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Esperia, storia e curiosità di un paese tutto da scoprire

Dalla storia della nascita dell'affascinante borgo ciociaro alle caratteristiche che lo rendono unico: le orme di dinosauro, la marzolina e il pony

Un affascinante paesaggio roccioso ricoperto da natura rigogliosa dominata, sulla punta più alta della rocca, dai ruderi di un castello che un tempo costituì fortezza inaccessibile ed inespugnabile, voluto nel 1103 dal duca di Gaeta Guglielmo De Blosseville (feudatario normanno), a difesa del suo ducato, la rocca gli fu intitolata (Roccaguglielma).Questa è Esperia.

Dopo secoli di liti, nel 1867 le tre frazioni di Roccaguglielma, San Pietro in Corulis e Monticelli si fusero nel nuovo comune di Esperia. Ma esse continuano a mantenere la loro individualità; ciò è attestato dal fatto che, pur essendo stato nominato patrono della città San Clino, ogni frazione festeggia il proprio santo: San Marco a Monticelli, San Pietro ad Esperia inferiore (San Pietro in Corulis), San Clino ad Esperia superiore (Roccaguglielma).

La storia

La nascita di Esperia sembra essere avvolta ancora in un alone di mistero; l'origine del suo nome, per esempio, è incerta e, secondo lo storico locale Alfonso Parisse, potrebbe derivare dall’astro Espero oppure dal nome arcaico della penisola italiana. Alcuni studiosi fanno risalire i primi insediamenti sul territorio esperiano come conseguenza della distruzione della colonia romana di Interamna Lirenas o all'epoca tardo-antica sul monte Cecubo; certa è invece la creazione di borghi voluta da Montecassino nel X secolo. La popolazione che prima di allora abitava in piccoli insediamenti sparsi sul territorio fu fatta progressivamente convogliare nei pressi di San Pietro e di San Paolo della Foresta, due monasteri benedettini costruiti per sostituire l’antico Santo Stefano, distrutto tra l’817 e l’828 dai musulmani. Il Castello Medievale fu costruito intorno al 1103, su probabili preesistenze più antiche, dal cavaliere normanno Guglielmo di Glossavilla (Bloseville), il quale concentrò la popolazione nell'abitato, che prese il nome di Roccaguglielma, posto ai piedi della rocca e lo difese con una cerchia di mura. Il castello, per la sua posizione strategicamente importante, era funzionale al controllo dell'importante passo montano che congiungeva direttamente i possedimenti normanni di Pontecorvo ed Aquino con Gaeta, senza passare per Cassino. Roccaguglielma con Pico, San Giovanni Incarico, Campello e Rivomatrice formò una specie di stato indipendente, denominato dei "cinque Castelli de Foris", perché erano fuori dei possedimenti dell'Abbazia di Montecassino. Il castello, oggi ridotto a ruderi e visitabile gratuitamente, è raggiungibile attraverso la strada carrabile che parte dal centro urbano e raggiunge un piazzale ricavato tra i muri del castello e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Oggi, le tracce del passato, prendono vita attraverso l'immenso patrimonio culturale presente: non solo il Castello, le Chiese e i Palazzi storici, ma anche avvenimenti che hanno sconvolto e cambiato radicalmente la popolazione e il territorio, come la sanguinosa battaglia combattuta lungo la Linea Gustav, per cui il comune è stato insignito della più alta onorificenza, la Medaglia d'Oro al Merito Civile.

Le orme di dinosauro

Le orme di dinosauro rinvenute ad Esperia sono le più antiche mai scoperte nel Lazio. Ci sono più di 40 impronte che risalgono a circa 120-140 milioni di anni fa, dunque di 10 milioni di anni più vecchie di quelle rinvenute a Sezze. Ad affermarlo il prof. Umberto Nicosia, docente del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università "La Sapienza" di Roma, esperto mondiale di orme di dinosauro. In località San Martino, sono state rinvenute orme di dinosauro di eccezionale importanza e appartenenti a circa tre specie e risalenti a oltre 120 milioni di anni fa. Le orme di dinosauro, oltre a contribuire a ridisegnare le teorie e le carte geografiche del contesto storico, sono oggi una delle principali attrattività del comune di Esperia, meta di visite di scolaresche, esperti, comitive di appassionati e curiosi. Il sito è facilmente raggiungibile in automobile e a poche centinaia di metri, in località pozzo di San Martino, è stata allestita un’area picnic dove è possibile parcheggiare. Le orme di dinosauro rinvenute ad Esperia sono le più antiche mai scoperte nel Lazio, ci sono più di 40 impronte che risalgono a circa 120-140 milioni di anni fa, dunque di 10 milioni di anni più vecchie di quelle rinvenute a Sezze. Ad affermarlo il prof. Umberto Nicosia, docente del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università "La Sapienza" di Roma, esperto mondiale di orme di dinosauro. Le impronte finora studiate sono di due tipologie. Una presenta 3 dita dirette in avanti, in cui sono visibili chiare tracce di unghie. L'altra tipologia consiste in impronte circolari o ellittiche con lunghezza variabile dai 30 ai 40 centimetri. Le impronte risalgono al periodo Cretaceo, quando l'intero territorio era ricoperto di acqua. Questi pachidermici animali che potevano arrivare a pesare anche 10 tonnellate, hanno lasciato le loro orme sul fango e su queste si sono sedimentati altri strati di materiale (tecnicamente a "frana poggio"). Le orme sono state rinvenute quasi per caso da Maria Grazia Lobba e Sergio Nozzoli, del Gruppo Speleologico di Grottaferrata, spesso in zona a perlustrare le numerose grotte dei monti Aurunci e si trovano in località San Martino, lungo la strada che conduce all’altopiano di Polleca.

orme dinosauro

Eccellenze gastronomiche

Esperia è anche luogo adatto per gli amanti dei buoni sapori e della natura grazie alle sue eccellenze enogastronomiche. Le sue campagne forniscono un olio di oliva di ottima qualità come quello degli oliveti del Monte d'Oro, gustose carni locali, il pane genuino cotto a legna nei forni del paese, il vino di Monticelli (Reale e Olivello), i peperoni DOP di Badia e Monticelli e soprattutto la "Marzolina di Esperia". I visitatori oltre che degustare questi prodotti tipici nei ristoranti e negli agriturismi del luogo, possono godere anche della tipica cucina esperiana, fatta di piatti genuini e di sapori della terra, come la "aina e fagioli", piatto povero preparato in casa, le ciammaruche" (lumache) preparato per tradizione la vigilia della festa del S. Patrono e arricchito con sughetto di conserva stagionata, piccantino e mentuccia e le "zeppole", per tradizione consumate per tutta la festività.

La marzolina

Il nome Marzolina deriva dal periodo in cui inizia la lavorazione del latte quindi da marzo fino agli inizi di ottobre, in quanto è proprio in quel periodo che le capre possono nutrirsi di erbe tenere e fiori primaverili che danno un particolare gusto al latte.
 La trasformazione del latte in questo gustoso formaggio dal sapore sostenuto, è garantito da mani esperte che con amore e passione si curano della pastorizzazione e della stagionatura in appositi laboratori tecnologicamente attrezzati. La "tipica" marzolina esperiana è un formaggio di capra dalla forma cilindrica con gli angoli arrotondati. Si può consumare la Marzolina fresca ma, secondo la tradizione, deve stagionare per qualche giorno su graticci di legno in ambiente ventilato e rivoltando ogni giorno le forme. Quindi si lasciano maturare le formaggette qualche mese in damigiane di vetro colmate con olio di oliva. Prima di riporle nel recipiente possono essere lavate con olio e aceto e circa quattro volte l’anno si cambia l’olio e si estraggono le marzoline per la pulitura. Presenta un colore giallo panna ed un sapore piccante e deciso, non presenta crosta, ma una buccia dura e asciutta. La pasta è bianca, compatta, scagliosa e leggermente occhiata. Il colore è bianco latte e, dopo sette, otto mesi di permanenza sott’olio, diventa bianco avorio. Formaggio secco e duro, è reso appena più pastoso dalla permanenza nell’olio d’oliva. I "segreti" di lavorazione della marzolina sono custoditi gelosamente dai pastori che la producono. Sono conoscenze tramandate di padre in figlio da tempo immemore.

la Marzolina, pur essendo un prodotto della tradizione, acquista nuovi sapori grazie alla capacità dei produttori di diversificare l' offerta. Infatti si possono gustare anche le marzoline aromatizzate al peperoncino, all' origano e alle olive. L' acquisto della marzolina direttamente dal produttore, oltre che un' esperienza gustativa può trasformarsi anche in un' occasione formativa perchè è possibile assistere ai metodi di lavorazione di questo prezioso formaggio. Il latte, tiepido di mungitura, viene filtrato e portato alla temperatura di 30° - 35° gradi dopodichè si aggiunge il caglio. La "cagliata" deve diventare uniforme, non c'è un tempo stabilito per capirlo l' esperienza dei produttori in questa fase è fondamentale. Il passo successiva è la "rottura" della cagliata. La cagliata viene messa nelle "fuscelle" (forme cilindriche di acciaio che contengono il formaggio). In questo modo si separa il siero dal formaggio vero e proprio. Le forme vengono messe a stagionare. La stagionatura della tipica marzolina esperiana è di 3 - 4 mesi. Il formaggio prende un colore giallo panna perde il latte in eccesso ma in cambio acquista un sapore piccante e aromatizzato.

Il pony di Esperia

E per gli amanti dello sport, è possibile praticare l'equitazione ma soprattutto conoscere il "pony" di Esperia. Il piccolo cavallo dei Monti della Ciociaria ha origini molto antiche e ha sempre vissuto allo stato brado. Fu chiamato "di Esperia" grazie al barone Ambrogio Roselli di Esperia che lo allevò e lo selezionò (insanguamento con alcuni cavalli arabi agli inizi dell'Ottocento), connotandolo in maniera precisa ed inequivocabile.

In passato veniva utilizzato per trasporti leggeri e per la macellazione. Solo nel 1962 è stata riconosciuta ufficialmente come razza e dopo trenta anni è stato istituito il registro anagrafico presso l'Associazione Provinciale Allevatori di Frosinone.

Recentemente è stata avviata una selezione di soggetti per l'impiego come cavalcatura per ragazzi dall'Associazione Allevatori Pony di Esperia e dall'Associazione Provinciale Allevatori di Frosinone. Cavalli selvaggi, ma una volta addestrati mostrano il loro carattere assai disponibile nei confronti dell'uomo e dei bambini, e sono ben utilizzabili nelle scuole di equitazione. E' in grado di utilizzare risorse foraggere estremamente povere e di vivere in ambienti particolarmente aridi, brulli, ignorando la mancanza di acqua per lunghissimi periodi

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