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Alatri, successo per la danza “femmina” ideata di Enza Venditti per danza più

Grande successo di pubblico per la performance di danza “Femmina”, ideata e curata da Enza Venditti, in occasione della giornata internazionale contro il femminicidio.

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Grande successo di pubblico per la performance di danza “Femmina”, ideata e curata da Enza Venditti, in occasione della giornata internazionale contro il femminicidio.

A dare vita alla rappresentazione nove allieve della scuola Danza Più di Frosinone che con raffinatezza hanno rappresentato una tema così delicato in uno scenario suggestivo come quello della Chiesa degli Scolopi ad Alatri, reso ancora più affascinante dalla grande affluenza di pubblico, circa 350 persone rimaste coinvolte nella performance.

La performance, inserita nell’ambito della manifestazione promossa dal Comune di Alatri, I volti della violenza: arte e parole è stato un grido silenzioso, ma al contempo lacerante ed assordante, contro quello che negli ultimi anni è sempre più largamente diventato una piaga sociale, la violenza alla donna. Nel giorno dedicato alle donne infatti la Chiesa è diventata una "casa della danza" che in pochi minuti ha invitato il pubblico a condividere la celebrazione di un tempo che superi la violenza maschile sulle donne, drammatico problema su cui la cultura può dare un utile contributo di riflessione.

Teatro e danza possono infatti a buon diritto entrare nella sinergia, auspicata da più parti, tra società civile e istituzioni, allo scopo di definire una strategia responsabile e coordinata, di lungo termine, per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile sulle donne.

Femmina è stato così un momento di consapevolezza, simbolico. Le nove allieve della scuola si son alternate in un movimento corale, sfociato in una danza a tratti emotiva a tratti fisica. Convinti del fatto che non ci sia una violenza di genere, afferma Enza Venditti, ma che sia anzi la sacralità, in questo caso della donna e quindi della vita, ad essere violata, quale palcoscenico migliore di una chiesa sconsacrata per la performance?

In uno spazio spoglio e quasi buio, evoluzioni diagonali, floorwork, improvvisi guizzi e momenti di freeze totale esplodono in una sorta di inventario di confessioni e rituali riguardo il dramma emotivo trattato. Nella musica di Mozart riecheggia un senso del sacro costantemente rievocato anche da luogo, che non coincide con i gesti delle giovanissime danzatrici; corpi avvolti in se stessi quasi ai piedi dell’altare, mani, parlanti, che cercano disperatamente un aiuto dall’alto; le ampie gonne bianche indossate dalle danzatrici prendono fuoco con una proiezione di fiamme, fumo, e sangue. Da quell'incendio nascono delle fenici danzanti che si muovono libere.

La riflessione ruota attorno al concetto di memoria e all’opportunità di fissare e contestualizzare un lavoro così unico come un’installazione di teatro danza a rappresentare il viaggio del cambiamento, della trasformazione. Attraverso il movimento le giovani danzatrici hanno trasformato i loro corpi e movimenti, in un messaggio di fiducia nel prossimo; da un conflitto nascerà sempre un’unione, da una conoscenza uno scambio, da un respiro un passo di danza.

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