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Frosinone, Confimpresa Patrizi: “abbandonare l’autoreferenzialità per guardare ai bisogni collettivi”

“È sotto gli occhi di tutti la grave crisi che da tempo incombe sulle imprese, sia a livello nazionale che locale, le quali faticano quotidianamente a reggere la competitività globale e a rimanere nel mercato.

Giuseppe Patrizi-3

“È sotto gli occhi di tutti la grave crisi che da tempo incombe sulle imprese, sia a livello nazionale che locale, le quali faticano quotidianamente a reggere la competitività globale e a rimanere nel mercato. Calandoci nella nostra realtà, in varie circostanze e diverse sedi ho sempre rimarcato la necessità di unire le sinergie e fare squadra per affrontare tale emergenza, coinvolgendo i vari attori della politica, delle istituzioni, delle associazioni di categoria e dell’imprenditoria, visto che il nostro territorio non è affatto attrattivo e sempre più interessato a chiusure aziendali o delocalizzazioni. Tutto ciò con inevitabili conseguenze per l’economia provinciale e soprattutto per l’occupazione. Uno dei principali freni allo sviluppo è rappresentato senz’altro dalla burocrazia, a cui si aggiungono difficoltà finanziarie ed eccessiva pressione fiscale. Ritengo che non serva a nulla la sola analisi critica del contesto se a essa non segue poi una concreta strategia di promozione e rilancio del territorio fatta di azioni mirate ed efficaci. Occorre abbandonare l’autoreferenzialità che penalizza fortemente la nostra provincia, per guardare ai bisogni collettivi e delle imprese e dare risposte in tempi ragionevoli. Per questo il sottoscritto, che ha sempre avuto a cuore il territorio, operando per quanto possibile a supporto delle aziende e dei piccoli artigiani e commercianti, che rappresentano la linfa dell’economia locale, unitamente al Presidente D’Amico e agli altri esponenti di Confimprese Italia, si impegnerà a fondo per mettere a punto progetti strategici di rilancio. Il nostro territorio vanta numerose eccellenze, non solo storico-culturali, religiose e paesaggistiche, ma anche e soprattutto enogastronomiche, su cui inevitabilmente deve fondarsi il nostro turismo. Le nostre aziende non possono scappare via perché servizi e infrastrutture sono carenti o perché la burocrazia è troppo spesso soffocante. Uno scatto d’orgoglio, dunque, è d’obbligo. Per questo da subito ci metteremo al lavoro, per studiare le migliori azioni da intraprendere e cercare di rendere questo territorio nuovamente appetibile”.

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