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VIDEO | Da Fiuggi l'appello contro lo spreco alimentare con il Premio Buonarroti 

L'evento arrivato alla seconda edizione è stato presentato in conferenza stampa dal dirigente scolastico Ing. Francesco Cozzolino

Il Premio Buonarroti dell’I.P.S.S.E.O di Fiuggi è giunto alla sua seconda edizione. Nella mattinata di martedì la presentazione alla stampa alla presenza di altri dirigenti scolastici della zona; il prestigioso premio si pone l’obiettivo di affrontare i temi dell’agenda 2030, attraverso un concorso rivolto alle scuole secondarie di primo grado del Lazio.

Il Premio è stato presentato dal dirigente scolastico Prof. Ing. Francesco Cozzolino che ha anche ricordato in più occasioni il giornalista Giancarlo Flavi al quale verrà dedicato un altro Premio che si sta sviluppando.

Per capire che cos’è l’Agenda 2030 giova ricordare che il 25 settembre 2015, 193 governi di altrettanti paesi si sono riuniti ed hanno stabilito un programma d’azione che riguardasse le persone, il pianeta e lo sviluppo. Sviluppo che deve essere inclusivo, intelligente, sostenibile.

L’agenda 2030 si è posta 17 obiettivi, che sono chiamati anche goals così da dare il senso pieno della sfida. Il tema di questa seconda edizione del Premio Buonarroti è la lotta allo spreco alimentare ed il rapporto tra processo produttivo e rispetto per l’ambiente riconducibili al target 12 dell’agenda 2030 che al punto 12.3 pone come obiettivo: “Entro il 2030, dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto”

Nel dettaglio dell’articolazione della manifestazione è entrata la Prof. ssa Mariangela Maina che ne è la curatrice per l’importante scuola superiore di Fiuggi: “Il concorso offre l’opportunità ai giovanissimi di apprendere l’abc per prevenire lo spreco alimentare e, gli stessi nuclei tematici del corso di studi, ossia gli argomenti trasversali attorno a cui costruire le Unità di Apprendimento, vanno dalla capacità dell’allievo di enfatizzare il gusto alla preparazione, dal ripensamento dei processi produttivi alla messa in sicurezza di un laboratorio di cucina, dal controllo dell’igiene (HACCP) alla mice en place, all’agricoltura idroponica.

L’educazione e lotta contro lo spreco alimentare devono iniziare a scuola e il Premio Buonarroti, nella sua seconda edizione, offre agli allievi delle scuole secondarie di primo grado l’opportunità di approfondire il tema con docenti esperti sperimentando nei laboratori strategie anti-spreco.

La fase preliminare interessa tutte le scuole del Lazio che aderiscono al concorso entro il 10 dicembre. I cinque migliori lavori accederanno alla fase finale e, le relative classi, si sfideranno il 18 aprile nella gara finale a premi".

Ha poi proseguito il dirigente scolastico Ing. Francesco Cozzolino: “Solo in Europa ogni anno in media, un individuo trasforma 180 kg di cibo in rifiuto. In Italia si parla di 149 kg pro-capite all’anno, di sprechi alimentari, corrispondente a circa 400 grammi di cibo al giorno sprecati. Ma come si può intervenire nello spreco di cibo?

Per calcolare la quantità di sprechi di cibo è necessario considerare tutte le fasi di vita di un alimento, dalla coltivazione alla raccolta e allo stoccaggio e in seguito dalla fase di trasformazione, alla distribuzione e consumo. In tutta la filiera vi sono dei punti critici sui quali agire per ridurre le perdite. A seconda del livello di reddito della popolazione, le perdite possono essere maggiori in alcune fasi del ciclo di vita del cibo che in altre. Ad esempio, nei paesi in via di sviluppo, nella fase di coltivazione e raccolta, le perdite sono dovute alla mancanza di tecnologie appropriate o bassa competenza nella gestione del suolo.

In seguito per il trasporto e lo stoccaggio si hanno perdite per la mancanza di infrastrutture. Degli studi indicano che una parte di raccolto resta a marcire nei campi e una parte si perde nell’allocazione errata del raccolto, alla presenza di temperature non accettabili o a contatto con insetti e altri animali.

Anche il trasporto non è dei migliori e quindi anche in questa fase ci sono ulteriori perdite. Per le popolazioni povere, la fase di consumo invece risulta essere la meno significativa, qui gli sprechi di cibo sono molto bassi.

Nei paesi ad alto reddito, le fasi di trasformazione e distribuzione sono accompagnate da grandi quantità di scarti, dovuti alla non conformità dei prodotti a standard estetici, o alle modalità di distribuzione, ad esempio delle mele dalla forma non gradevole sono scartate anche se di buona qualità, o il pane leggermente bruciato o i prodotti con una scadenza non venduti. Nella fase di consumo che può avvenire in casa o in luoghi pubblici di ristorazione si hanno ancora grandi sprechi, dovuti ad abitudini sbagliate, si cucina spesso cibo che poi non mangiamo.

Insieme al cibo si possono considerare il loro packaging, il trasporto, il riciclo dei contenitori. Ad esempio, l’importanza del riciclo di una bottiglia di vetro o di coca-cola. In definitiva sprecare cibo rappresenta un costo per la società che, inevitabilmente, rema contro gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda 2030. Sprecare cibo equivale a sprecare energia, suolo, forza lavoro”.

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