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Frosinone, c’è un lieve miglioramento nella piccola industria pari allo Zero

C’è un live miglioramento nell’indagine semestrale presentata, questa mattina, alla stampa dal Consiglio Direttivo di Federlazio.

Federlazio FR 1° semestre

C’è un live miglioramento nell’indagine semestrale presentata, questa mattina, alla stampa dal Consiglio Direttivo di Federlazio.

Il Presidente Casinelli, afferma che “ Il leggero aumento con cambia la vita agli aderenti di Federlazio perché e troppo lieve. Abbiamo bisogno di un schok. Ci vogliono progetti nuovi e poi si deve prendere atto che la nostra area è in crisi e la tassazione deve essere con le esigenze delle imprese. Ci vuole meno burocrazia e burocrati più preparati”

A Casinelli ha risposto il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, che ha lamentato” troppe fughe in avanti, quando invece c’è il vero bisogno di fare squadra-sinergia tra pubblico e privato per rilanciare il comprensorio. Non è vero che la provincia è stata svuotata dei poteri, noi dobbiamo stare attenti alle strade, abbiamo 2.000 km di strade provinciali, le scuole e l’ambiente, per quest’ultimo categoria non abbiamo gente specializzata ne la possiamo assumere- ha lamentato Pompeo- Abbiamno raschiato il barile ed abbiamo trovato 1 milione e 300 mila euro che abbiamo investito nel rifacimento della strada della Fiat di Piedimonte, perché se riparte la Fiat riparte anche l’indotto.” Poi Pompeo si è trovato d’accordo con Casinelli, nel giudizio dato sulle questioni provinciali ed ecco perché è giusto fare sinergia vera”. Dalle relazione sotto esposta, letta dal direttore Battisti che ha illustrato i dati con grafici eloquenti gli elementi centrali forniti dall’Indagine: “All’atto di elaborare una chiave interpretativa univoca dei risultati emersi dalla nostra indagine, non possiamo nascondere di essere colti da un sentimento ambivalente.

Da un lato, seguendo la ratio che ci impone la logica statistica, non possiamo registrare che, rispetto a quanto rilevato nella rilevazione di confronto, relativa al primo semestre 2015, alcuni cenni ancorché flebili di relativo miglioramento (semestre su semestre) la provincia di Frosinone ce li lascia intravvedere qua e là.

Come abbiamo potuto notare dalle risposte relative all’andamento degli ordinativi dall’Italia, degli ordinativi dai paesi extra-Ue, del fatturato sull’estero e della produzione, oggettivamente si osserva – pur dentro un quadro che permane estremamente critico – un leggero allentamento della morsa della crisi rispetto a 6 mesi fa. Vi è però una seconda “fonte di conoscenza” – se così possiamo chiamarla – che forse ancor più delle risultanze statistiche può parlarci degli umori latenti, impliciti, sotterranei che animano gli imprenditori quando riflettono sulla situazione economica in atto. Sono umori che possiamo raccogliere attraverso le conversazioni informali, le riunioni in Associazione, le richieste di autorizzazioni alla CIG, che pervengono ai nostri uffici da parte delle imprese associate, le quali tutte ci dicono chiaramente che anche quei piccoli cambiamenti di segno, che qua e là la nostra indagine congiunturale ha fatto affiorare, non sono tali in realtà da preludere ad un deciso cambio di passo del sistema economico-produttivo locale, il quale sembra essere ancora ostaggio delle sue debolezze strutturali che non accennano a modificarsi. Gli stessi dati sull’impennata della CIG straordinaria del mese di gennaio, riportati in uno studio dell’Uil di poche settimane fa, sono lì a ricordarci che siamo ben lontani dal poter parlare, non diciamo di uscita dalla crisi, ma nemmeno di un significativo rasserenamento. Quando vi sono su questo territorio centinaia di lavoratori che da qui a poco potrebbero perdere definitivamente il lavoro ed essere privati della principale

fonte di sostentamento per sé e le proprie famiglie, diventa arduo (e forse persino provocatorio) parlare di “miglioramento”, “ripresa”, “inizio di crescita” e altre simili definizioni.

Ad onor del vero, è giusto anche ricordare che il Rapporto Excelsior dell’Unioncamere, uscito verso la fine di febbraio, per la prima volta dal secondo semestre 2015 prevede per il primo trimestre del 2016 in provincia di Frosinone più assunzioni che licenziamenti. Bisogna tuttavia tenere presente che anche qui ci si basa su dati previsionali, dunque su assunzioni non ancora portate a termine ma semplicemente previste, che naturalmente tutti ci auguriamo possano essere confermate.D’altro canto, anche la nostra indagine congiunturale, come si è visto, nella parte dedicata alle previsioni per il prossimo semestre formulate dagli stessi intervistati, indica un certo alleggerimento del quadro. Anche in questo caso tuttavia, proprio alla luce di quelle sensazioni ricavate dal contatto diretto con gli imprenditori di cui si parlava un attimo fa, è difficile sfuggire alla sensazioni che si tratti da parte loro più di una legittima speranza che di una previsione fondata solidamente su elementi di incontrovertibile oggettività.

Il fatto è che noi ci portiamo dietro tuttora problemi oramai storici che attengono ad una generale perdita di competitività sistemica di questo territorio. Quella competitività alla quale le istituzioni locali, regionali e nazionali possono dare una spinta decisiva favorendo l’adeguamento infrastrutturale, ammodernando il sistema del trasporto su strada e su ferro, efficientando e riqualificando la burocrazia. Ma anche le imprese, da parte loro, devono modificare alcuni comportamenti: ad esempio instaurare un rapporto virtuoso con l’Università, con l’innovazione di prodotto e/o di processo e con il perseguimento di una sempre maggiore qualificazione delle risorse umane all’interno dell’azienda, che da mero fattore di costo – non ci stancheremo mai di dirlo – devono diventare un potente fattore competitivo. E su questo naturalmente la Federlazio è pronta ad offrire tutto il suo supporto in termini di informazione, consulenza e servizi reali. Dinanzi a questo scenario, crediamo tuttavia si debba prendere atto che lo stato di difficoltà nel quale versa il sistema ciociaro non possa più essere affrontato con pannicelli caldi. Questo è un sistema che ha bisogno di uno shock, ovvero di un piano di misure straordinarie all’altezza della gravità della crisi e soprattutto della sua natura strutturale.

La Regione Lazio, con il Programma di reindustrializzazione varato nell’autunno scorso, che dovrebbe giungere prima dell’estate alla emanazioni di bandi per il riposizionamento competitivo del sistema manifatturiero regionale, si spera possa dare una spinta in tal senso anche al territorio ciociaro.

Tuttavia non siamo completamente certi che questo programma, che indubbiamente rappresenta per la Regione Lazio uno sforzo non piccolo sia in termini organizzativi che come impegno finanziario, possa rappresentare per il nostro territorio quella “scossa” salutare di cui si parlava un attimo fa.

Per questo anche noi, come altri, abbiamo sostenuto recentemente la necessità che al territorio di Frosinone – non diversamente da come è accaduto in altre parti – venga attribuito lo status di “Area di Crisi Complessa” o “Zona Economica Speciale”. Si tratta di due modalità diverse (la prima legata alla legislazione italiana, l’altra alla legislazione internazionale) che hanno però in comune sostanzialmente la logica secondo la quale a una determinata area, una volta delimitata e riconosciuta ufficialmente, viene assegnata una specificità proprio a causa della particolarità della sua crisi. Tale assegnazione consentirebbe di fare affluire, grazie ad un sistema di misure incentivanti anche di natura fiscale, investimenti di entità corposa, in grado di imprimere al sistema quella spinta che esso da solo non riuscirebbe a darsi. In altri termini, consentirebbe all’economia e al tessuto produttivo di questo territorio di passare dalla periodica oscillazione intorno alla “linea di galleggiamento”, ad un poderoso salto di qualità, che è ciò di cui vi è bisogno invece per imboccare una seria ed efficace strategia di crescita.

E’ per questo che desideriamo concludere queste brevi considerazioni scaturite dall’indagine congiunturale che abbiamo illustrato, con un appello alle istituzioni, in primo luogo, e poi a tutti i rappresentanti del mondo produttivo, affinché da questo territorio emerga la volontà comune di lavorare in sinergia per far riconoscere la specificità della crisi che ha investito la nostra area. Questa potrebbe essere davvero una grande “idea-forza”, intorno alla quale mobilitare tutti i soggetti locali per produrre un progetto realistico, non velleitario e non ideologico.

Per fare questo però, bisogna abbandonare particolarismi, egoismi, personalismi e assumere la piena consapevolezza che nessun traguardo importante può essere raggiunto in solitaria. Ma su questo aspetto, purtroppo, dobbiamo riconoscere che la nostra provincia, il nostro sistema economico-culturale-politico si mostra un po’ deficitario, forse non riuscendo ancora ad interiorizzare completamente quel noto principio mutuabile dalla Psicologia, secondo il quale il “tutto è sempre maggiore della somma delle sue parti”.

Gian.Flavi

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