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Alatri, la denuncia dell'Avv. Bocciolini; in città un clima pesante che genera altra violenza

L’avvocato penalista Daniele Bocciolini è intervenuto ai microfoni di “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus per analizzare il delitto di Alatri, “un’esecuzione in piena regola” come l’ha definita il legale.

Toga avvocato

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“Violenza genera violenza – ha detto Bocciolini - non solo hanno lasciato il paese le famiglie degli indagati ma sembrerebbe che anche che diversi colleghi avvocati abbiano rinunciato all’incarico perché minacciati. C’è un clima di intimidazione tale che un collega si è ritrovato sotto lo studio degli amici di Emanuele Morganti solo perché sembrava stesse per prendere la difesa di uno dei sospettati. Le indagini sono appena partite e già hanno individuato due persone. Due veri e propri leoni che sono subito scappati via per paura. Sono degli idioti, vigliacchi ed inutili per la società, che commettono in branco un simile gesto e poi scappano via. Mi lascia sconvolto anche il fatto che, ad ora, non c’è stata nessuna parola di scuse da parte delle famiglie degli aggressori nei confronti della vittima”. In molti stanno parlando dell’omertà dei testimoni del delitto: “Per me è stato assurdo che solo una persona sia intervenuta a difendere Emanuele e chiamare le forze dell’ordine. C’erano almeno cento persone nel locale ma nessuno ha fatto niente. Bisogna sapere che ha rilevanza penale anche non essere intervenuti. I giudici rilevano anche le condotte omissive, come l’omissione di soccorso. Certo, posso capire la paura di chi era presente ma ora queste persone hanno paura anche di testimoniare. Ora questi ragazzi devono intervenire, devono parlare e dire quello che sanno. Rendere dichiarazioni false, quindi anche tacere circostanze di cui si è a conoscenza, è punito tanto quanto la partecipazione alla rissa aggravata”. In poche ore si conoscevano nomi e cognomi di indagati e testimoni: “Con questo tipo di informazione, ovvero facendo uscire i nomi di tutti, dagli indagati ai testimoni, noi forniamo il movente per tutta l’escalation successiva di violenza. Ultimamente alla violenza si risponde con altra violenza. Adesso chiunque si potrebbe sentire in diritto di aggredire un parente degli indagati. Sono convinto che, se non oggi, dopo Emanuele ci scapperà un altro morto collegato a questa vicenda. Ora qualcuno deve garantire la sicurezza ai testimoni che, giustamente, hanno paura di parlare. Voglio mandare loro un messaggio di solidarietà, perché questi ragazzi hanno paura dei “capi banda” del paese. Si supera la paura proteggendoli, non mettendo i loro nomi sui giornali”.

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