Truffa e false fatturazioni, indagini sui vertici del gruppo Ini. Diversi i ciociari coinvolti

Dieci le persone finite nel registro degli indagati: nel mirino della Procura di Velletri anche l'ex direttore generale Manuela Mizzoni di Boville Ernica

La bufera giudiziaria che ieri ha travolto il gruppo Ini tocca anche Frosinone e la Ciociaria. Perchè la famiglia Faroni, a capo delle serie di cliniche e strutture sanitarie finite nel mirino dei carabinieri del Nas di Roma e della procura di Velletri, è proprietaria anche di Ini Città Bianca e Villa Alba, entrambe con sede a Veroli. Non solo. Una delle dieci persone indagate, Manuela Mizzoni, direttore generale del Gruppo Ini fino allo scorso dicembre e che vive a Boville Ernica, è titolare di un centro benessere a Frosinone.

Indagati primari e dirigenti

A dover rispondere, per il momento, di truffa aggrava, oltre che a Manuela Mizzoni, sono anche Jessica e Simone Faroni, amministratori di fatto della Ini spa, Nadia Proietti, amministratore delegato della stessa società, Giovanni Tavani, direttore amministrativo, Michele Di Paolo, direttore sanitario e il predecessore (dal 2012 al 2015) Enrico Rosati, Ferdinando De Marco, primario di Urologia, e Gaetano Lanzetta, primario di Oncologia. Chiude la lista Mario Morvillo, responsabile ced incaricato della gestione dei dati sanitari prodotti dai reparti.

La denuncia ai Nas

A far emergenre una presunta truffa da milioni di euro a danno servizio sanitario regionale, è stata la segnalazione arrivata ai carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Roma da parte di un funzionario di via della Pisana. Per questo motivi i militari dello speciale reparto hanno effettuato il blitz nella clinica di Ini di Grottaferrata. Qui, nei giorni scorsi, era deceduta una giovane donna paraplegica che si era sottoposta ad un banale intervento di rimozione di un calcolo renale. E proprio i reparti di urologia e oncologia sono finiti nel mirino dei magistrati Rita Caracuzzo e Vincenzo Antonio Bufano che hanno delegato i militari del Nas a sequestrale le oltre cinquemila cartelle cliniche presenti nella struttura alle porte di Roma. I carabinieri hanno anche perquisito apparecchiature e sistemi informatici presso alcuni uffici e portato via faldoni contenenti pratiche riguardanti fatturazioni e liquidazioni e i registri delle attività svolte nelle sale operatorie e negli ambulatori.

False fatture milionarie

I sospetti degli inquirenti riguarderebbero un presunto giro di false fatturazioni. Rimborsi ottenuti dalla Regione e che avrebbero provocato un danno di alcuni milioni di euro. Cinque anni di ricoveri, analisi, cure mediche ed interventi che ora saranno passati sotto la lente della Giustizia. I magistrati intendono verificare se è vero che, per cinque anni (dal 2012 al 2017), la direzione Ini ha trascritto falsamente, sulle schede di dimissione ospedaliera presenti nelle cartelle cliniche, interventi diversi da quelli realmente effettuati sui pazienti. In questo modo si è potuto da trarre in errore la Regione Lazio (chiamata a provvedere al rimborso) e ottenere così un ingiusto profitto che derivava dalla differenza tra la tariffa richiesta e incassata e quella effettivamente spettante. Le indagini, che contemplano i reati di falso e truffa, chiamano in causa una decina di persone e hanno avuto il via proprio dalle verifiche amministrative avviate a suo tempo dalla Regione Lazio che aveva accertato una serie di incongruenze sulle cartelle cliniche dei ricoverati con particolari irregolarità riferire ai malati di urologia e oncologia.

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La replica del gruppo INI

"Riguardo la paziente deceduta al Policlinico di Tor Vergata, siamo profondamente dispiaciuti e stiamo attendendo gli esiti dell’esame autoptico ribadendo la convinzione di avere fatto tutto il possibile per salvarle la vita.
Riguardo alle contestazioni rivolteci dalla Procura di Velletri, la società INI ha piena fiducia nella Magistratura che farà luce sui fatti.
Ci preme sottolineare però che, per ciò che riguarda l’urologia, la struttura si è sempre attenuta alle attuali linee guida per la compilazione e codifica dei ricoveri ospedalieri.
Infatti nel 2010 e nel 2011 la stessa Regione, tramite il Collegio dei Saggi, ha verificato la congruità ed appropriatezza delle prestazioni rese, le stesse che oggi ci vengono contestate.
Ricordiamo inoltre che nel 2014 la stessa ASL, che oggi ci contesta le suddette prestazioni, ha indetto una gara sul territorio per interventistica inserendo nel capitolato una codifica identica a quella che oggi viene ritenuta incongrua.
Aggiungiamo, infine, che con la Regione Lazio sono stati effettuati infiniti tavoli tecnici su questi argomenti con relativi verbali e quindi, sentirsi accusare dopo 10 anni, di avere indotto in errore e truffato l'amministrazione regionale è gravemente lesivo per la nostra struttura, riconosciuta dalle società scientifiche e dalle università nazionali ed internazionali, con cui quotidianamente collabora, come un centro di eccellenza.
Riguardo alle accuse sulle prestazioni salvavita oncologiche si fa presente che il costo del farmaco oncologico è stato completamente a carico della struttura e a fronte di un rimborso di 371 EURO la struttura ha speso gran lunga di più non avendo mai l'INI fatto richiesta di rimborso.
Si parla inoltre di un numero di cartelle esiguo sulle oltre 600 controllate.
La struttura, tra l’altro, effettua prestazioni con un livello tecnologico che non è assolutamente presente nel territorio tanto che l’improvvisa interruzione da parte della Regione ha portato alla disperazione e caos oltre 680 persone in lista d’attesa.
Tutta la documentazione citata in questo comunicato, che non è stata evidenziata nel decreto di sequestro, è a disposizione degli inquirenti in qualsiasi momento per agevolare il loro lavoro e l'accertamento della verità.
Rimaniamo molto sorpresi ed amareggiati nel leggere di condotte fraudolente completamente destituite di fondamento che non hanno considerato la succitata documentazione e che, non tenendo conto dell’eccellenza della struttura, provocano infinito disagio ai pazienti ed al territorio
".

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