico è Cichorium intybus ed appartiene alla grande famiglia botanica delle Asteracea, cui appartengono numerose varietà. Importata in Italia probabilmente dai greci, la cicoria selvatica ha una storia plurimillenaria: nel III millennio a.C, è citata infatti nel primo trattato medico egiziano, il papiro Ebers. Era consigliata dai medici greci per curare problemi gastrointestinali: Dioscoride la consigliava per fortificare lo stomaco, Galeno come “amica del fegato”. Nella cultura latina, Plinio il Vecchio le attribuiva proprietà diuretiche e rinfrescanti e Orazio la mangiava quotidianamente nei periodi di raccolta. Arrivata sulle nostre tavole a partire dal XVII secolo, si iniziò ad usare la sua radice per preparare una bevanda, surrogato del caffè. In effetti, la cicoria selvatica è ricca di vitamina A e C, e ha un contenuto sorprendente di vitamina K e di vitamina E, così come non è trascurabile l’apporto di vitamina B5. Ricca di sali minerali – manganese, potassio, magnesio e calcio – e di fibre in gran parte solubili, ha un bassissimo apporto calorico. Il suo periodo di raccolta è in primavera e in autunno, dopo la fioritura. I suoi bellissimi fiori, dall’indaco a varie tonalità di azzurro, sono uno dei suoi elementi di riconoscimento. Le foglie, verde scuro, piuttosto lunghe, frastagliate o dentate, si trovano alla base del fusto, lungo e legnoso. Si usa sia cruda, nelle insalate, insieme ad altre erbe per esaltarne il sapore, che cotta, soprattutto ripassata in padella con aglio, olio e peperoncino. Dal particolare gusto amarognolo, è utilizzata anche nelle zuppe e come ripieno di torte salate.

L’ortica

L’ortica è un’altra tipologia di erba spontanea che cresce diffusamente nel Lazio, in Ciociaria e non solo! E’ ricca di ferro, di acido folico, di sali minerali e di vitamine, sostanze che contrastano l’anemia e hanno un effetto benefico sulla circolazione, ma che vengono utilizzate anche come diuretici naturali. Si tratta di un’erba perenne che predilige le zone ombreggiate, infatti cresce sempre al di sotto delle piante ad alto fusto. Le foglie sono ricoperte da peli urticanti, quindi bisogna raccoglierle indossando dei guanti protettivi, mentre i fiori sono piccoli e poco appariscenti.
 

Campanula

Altrettanto comune è la campanula, comunemente chiamata raperonzolo che fiorisce da giugno ad ottobre. Questa pianta officinale si riconosce facilmente per i suoi splendidi fiori lilla, anch’essi commestibili insieme alla radici. E’ una pianta vigorosa che forma grandi cespi, molto ornamentali. I fiori grandi e campanulati, hanno la corolla azzurro-violetta. Esiste anche una forma naturale a fiore bianco. Da piantumare in bordure o folti gruppi nel sottobosco, in terreno fresco e fertile, leggero e senza ristagni. I germogli possono essere cucinati, come l’ortica.

Grattalingua o caccialepre

Conosciuta anche con il nome di caccia lepre, il suo nome scientifico è Reichardia picroides. Il grattalingua si trova spesso in cespugli più o meno estesi, in zone di mezz’ombra. Viene utilizzata per la preparazione di minestre e zuppe, all’interno dell’insalata oppure cotta come gli spinaci e ripassata in padella con uno spicchio d’aglio e un filo di olio extravergine d’oliva. Appartiene alla famiglia botanica delle Asteraceae, possiede un capolino a forma di pera che riunisce numerosi fiori ligulati di colore giallo e foglie allungate, prive di peli, a margine ondulato di colore verde-celeste; carattere distintivo della specie sono le brattee (foglie modificate che proteggono le infiorescenze) con margine membranoso, diffuse sul capolino e anche lungo il fusto. Essendo una pianta perenne, è importante non sradicarla quando si raccoglie, ma tagliarla all’altezza del colletto, in modo che dalla base possa presto ricacciare e regalarci nuovamente le sue gustose foglie.

Grattalingua

Museo delle erbe

Una delle iniziative più originali nella città di Veroli è il Museo delle Erbe, il quale occupa un edificio del XIX secolo, sorto sull’area dell’ospedale della Passione, dove aveva sede la confraternita dei Battuti dal 1559 e poi trasformato in carcere. Restaurato di recente, il palazzo è stato adibito a centro culturale e sede espositiva della “Galleria La Catena”. Il Museo, unico in Ciociaria, associa le caratteristiche dei Musei Naturalistici, finalizzati ad illustrare ed esporre gli elementi naturali, e quelle degli Erbari, generalmente chiusi ed accessibili solo agli specialisti. Su iniziativa del dr. Di Pinto è nato così un museo specifico per l’esposizione al pubblico delle piante spontanee, in particolare quelle provenienti dalle aree dei monti Ernici. Il Museo si struttura in tre aree espositive. Nella prima, il vero e proprio erbario, sono conservate, essiccate ed esposte su cartoncini (antico ed economico metodo per lo studio del mondo vegetale) circa 850 piante delle 1250 presenti sui Monti Ernici, che hanno un valore terapeutico. I campioni esposti nelle bacheche, associano all’esatta indicazione latina della pianta (famiglia, genere, specie) secondo il sistema teorizzato da Carlo Linneo, il nome popolare. Questo permette anche al non addetto ai lavori di comprendere l’uso che si faceva della pianta, le sue virtù terapeutiche e le tradizioni ad essa legata nella cura delle malattie. In un corridoio sono esposte le locandine di medicinali, di ogni epoca, raccolte dallo stesso direttore del museo. In una terza area espositiva è collocata una mostra di strumenti e preparati medicinali usati nelle terapie, sia popolare che ufficiale. Alla visita guidata del Museo si associano inoltre alcune attività didattiche che vanno dalla proiezione di circa 5000 diapositive di piante, anche in via di estinzione, a corsi di ecologia vegetale e percorsi ambientali di ogni ordine e grado, particolarmente a livello universitario.

La tradizione erboristica monastica e l’Abbazia di Trisulti

Il patrimonio di conoscenze erboristiche proprie della tradizione monastica è senz’altro vastissimo e costituisce il presupposto dello sviluppo delle scienze mediche e farmaucetiche moderne. A questo proposito, non si può non menzionare la Farmacia dell’abbazia di Trisulti. Gioiello della Certosa di Trisulti infatti  è proprio la Farmacia, sistemata in una palazzina con antistante giardino caratterizzato da siepi di bosso, modellate in forme curiose dai stessi frati, un tempo orto botanico. Essa fu realizzata nel secolo XVIII, ma da sempre i monaci della Certosa hanno raccolto sulle montagne circostanti erbe con cui preparare medicamenti, unguenti, droghe che riponevano in vasi di terracotta maiolicata. Questi si possono ancora ammirare ben allineati in una delle due deliziose salette.  

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