Martedì, 23 Luglio 2024
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Le ciocie e il costume tipico ciociaro

Ecco le caratteristiche dei tipici calzari ciociari e degli abiti che ornavano uomini e donne di un tempo

Il tradizionale costume ciociaro all’inizio apparteneva alle classi più povere, composte per lo più da famiglie di contadini. Simboli ne erano il fazzoletto appuntato sulla testa, i coralli, simbolo della donna ciociara, le “gangane”, orecchini presenti con l’abito nel museo delle arti popolari di Roma, il grembiule su ampie gonne. Ed ancora corpetti ricamati e stretti da lacci su camicie bianche  che celavano seni prosperosi, e secondo la tradizione generosi di latte, calze di lana grezza sulle gambe. Sia uomini che donne portavano fasce a proteggersi e le famose “ciocie”, tipiche calzature antiche diffusissime e simbolo di un orgoglioso popolo lavoratore e fiero.

Gli abiti femminili

La donna ciociara aveva tradizionalmente due abiti; un abito da lavoro, e quindi per tutti i giorni, ed un abito per i giorni di festa. L’abito della festa era formato dalla camicia, spesso più lunga delle attuali camicie utilizzate giornalmente con le maniche molto ampie. La parte sotto le ascelle era un riquadro di stoffa sostituibile dopo l’usura, così come era sostituibile la parte inferiore di tela grezza. Il colore di questa camicia era rigorosamente il bianco. Al tutto si aggiungevano le calze di lana lunghe fino al ginocchio, in genere di colore chiaro. Nella parte superiore c’era un corpetto realizzato in panno, in colori vivaci, spesso rosso, verde o blu e chiuso davanti con un laccio nero

donne ciociare

Il busto

Il busto non poteva mancare, realizzato quasi sempre in velluto nero, era ovviamente rigido grazie alle stecche interne di sostegno. Veniva indossato sopra al corpetto e la sua rigidità, tra il seno e i fianchi, andava a modellare la figura. La gonna era ricca di pieghe e morbida. Prevalentemente di colore bianco ornata da una banda colorata nella parte finale per le molte donne ciociare che prestavano servizio come balie presso le famiglie benestanti, il colore della banda, era indicativo proprio della casata di appartenenza. Non può mancare “lo zinale” cioè il grembiule, di base nera, rettangolare e intervallato da strisce di stoffa colorate.

I manicotti e la mantila

Simili a delle maniche, coprivano dal gomito al polso e venivano utilizzati dalle donne proprio per proteggere nella parte dell’avambraccio la camicia della festa. La mantila è un rettangolo di tela bianca che va a coprire il capo. Poteva essere diversamente ripiegata e ornata secondo varianti personalizzate.

filippo indoni - incontro amoroso

Gli ornamenti

I coralli e i campanacci

Spesso le donne ciociare avevano delle collane di corallo anche con un fermagli in oro. Poteva essere composta da uno o più fili, a seconda delle possibilità economiche. “L’curaglia” solitamente erano il regalo della suocera alla nuora nel giorno delle nozze. Poi c'erano anche i "campanacci" I più comuni e sicuramente i più caratteristici tra gli orecchini indossati dalle donne ciociare. Erano orecchini lunghi, in oro, spesso con una perla terminale.

La conca

La conca, recipiente in rame con due grandi manici ai lati, è un altro caratteristico elemento che rappresenta fedelmente la trascorsa realtà di questa terra. Tutte le famiglie ne possedevano in buon numero e in diverse misure. Donne di ogni età la issavano sulla testa utilizzando come supporto un panno arrotolato su se stesso (“la croglia”) e, più volte al giorno, per sopperire alla mancanza di acqua corrente nelle abitazioni raggiungevano le numerose fontane del paese che diventavano quindi luogo di incontro e di chiacchiere. Durante gli spettacoli, il gruppo utilizza inoltre molti attrezzi della vita contadina: gli tin’ (in cui le ragazze mimano danzando, la spremitura dell’uva dopo la vendemmia), gli canistr, gli uigli, la igliara, la zappa, la cugna, gli strummul’…

L'abito di tutti i giorni

L’ abito di tutti i giorni era ovviamente di fattura più semplice e comoda, formato da camicia bianca con maniche ampie e scollo a barca chiuso con un piccolo spacco sul petto chiuso da un cordoncino colorato annodato in un fiocco. Questo modello classico aveva molte varianti; poteva essere di diverso colore, a tinta unita oppure a fantasia, con scollo quadrato abbottonata sul davanti oppure con scollo tondo o quadrato abbottonata dietro. Il busto rigido con scollatura quadrata, chiuso dietro mediante una lunga stringa e davanti dai ganci. Poteva essere di diversi colori. Mentre la gonna era in cotonina a fiori o a strisce su fondo a tinta unita, con tante piccole pieghe in vita dove si allacciava con una fettuccia. La fascia vicino all’orlo era rafforzata interamente da una striscia di tessuto ed evidenziata da qualche piegolina. Non mancavano mai lo 'zinale' o grembiule rettangolare nero o blu, a volte di fattura molto grossolana, con una o due strisce di stoffa colorata a tinta unita o a fiori e la mantila di stoffa che copriva il capo, ornata spesso con merletti e ricami (nell’abito di tutti i giorni non era esclusivamente bianca, poteva essere anche colorata)

L’abito da uomo

In genere l’abito dell’uomo era formato da una camicia bianca per la festa e da una a quadri per tutti i giorni. In entrambe i casi le maniche erano molto ampie. La camicia bianca era realizzata in cotone mentre quella a quadri era fatta con stoffe morbide e allo stesso tempo pesanti come il fustagno. I pantaloni erano generalmente di colore scuro a tinta unita, realizzati in panno o velluto e lunghi fin sotto il ginocchio. I pantaloni di colore nero erano quasi sempre bordati di rosso e all’altezza della pancia aveva una fascia di stoffa morbida e dai colori vivaci. Veniva girata più volte intorno alla vita e aveva lo scopo di sorreggere il pantalone. Per completezza c’era anche un giubbino senza maniche, come un panciotto, e veniva indossato sopra la camicia. Realizzato in panno dai colori vivaci oppure in velluto liscio o a costine.

Il costume maschile poteva essere completato anche da un cappello, generalmente in feltro, e da un mantello in stoffa pesante. Entrambe di colore scuro.

Le ciocie o cioce

Il nome ciocia e la sua caratteristica forma potrebbe derivare dalla calzatura ‘soccus’ (simile alla pantofola) indossata nell'antica Roma da contadini, pastori, legionari. Negli ultimi secoli sono state le calzature per eccellenza più economiche e più facili da realizzare grazie all’utilizzo di pelli bovine ed ovine naturali o conciate. Calzature tipiche di contadini e pastori, di uomini e donne, robuste ed adatte per camminare su campi lavorati e su percorsi impervi, resistenti e ben ancorate alla gamba, lasciavano grande libertà di movimento nel lavoro.

La realizzazione

La loro realizzazione si è quasi persa nel corso del tempo. Le ciocie sono composte da un triangolo di cuoio chiuso sul davanti, leggermente a punta che costituisce la suola e da stringhe di cuoio, le ‘corregge’, che girano intorno alla gamba; generalmente queste calzature sono indossate con le  "pezze" cioè fasce di tessuto bianco che avvolgevano tutto il piede. Il plantare di cuoio era leggermente curvato a forma quasi di barchetta e le stringhe erano flessibili, ed avvolgevano il polpaccio fino al ginocchio. Nella loro costruzione erano impiegati utensili come le ‘lesine’ o coltelli per il taglio del cuoio e la ‘sgorbia’ (scalpello a lama per praticare fori rettangolari o ovali, uguali tra loro, per il passaggio delle stringhe). A corredo delle ciocie si indossavano calzini di lana bianca per proteggersi dal freddo ed i pastori spesso utilizzavano il ‘guardamacchia’: una pelle di capra dal lungo pelame, posta sopra i calzoni e legata alla cintura e ai polpacci.


 

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