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 Fiuggi, cambio di strategia è il libro di Giuseppe Maria Pignataro presentato al Rotary club

Siamo finiti in sostanza in un vicolo? È questa la domanda che è uscita nelle presentazione del libro: Cambio di strategia, dal quale comunque sembra uscita una soluzione  per uscire dalla crisi economica libro incentrato sul cambio di strategia...

Siamo finiti in sostanza in un vicolo? È questa la domanda che è uscita nelle presentazione del libro: Cambio di strategia, dal quale comunque sembra uscita una soluzione per uscire dalla crisi economica libro incentrato sul cambio di strategia economica in Italia . Sono stati gli argomenti trattati l'altra sera dal Prof. Giuseppe Maria Pignataro ospite del ROTARY CLUB di FIUGGI nella splendida cornice del Grand Hotel Palazzo della Fonte.

Il Prof. Pignataro esperto di economia, autore di numerosi saggi e commentatore di SKY TG 24, ha presentato il proprio ultimo volume edito da Gruppo 24ore Cambio di strategia, la scelta necessaria per salvare il nostro Paese e tenuto una conferenza incentrata sulle soluzioni per uscire dalla crisi economica che oramai attanaglia il Paese almeno dal 2007 e ancor oggi non trova via d'uscita. Dinanzi ad una folta e qualificata platea (presente tra gli altri l'On. Nazzareno Pilozzi Componente della Commissione Bilancio) il Professor Pignataro ha affermato che in questo periodo stiamo vivendo il "grande paradosso italiano". Quello di un paese che registra in Europa la migliore performance di bilancio degli ultimi otto anni (si guardi all'avanzo primario) e la peggiore performance economica. Un'occhiata alle serie storiche ci può aiutare. Tra il 1861 e il 2013 - scrive Giuseppe Maria Pignataro, nel suo libro- si contano 29 episodi di riduzione del Pil reale. Nove coincidono con le guerre mondiali, altre dodici risalgono a prima dell'ultimo conflitto e solo due si collocano tra il 1945 e il 2007. I restanti quattro anni di flessione sono quelli della crisi attuale. «Con l'eccezione dei periodi di guerra - segnala il Cer - la riduzione di prodotto del 2009 (-5,5%) è la terza per intensità, più lieve di quella del 1867 (-7,8%) e sostanzialmente in linea con quella del 1919 (-5,7 per cento». Il grande sforzo di consolidamento fiscale messo in atto per far fronte alla crisi ha evitato il collasso, ma non ha creato le condizioni per una ripresa stabile e duratura della nostra economia. Debolezze strutturali, alta e persistente vulnerabilità agli shock esterni per effetto di quello che gli inglesi definiscono "l'elefante nella stanza", quel macigno insormontabile di un debito pubblico ora al 133% del Pil che assorbe risorse per 70-80 miliardi l'anno, pari al doppio di quanto costa il servizio del debito a Germania, Francia, Regno Unito e Francia. Manovre restrittive che producono recessione, con un rischio di avvitamento da cui occorre uscire in fretta. La distanza tra debito e prodotto - scrive Pignataro - che nel 2008 era pari a 38 miliardi ha raggiunto nel 2014 i 518 miliardi, «con una dinamica negativa che non ha ancora interrotto la sua corsa e con scarsissime possibilità che riesca a fermarsi nel prossimo futuro senza un cambiamento di strategia». In sostanza, è illusorio immaginare che attraverso consistenti avanzi primari si possa abbattere in modo significativo il debito pubblico, se la "virtuosità contabile" non è accompagnata da un piano organico di sviluppo economico.

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