Lunedì, 15 Luglio 2024
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Nino Manfredi, il ciociaro d’Italia

Attore, regista, sceneggiatore, doppiatore e cantante, Manfredi si è guadagnato l'affetto del pubblico grazie alla sua semplicità e al suo modo di toccare le corde più intime degli spettatori

Saturnino Manfredi, detto Nino (Castro dei Volsci, 22 marzo 1921 – Roma, 4 giugno 2004), è stato un attore, regista, sceneggiatore, comico, e cantautore italiano. Tra i più importanti e apprezzati esponenti del cinema italiano, nel corso della sua lunga carriera ha alternato ruoli comici e drammatici con notevole efficacia, ottenendo numerosi riconoscimenti. È considerato uno dei più grandi interpreti della commedia all'italiana con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, un quartetto al quale è generalmente accostato anche Marcello Mastroianni.

La gioventù

Saturnino Manfredi nacque a Castro dei Volsci, un comune della Valle del Sacco (all'epoca in provincia di Roma, attualmente in provincia di Frosinone), il 22 marzo del 1921, primogenito dei due figli di Romeo Manfredi e di Antonina Perfili, provenienti entrambi da famiglie contadine. Il padre, arruolato in Pubblica Sicurezza, dove raggiunse il grado di maresciallo, nei primi anni trenta venne trasferito a Roma, dove Nino e il fratello minore Dante crebbero, trascorrendo l'infanzia nel quartiere di San Giovanni. Dopo le scuole medie, si iscrisse come semiconvittore al Collegio Santa Maria, da dove però scappò varie volte, finché fu costretto a proseguire gli studi da privatista. Nel 1937 si ammalò gravemente di tubercolosi e restò a lungo in sanatorio. Qui imparò a suonare un banjo da lui stesso costruito ed entrò nel complessino a plettro dell'ospedale. Dopo un'esibizione, avvenuta nello stesso sanatorio, della compagnia teatrale di Vittorio De Sica, iniziò ad appassionarsi alla recitazione.

Gli esordi

In teatro fa i suoi esordi nella stagione 1947-1948, al Piccolo Teatro di Roma sotto la -direzione del suo maestro Orazio Costa, nella Compagnia di Vittorio Gassman ed Evi Maltagliati con Tino Buazzelli, recitando in testi perlopiù drammatici, in molti casi allestiti in prima assoluta per l’Italia. Nella stagione 1948-1949 recitò al Piccolo Teatro di Milano, sotto la regìa di Giorgio Strehler, nei drammi shakesperiani Romeo e Giulietta, La tempesta e Riccardo II insieme a grandi attori di prosa del calibro di Giorgio De Lullo, Edda Albertini e Lilla Brignone. Nella stagione 1952-1953 collaborò col grande commediografo Eduardo De Filippo, portando in scena al Teatro Eliseo di Roma tre suoi atti unici, Amicizia, I morti non fanno paura e Il successo del giorno, recitandoli insieme con Paolo Panelli e Bice Valori.

Il cinema

Esordì al cinema con un primo film del 1949, Torna a Napoli di Domenico Gambino, proseguendo con altri due film musical-sentimentali in chiave napoletana, Monastero di Santa Chiara di Mario Sequi (1949) e Anema e core di Mario Mattoli (1951), e passando poi alla commedia sentimental-popolare. Nel 1955 partecipò per la prima volta a due film di rilievo, Gli innamorati di Mauro Bolognini e Lo scapolo di Antonio Pietrangeli. Il 14 luglio dello stesso anno sposò l'indossatrice Erminia Ferrari, alla quale sarà legato fino alla morte e dalla quale avrà tre figli: Roberta nel 1956, Luca nel 1958 e Giovanna nel 1961. Altri ruoli cinematografici importanti del periodo furono quello nel film Totò, Peppino e la... malafemmina diretto da Camillo Mastrocinque (1956) e altri ruoli da protagonista nelle commedie Caporale di giornata di Carlo Ludovico Bragaglia e Carmela è una bambola di Gianni Puccini, entrambe del 1958.

In televisione

In televisione apparve per la prima volta nel 1956, nello sceneggiato L’alfiere diretto da Anton Giulio Majano, ma è nel 1959 (annata chiave della sua carriera) che ottenne uno strepitoso successo di pubblico con la sua partecipazione a Canzonissima, accanto a Delia Scala, Paolo Panelli e il ballerino e coreografo statunitense Don Lurio. In quella memorabile trasmissione creò la macchietta del barista ciociaro di Ceccano, la cui battuta tormentone “Fusse che fusse la vorta bbona” entrò nel linguaggio comune. Riesce persino a convincere l’amico ciociaro Marcello Mastroianni, notoriamente restìo ad apparire in televisione, ad esibirsi in una scenetta insieme a lui. Sempre in televisione ottiene grande successo nel 1993 interpretando il ruolo del poliziotto nello sceneggiato prodotto dalla Rai “Un commissario a Roma” e nel 1997 con la mini serie “Linda e il Brigadiere“, accanto a Claudia Koll. Nel 1999 è uno dei protagonisti di “Meglio tardi che mai“, film Tv diretto dal figlio Luca con cui aveva aveva già lavorato l’anno precedente nella sua prima regia “Grazie di tutto“, oltre che in più di 90 spot pubblicitari. Nel 2000 è interprete di “Una storia qualunque” e nel 2002 di “Un difetto di famiglia” entrambe fiction tv dirette dal Alberto Simone, suo genero. Il 2003 lo vede ancora protagonista sia al cinema (“La fine di un mistero” di Miguel Hermoso) che in televisione (“Chiaroscuro” di Tomaso Sherman, “La notte di Pasquino” di Luigi Magni, “Un posto tranquillo” di Luca Manfredi). Nello stesso anno, riceve il Premio Bianchi del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici nel corso della Mostra del Cinema di Venezia.

Anni ’60 e ‘70

Sull'onda del suo successo televisivo in Canzonissima 1959, nello stesso anno fu uno dei protagonisti in Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, sequel del fortunato I soliti ignoti, diretto da Mario Monicelli l'anno precedente. Venne inoltre chiamato a prestare la sua voce, con la cadenza ciociara del "barista di Ceccano", come narratore fuori campo, nel film di Mario Mattoli Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi (1960). Sempre dal 1960, a partire dal ruolo da protagonista sostenuto nel film L'impiegato diretto da Gianni Puccini, diventò una delle colonne portanti della commedia all'italiana con importanti ruoli sia comici o brillanti sia drammatici. Nel 1963 prese parte al film La parmigiana di Antonio Pietrangeli. Interpretò Dudù nel film Operazione San Gennaro (1966) per la regia di Dino Risi. Sempre nello stesso anno partecipò al film Io, io, io... e gli altri di Alessandro Blasetti e a Una rosa per tutti di Franco Rossi, commedia dove recita in coppia con Claudia Cardinale. Interpretò personaggi diversi, come il rappresentante scambiato per gerarca fascista in Gli anni ruggenti (1962), il cittadino distrutto da una burocrazia impietosa in Made in Italy (1965) e il cognato dell'editore Alberto Sordi, disilluso dalla civiltà consumistica e diventato stregone in Africa in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968); nello stesso anno fu protagonista nel film Straziami ma di baci saziami. Nel 1969 lo si ritrovò protagonista della commedia a episodi Vedo nudo e poi nel film Nell'anno del Signore di Luigi Magni con attori del calibro di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Claudia Cardinale. Il personaggio dell'epigrammista Pasquino, che irride il potere temporale nel periodo risorgimentale, lo reinterpreterà nel 2003 nel film televisivo La notte di Pasquino.

Nel 1971 interpretò invece in Trastevere uno squattrinato artista psichedelico, ex agente di polizia della squadra narcotici, lavoro che gli aveva procurato la dipendenza dalla droga. Nel 1972 impersonò Gino Girolimoni, nel film drammatico Girolimoni, il mostro di Roma, diretto da Damiano Damiani.

Nel 1973 interpretò invece l'emigrante italiano in Svizzera in Pane e cioccolata e il portantino d'ospedale idealista in C'eravamo tanto amati; altri ruoli importanti li ebbe in Brutti, sporchi e cattivi del 1976 e tornò a lavorare con il regista Luigi Magni nel 1977 in In nome del Papa Re, in cui interpreta monsignor Colombo da Priverno, giudice del tribunale del Papa, che, in piena crisi di coscienza, si ritrova a dover scegliere tra il potere costituito, il Papa Re appunto, e le nuove istanze di libertà del popolo in rivolta. Poi lo troveremo in Café Express del 1980. Tornerà a lavorare con il regista Luigi Magni in In nome del popolo sovrano nel 1990, dove ricopre il ruolo di Ciceruacchio, un uomo del popolo che combatte e muore per la libertà di Roma dal potere papalino, film che chiude una trilogia, dove i temi sono sempre il prezzo della libertà e il patriottismo, non retorico, ma di ideali, dove si vuole far rivivere, più che solo ricordare, gli uomini e le donne che combatterono per l'Unità d'Italia.

In qualità di attore si aggiudicò cinque Nastri d'argento e cinque David di Donatello.

Le sue interpretazioni migliori

Memorabili alcuni suoi personaggi: nello sceneggiato “Pinocchio” (1971) di Luigi Comencini interpreta un memorabile Geppetto; nel film “Parliamo di Uomini” (1965) di Lina Wertmüller, interpreta quattro diversi personaggi, ottenendo il Nastro d’argento come migliore attore protagonista; l’innocente perseguitato in “Girolimoni, il mostro di Roma” (1972) di Damiano Damiani o lo sprovveduto emigrante italiano in Svizzera in “Pane e Cioccolata” (1974) di Brusati. Nel 1974 è la volta di “C’eravamo tanto amati” di Scola e nel 1980 con “Café Express” di Nanni Loy, ottiene un altro Nastro d’argento. Altre sue memorabili interpretazioni drammatiche sono quelle di “In Nome del Papa Re” (1977), altro Nastro d’argento, “Secondo Ponzio Pilato” (1986) e “In Nome del Popolo Sovrano” (1990) tutti film con la regia di Luigi Magni.

Muore a Roma all’età di 83 anni il 4 giugno 2004, dopo essere stato circa un anno in coma. Oltre alla moglie Erminia, lascia tre figli: Roberta (che si occupa di produzione ed è la moglie del regista Alberto Simone), Luca (che fa il regista ed è stato sposato con l’attrice Nancy Brilli) e Giovanna. Per una strana coincidenza muore nello stesso giorno in cui dieci anni prima era morto Massimo Troisi.

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